Beh, che dire, non era veramente una principessa, per lo meno non nel senso burocratico o araldico del termine. I suoi genitori non avevano reami né castelli, non impiegavano giorni di cavallo per attraversare i loro possedimenti e nemmeno dispensavano cariche di Gran Lardelliere di corte o di Dama cuscinofora del pisolino pomeridiano. Però... però... tutti in paese la chiamavano così, la Principessa.
Certo, fin da bambina quando passava lei sembrava lasciare come una scia d'oro nell'aria, un delicato profumo di fiori di primavera, quelli di campo, con l'idea di colori forti e luminosi che li accompagnano quando qualcuno ne parla e ce li dobbiamo immaginare.
Inutile dire che la madre negava infastidita e con una punta di gelosia per tutto quell'interesse intorno a sua figlia. Venne fatto anche un semplicissimo esperimento davanti a tutta la cittadinanza: Principessa, ormai anche noi siamo abituati a chiamarla così e non ne ricordiamo più il nome vero, fu fatta spogliare completamente e lavare nel fiume appena fuori dal villaggio, senza sapone né altro. Fu un avvenimento storico, in un paese dove l'attività più eccitante era scommettere sulla durata dei sonnellini dei gatti. Ci fu anche chi cercò di guadagnarci vendendo biscotti fatti in casa, beveroni di succo di prugna, cocomero e peperoncino, altri con boccette di essenze con il "vero", a sentir loro, profumo di Principessa. Fu così che la bimba, indispettita alquanto, fece il bagno richiesto davanti a una variopinta platea vociante che le teneva incollati addosso gli occhi per cercare di sorprenderla nell'utilizzo di qualche trucco o magia. Uscita dall'acqua l'atmosfera si fece decisamente più tesa. Anche il bosco sembrò trattenere il respiro mentre i nasi dei quattro giudici si avvicinavano anche troppo per effettuare il controllo. Principessa ferma, immobile, ancora gocciolante, broncio d'ordinanza sulle labbra. La folla ora più vicina, quasi a voler partecipare all'esame. Le espressioni dei giudici in lento ma inesorabile cambiamento, dal severo e accusatorio iniziale, via via al perplesso, dubbioso, incerto, incredulo, rassegnato. Infine il verdetto, semplice, anzi lapidario a sottolineare il portamento della bimba: Non olet.
La folla, con un attimo di ritardo, cominciò a rumoreggiare. Chi applaudiva, per altro senza sapere il motivo, chi gridava allo scandalo, chi malediceva i giudici e le loro discendenze per l'uso di parole sconosciute o quantomeno ambigue. Intanto i giudici stessi avevano cominciato una disputa accesa sul risultato e le cause. Il dottor Erminio Sparigliacriceti, emerito veterinario e violinista della parrocchia, già confutava la scelta del giorno essendosi svolto durante il solstizio e non per l'equinozio che gli pareva a nome più adatto alla sua professione. L'avvocato Evino Tarallucci continuava a sproloquiare quasi fra sé e sé di quodutinam, etiam, quodnullum, licet, ab ovo, ab gallum e quiquoqua. Il farmacista, Aristarco Mezzadose, nonché venditore di spezie, aromi, profumi e quant'altro, quasi posseduto da uno spirito di commerciante fenicio, tesseva presso le donne tutte, le doti dei suoi prodotti, magnificandone le proprietà curative, lenitive, sensuali e financo matematiche imbastendo la risoluzione di un problema algebrico basata sul travaso degli olii da una boccetta all'altra.
Buon ultimo il maestro unico di tutte le scuole di ogni ordine e grado, Gedeone Abbicì, esaltava il comunque fondamentale e inequivocabile apporto della sua persona e della sua esperienza nella questione, nella fattispecie della verifica di cui ovviamente all'imperscrutabile giudizio che quindi come per certo era evidente quantunque già dai presupposti mediante i quali ad un approfondimento superficiale alla base del quale per osmosi dei paralipomeni o della parallasse del tegumento...
D'un tratto, senza rendersi bene conto del motivo, ma indistintamente, tutti fecero silenzio e cominciarono a muovere leggermente le narici e ad annusare... Principessa, sempre più imbronciata, ora anche per il fatto di essere stata abbandonata lì senza più la minima considerazione, si era mossa e col suo naturale passo di danza aveva preso la strada di casa, ovviamente seguita dalla leggera brezza dorata e profumata che li aveva fatti convenire tutti lì.
*27 luglio 2006
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giovedì 23 gennaio 2014
venerdì 16 maggio 2008
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… 14
Lentamente le teste si girarono tutte verso O'Chickenmalt. Ripreso fiato, l'oste piano piano cominciò ad emettere suoni via via più distinguibili, fino a sentenziare «Haaaaaaa rahhhhhhgiogione Firmmmmmmmmmmhuuuuuqui!». Di meglio non gli fu fisicamente possibile. Il silenzio che seguì fu tale che si sentirono muovere le vibrisse di Ugo Sofronio, balzato prontamente sul bancone, richiamato da quei suoni ancestrali.
Il notaio sembrò l'unico a non rendersi conto di quello che era successo. Continuò quindi la sua concione, probabilmente non seguendo più lui stesso i suoi pensieri: «Vanno per altro analizzate in modo circostanziato le modalità per le quali l'evento in essere assurge a catalizzatore di distrazioni attenzionali collettive sincrone ancorché non organizzate preventivamente ma autonome seppur contemporanee ed estemporanee nel loro manifestarsi unitario...».
Equo Solidale mosse istintivamente il gomito verso la carotide di Firmiqui alle sue spalle, mettendolo così momentaneamente a tacere. A posteriori non fu trovato nessuno pronto a testimoniare che lo avesse fatto apposta, nonostante i ripetuti interrogatori fatti a gesti dallo stesso notaio che riprese a parlare correttamente solo dopo una quindicina di giorni.
Il notaio sembrò l'unico a non rendersi conto di quello che era successo. Continuò quindi la sua concione, probabilmente non seguendo più lui stesso i suoi pensieri: «Vanno per altro analizzate in modo circostanziato le modalità per le quali l'evento in essere assurge a catalizzatore di distrazioni attenzionali collettive sincrone ancorché non organizzate preventivamente ma autonome seppur contemporanee ed estemporanee nel loro manifestarsi unitario...».
Equo Solidale mosse istintivamente il gomito verso la carotide di Firmiqui alle sue spalle, mettendolo così momentaneamente a tacere. A posteriori non fu trovato nessuno pronto a testimoniare che lo avesse fatto apposta, nonostante i ripetuti interrogatori fatti a gesti dallo stesso notaio che riprese a parlare correttamente solo dopo una quindicina di giorni.
mercoledì 22 agosto 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… 13
Inutile dire che Fratello Amarone si era comunque spinto oltre nei suoi esperimenti. Pochi anni prima, per esempio, aveva finito per distillare un impasto di peperoncino, noci moscate e acciughe, stemperato in un passito della riserva arcivescovile. Le cronache non specificano di eventuali poteri digestivi del liquore, riferiscono piuttosto di disattese dichiarazioni di amore con tanto di mazzolini di caprifoglio e biancospino offerti alla buonanima di Giorgina Laudomìa, madre del summenzionato Ugo Sofronio VII. Va precisato che Fra' Pannunzio la considerava discendente diretta di Bastet e pretendeva quindi, mediante irriferibili congiunzioni sessuali, di farle abiurare il paganesimo nel quale riteneva fosse precipitata la gatta.
Dopo tale incidente il vescovo gli proibì l'accesso per sei mesi nel laboratorio e lo costrinse a una dieta depurativa di latte di capra (certamente non munta dal frate), riso bollito e rape.
La ricetta del distillato è invece andata perduta.
Dopo tale incidente il vescovo gli proibì l'accesso per sei mesi nel laboratorio e lo costrinse a una dieta depurativa di latte di capra (certamente non munta dal frate), riso bollito e rape.
La ricetta del distillato è invece andata perduta.
giovedì 5 luglio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 12
La profezia in realtà non era mai stata presa molto sul serio, forse anche perché Fra' Pannunzio da Giobbole era soprannominato Fratello Amarone. Era infatti un abilissimo distillatore e miscelatore di erbe e dal suo laboratorio sotto la canonica usciva spesso barcollante con alambicchi pieni di nuove grappe e amari digestivi appena inventati.
Nel tempo che non passava in tali ricerche si dedicava a quella che considerava la sua vera missione: trovare fra le righe dell'Apocalisse una condanna nei confronti degli astemi. Secondo la sua teoria infatti, qualora il 51% della popolazione non avesse mai bevuto alcol si sarebbe compiuta la fine del mondo. La tesi era basata sul fatto che uva, grano, orzo, luppolo e le stesse erbe che usava per i suoi esperimenti, sono ingredienti poveri e che per fare certe bevande vanno uniti con l'acqua, simbolo assoluto di purezza. Donde quindi il Male? Avrebbe capito se si fosse trattato di distillare del caviale, di fare la grappa da pregiati salmoni o ancora da una millenaria macerazione di oro e diamanti con segrete formule alchemiche e blasfeme evocazioni. Niente di tutto ciò invece, praticamente chiunque poteva farsi una birretta in casa con ingredienti alla portata di tutti.
Nel tempo che non passava in tali ricerche si dedicava a quella che considerava la sua vera missione: trovare fra le righe dell'Apocalisse una condanna nei confronti degli astemi. Secondo la sua teoria infatti, qualora il 51% della popolazione non avesse mai bevuto alcol si sarebbe compiuta la fine del mondo. La tesi era basata sul fatto che uva, grano, orzo, luppolo e le stesse erbe che usava per i suoi esperimenti, sono ingredienti poveri e che per fare certe bevande vanno uniti con l'acqua, simbolo assoluto di purezza. Donde quindi il Male? Avrebbe capito se si fosse trattato di distillare del caviale, di fare la grappa da pregiati salmoni o ancora da una millenaria macerazione di oro e diamanti con segrete formule alchemiche e blasfeme evocazioni. Niente di tutto ciò invece, praticamente chiunque poteva farsi una birretta in casa con ingredienti alla portata di tutti.
lunedì 25 giugno 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 11
La scena si cristallizzò, i pensieri più diversi attraversarono le menti degli astanti:
«È fuor di dubbio che, nella fattispecie, un evento di natura esterna ebbe ad impedire il regolare movimento della sequenza di ingranaggi e pulegge che con costante girare creano le condizioni affinché si produca una pressione né troppa né poca sulla mola laddove...», così il notaio; «Accipicchiolina! Nonostante il bolo bloccato nel tratto laringoesofageotracheale, si odono i sintomi chiari e specifici di una notevole gastrulazione!», così il dott. Pillo; «Devo essere caduta sulla coda di Ugo Sofronio VII (il gatto della locanda, di nobili natali)!» pensò la cameriera che era ruzzolata durante il parapiglia; «Ci risiamo, la padrona ha nuovamente perso la mantella fiorata di seta ugromannica!» commentò un'altra cameriera. Qualcuno, in ginocchio, cominciò a pregare, convinto del compiersi della profezia di Fra' Pannunzio da Giobbole, a tempo perso biografo ed esegeta di S. Giovanni.
«È fuor di dubbio che, nella fattispecie, un evento di natura esterna ebbe ad impedire il regolare movimento della sequenza di ingranaggi e pulegge che con costante girare creano le condizioni affinché si produca una pressione né troppa né poca sulla mola laddove...», così il notaio; «Accipicchiolina! Nonostante il bolo bloccato nel tratto laringoesofageotracheale, si odono i sintomi chiari e specifici di una notevole gastrulazione!», così il dott. Pillo; «Devo essere caduta sulla coda di Ugo Sofronio VII (il gatto della locanda, di nobili natali)!» pensò la cameriera che era ruzzolata durante il parapiglia; «Ci risiamo, la padrona ha nuovamente perso la mantella fiorata di seta ugromannica!» commentò un'altra cameriera. Qualcuno, in ginocchio, cominciò a pregare, convinto del compiersi della profezia di Fra' Pannunzio da Giobbole, a tempo perso biografo ed esegeta di S. Giovanni.
martedì 19 giugno 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 10
Orbene, il dramma interiore, ovvero la tempesta emotiva scatenatasi nei condotti sanguigni di O'Chickenmalt, era dovuta al fatto che, a voler essere precisi, l'episodio raccontato dal dott. Pillo si riferiva all'ingestione di una polpetta di pasticcio di rape, cetrioli e ceci in salsa di dragoncello al tabasco. Già questo avrebbe in parte confutato la teoria del dottore e quindi dato la vittoria al notaio, ma la cosa più eclatante era che, notizia data per certa, la polpetta fosse stata ingurgitata intera proprio per far passare al malcapitato un singhiozzo già in atto al suo ingresso, su consiglio degli altri avventori.
Ma la storia è storia e la radici sono sacre, per cui nel bel bezzo di salti, schiamazzi, ruzzoloni e dotti motti, si udì un suono strozzato via via sempre più simile allo sgorgare di un lavandino: «H'RGGGGGNNNNFRRRRRRRMUUUUUUUUHHHHHHHQUIIIIIIIIIIIIIIII!»
Ma la storia è storia e la radici sono sacre, per cui nel bel bezzo di salti, schiamazzi, ruzzoloni e dotti motti, si udì un suono strozzato via via sempre più simile allo sgorgare di un lavandino: «H'RGGGGGNNNNFRRRRRRRMUUUUUUUUHHHHHHHQUIIIIIIIIIIIIIIII!»
venerdì 8 giugno 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 9
La discussione si stava facendo sempre più vivace e rischiava di coprire il clamore generato dai saltelli di Giangino.
Nel frattempo dietro il bancone la faccia di O'Chickenmalt stava assumendo la conformazione e soprattutto la colorazione di una tavolozza nelle mani di un pittore folle. Le tonalità schizzavano dal rosso tramonto sui fiordi a un verde ramato a un azzurro baia tropicale nella luce del mattino.
Gli effetti sembravano scaturire dal tentativo di un'impossibile digestione di frutti di mare avariati e mal cucinati, in realtà il mastro birraio era stato distratto dalla discussione dei due e mal tollerava le asserzioni del dott. Pillo. Vista così la cosa appare ben strana e la reazione assolutamente spropositata, se non fosse che il fatto in questione era un episodio di indubitabile rilievo nella sua saga familiare. L'accaduto era storicamente accertato e se ne trovavano conferme nella tradizione orale nonché in alcune lettere a parenti lontani di tutte le famiglie del bosco, ma l'unica che conosceva i particolari più importanti per essere stata di riflesso parte attiva nell'evento, era la sua.
Nel frattempo dietro il bancone la faccia di O'Chickenmalt stava assumendo la conformazione e soprattutto la colorazione di una tavolozza nelle mani di un pittore folle. Le tonalità schizzavano dal rosso tramonto sui fiordi a un verde ramato a un azzurro baia tropicale nella luce del mattino.
Gli effetti sembravano scaturire dal tentativo di un'impossibile digestione di frutti di mare avariati e mal cucinati, in realtà il mastro birraio era stato distratto dalla discussione dei due e mal tollerava le asserzioni del dott. Pillo. Vista così la cosa appare ben strana e la reazione assolutamente spropositata, se non fosse che il fatto in questione era un episodio di indubitabile rilievo nella sua saga familiare. L'accaduto era storicamente accertato e se ne trovavano conferme nella tradizione orale nonché in alcune lettere a parenti lontani di tutte le famiglie del bosco, ma l'unica che conosceva i particolari più importanti per essere stata di riflesso parte attiva nell'evento, era la sua.
mercoledì 6 giugno 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 8
Firmiqui, lo sguardo rapito dall'assenza di biancheria intima di una delle cameriere caduta a gambe levate nel parapiglia, manifestava la convinzione che non vi fossero precedenti al fatto: «Appare scuro... cioè, chiaro, come un simile su e giù provochi un innalzamento dal profondo che sgorga con rinnovata freschezza in una forma mirabile per l'innocenza stessa insita nella sua natura turgida con l'elasticità e la levigatezza vellutata che inconfutabilmente rimanda a congiunzioni profonde nell'intimo di un accarezzabile senso di abbandono alla storicità dell'evento...».
Altrettanto infervorato, ma assolutamente concentrato nel seguire con gli occhi i sobbalzi di Giangino, il dott. Pillo rievocò un fatto, a suo dire uguale, accaduto 82 anni prima nella stessa locanda, allora di proprietà di Larry MacChickenblend, cugino di un prozio del nonno di O'Chickenmalt. Secondo quanto si diceva, un avventore occasionale non era stato avvisato dell'opportunità di alternare bocconi e pinte per un discutibile senso del divertimento da parte dei clienti abituali annoiati dall'immutabilità della vita quotidiana del luogo.
Sembra che il malcapitato già alla quinta forchettata fosse diventato paonazzo e avesse cercato di gridare «Aiufo! Fòffofo!!!» scatenando una lunga serie di interpretazioni sul significato di quelle parole senza che nel frattempo nessuno si degnasse di intervenire per toglierlo d'impaccio.
Altrettanto infervorato, ma assolutamente concentrato nel seguire con gli occhi i sobbalzi di Giangino, il dott. Pillo rievocò un fatto, a suo dire uguale, accaduto 82 anni prima nella stessa locanda, allora di proprietà di Larry MacChickenblend, cugino di un prozio del nonno di O'Chickenmalt. Secondo quanto si diceva, un avventore occasionale non era stato avvisato dell'opportunità di alternare bocconi e pinte per un discutibile senso del divertimento da parte dei clienti abituali annoiati dall'immutabilità della vita quotidiana del luogo.
Sembra che il malcapitato già alla quinta forchettata fosse diventato paonazzo e avesse cercato di gridare «Aiufo! Fòffofo!!!» scatenando una lunga serie di interpretazioni sul significato di quelle parole senza che nel frattempo nessuno si degnasse di intervenire per toglierlo d'impaccio.
sabato 2 giugno 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 7
Orbene, un venerdì sera di ottobre Gianginomaria si era recato al Bargiglio d'oro e, durante la demolizione di sei porzioni di cheescake ai gamberetti e salsa rosa, si era messo a giocare a freccette con Delle Alette. Tutti nel bosco sanno che in certi casi bisogna tenere la media di mezza pinta ogni tre forchettate, altrimenti viene il singhiozzo. Forse a causa della partita particolarmente accesa, o forse per il soccombé ai piselli mangiato a pranzo e non ancora finito di digerire, Giangino mandò giù ben sette forchettate senza bere e fu il finimondo. Nel giro di pochi secondi cominciò a saltellare come un martello pneumatico impazzito, emettendo contemporaneamente degli "hic" sempre più acuti e frequenti. Equo Solidale, il maniscalco del paese, cercò di bloccarlo con le sue mani grosse come mantici. Tinca Zzare, il pescivendolo venuto anni prima da un porto dell'est, lanciò una nassa che però finì sulla testa del maestro Lodovico Bellilibelli che cercava in qualche modo di aiutare.
Un po' in disparte il notaio Teodoro Firmiqui e il medico Lino Pillo cominciarono a discutere sull'eccezionalità o meno dell'evento.
Un po' in disparte il notaio Teodoro Firmiqui e il medico Lino Pillo cominciarono a discutere sull'eccezionalità o meno dell'evento.
martedì 29 maggio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 6
Come dicevo, Gianginomaria era un giovane pollo di buona famiglia e dopo il diploma in lingue, sapeva parlare correntemente il fainico, il procionide, il rospese di palude e il topinambur, si era iscritto a Scienze Pollitiche per intraprendere la carriera diplomatica.
Bisogna dire che fin da pulcino aveva dimostrato quelle qualità peculiari che sono richieste nella professione e molto spesso era riuscito a ricomporre discussioni che si protraevano nel tempo grazie a un sorprendente intuito, alla capacità di sondare nell'intimo l'animo pollico e per l'imparzialità e saggezza dei giudizi.
Fu per certi versi clamoroso quando fece rappacificare l'anziano Everardo Delle Alette con il vecchio mastro birraio Connor O'Chickenmalt.
I due avevano smesso di parlarsi ormai da decenni e solo pochi nel bosco ricordavano, seppur vagamente, il motivo della rottura. Nonostante ciò, tutte le sere, Delle Alette si recava al Bargiglio d'oro a bere la sua pinta di doppio malto e a giocare a freccette. Al momento del suo ingresso O'Chickenmalt, senza rivolgergli non solo la parola ma nemmeno uno sguardo, faceva apparire un boccale pieno all'angolo più lontano del bancone e poi proseguiva nelle sue faccende come se niente fosse. Mai una volta Delle Alette era riuscito a vedere mentre lo posava e nemmeno la lenta operazione di riempimento. Da par suo, dopo averne centellinato il contenuto durante interminabili serie di sfide con gli altri avventori, se ne andava senza proferire saluti di sorta al suo antagonista, non prima di aver materializzato, come per magia, il corrispettivo della bevuta accanto al boccale vuoto.
Bisogna dire che fin da pulcino aveva dimostrato quelle qualità peculiari che sono richieste nella professione e molto spesso era riuscito a ricomporre discussioni che si protraevano nel tempo grazie a un sorprendente intuito, alla capacità di sondare nell'intimo l'animo pollico e per l'imparzialità e saggezza dei giudizi.
Fu per certi versi clamoroso quando fece rappacificare l'anziano Everardo Delle Alette con il vecchio mastro birraio Connor O'Chickenmalt.
I due avevano smesso di parlarsi ormai da decenni e solo pochi nel bosco ricordavano, seppur vagamente, il motivo della rottura. Nonostante ciò, tutte le sere, Delle Alette si recava al Bargiglio d'oro a bere la sua pinta di doppio malto e a giocare a freccette. Al momento del suo ingresso O'Chickenmalt, senza rivolgergli non solo la parola ma nemmeno uno sguardo, faceva apparire un boccale pieno all'angolo più lontano del bancone e poi proseguiva nelle sue faccende come se niente fosse. Mai una volta Delle Alette era riuscito a vedere mentre lo posava e nemmeno la lenta operazione di riempimento. Da par suo, dopo averne centellinato il contenuto durante interminabili serie di sfide con gli altri avventori, se ne andava senza proferire saluti di sorta al suo antagonista, non prima di aver materializzato, come per magia, il corrispettivo della bevuta accanto al boccale vuoto.
giovedì 24 maggio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 5
In tempi recenti sono stati fatti studi più approfonditi, sia sui polli dorati sia sulla trama delle loro piume. Certo il materiale è scarso, deteriorato dal tempo e dalle leggende che li circondano. Una di queste infatti, vuole che bevendo un infuso di penne caudali di pollo dorato dei boschi mescolato con belladonna e maionese si abbiano delle visioni sui palinsesti televisivi del giorno prima.
Il noto scienziato Nad Nworb, basandosi sul De Pullis, ha acceso il dibattito con il suo Codice Mugellano nel quale, attraverso un percorso iniziatico, lo studioso Gianpinomaria (evidente il riferimento al personaggio storico) scopre che i segni sulle penne altro non sono che tavole delle effemeridi e che leggendole in un certo ordine prefigurano e anticipano l'Apocalisse. Più esattamente, sempre secondo il romanzo, l'avvenimento cadrebbe nella data palindroma 30.02.2003. Inutile dire che dai suoi più accesi critici e detrattori sono stati messi in risalto due errori evidenti: il 30 febbraio non esiste e comunque sia sarebbe già passato perché siamo nel 2007. Ma Nad Nworb pare proseguire per la sua strada incurante anche dei siti internet aperti per metterlo alla berlina (un esempio su tutti, per completezza e apparato scientifico: www.deaththebastardnadnworb.dork).
Il noto scienziato Nad Nworb, basandosi sul De Pullis, ha acceso il dibattito con il suo Codice Mugellano nel quale, attraverso un percorso iniziatico, lo studioso Gianpinomaria (evidente il riferimento al personaggio storico) scopre che i segni sulle penne altro non sono che tavole delle effemeridi e che leggendole in un certo ordine prefigurano e anticipano l'Apocalisse. Più esattamente, sempre secondo il romanzo, l'avvenimento cadrebbe nella data palindroma 30.02.2003. Inutile dire che dai suoi più accesi critici e detrattori sono stati messi in risalto due errori evidenti: il 30 febbraio non esiste e comunque sia sarebbe già passato perché siamo nel 2007. Ma Nad Nworb pare proseguire per la sua strada incurante anche dei siti internet aperti per metterlo alla berlina (un esempio su tutti, per completezza e apparato scientifico: www.deaththebastardnadnworb.dork).
sabato 12 maggio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 4
Ora che mi ci fate pensare, non è mica bello che perda tempo a raccontarvi tutte queste cose se poi i polli dorati non sono esistiti. Non credo che ci farei nemmeno una gran bella figura.
Però non si può trascurare che nelle sue Chronichae pollastrae pollisque Publio Sventato Tucano il Medio (così chiamato perché era solito salutare i suoi creditori con l'esposizione del dito centrale) già nel IV secolo a.C. scrivesse "In magica silva, aureos pollos deambulabant" (cfr. XI-2, cit.); confermato peraltro da un anonimo del IX sec. nella Fibula Pollina in cui si legge "Sao ke in kelle terrae, giravanvi gallette, dorate e coll'alette", di chiara origine provenzale. E ancora in un trattato sulle pratiche inquisitorie, coevo al Malleus Maleficarum, si risolve che "...non havvi a intendersi heretico, lo quale menzioni di polli dorati".
Però non si può trascurare che nelle sue Chronichae pollastrae pollisque Publio Sventato Tucano il Medio (così chiamato perché era solito salutare i suoi creditori con l'esposizione del dito centrale) già nel IV secolo a.C. scrivesse "In magica silva, aureos pollos deambulabant" (cfr. XI-2, cit.); confermato peraltro da un anonimo del IX sec. nella Fibula Pollina in cui si legge "Sao ke in kelle terrae, giravanvi gallette, dorate e coll'alette", di chiara origine provenzale. E ancora in un trattato sulle pratiche inquisitorie, coevo al Malleus Maleficarum, si risolve che "...non havvi a intendersi heretico, lo quale menzioni di polli dorati".
giovedì 10 maggio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 3
Gianginomaria era un giovane pollo di buona famiglia, praticamente un ram-pollo... No dai! non andate via! mi è scappata, non ne dico più...
Gianginomaria era un uccello incantatore, una specie molto particolare, già abbastanza rara in quei tempi antichi. La loro caratteristica era un ventaglio di piume caudali, tipo quelle del pavone, ma dorate, di un oro opaco. Pur non essendo all'apparenza splendenti avevano degli strani segni che talvolta assumevano l'aspetto di una fitta scrittura, mentre in altri casi la trama creava dei disegni che sembravano voler raccontare una storia. I pochi che li incontravano nel bosco finivano inevitabilmente per concentrarsi per decifrare quello che vedevano e rimanevano così incantati, alcuni anche per anni. Al momento del loro risveglio, quando raccontavano cosa aveva provocato quello stato di catalessi, non venivano mai creduti, tant'è vero che c'è chi ancora ritiene che i polli dorati dei boschi non siano mai esistiti.
Gianginomaria era un uccello incantatore, una specie molto particolare, già abbastanza rara in quei tempi antichi. La loro caratteristica era un ventaglio di piume caudali, tipo quelle del pavone, ma dorate, di un oro opaco. Pur non essendo all'apparenza splendenti avevano degli strani segni che talvolta assumevano l'aspetto di una fitta scrittura, mentre in altri casi la trama creava dei disegni che sembravano voler raccontare una storia. I pochi che li incontravano nel bosco finivano inevitabilmente per concentrarsi per decifrare quello che vedevano e rimanevano così incantati, alcuni anche per anni. Al momento del loro risveglio, quando raccontavano cosa aveva provocato quello stato di catalessi, non venivano mai creduti, tant'è vero che c'è chi ancora ritiene che i polli dorati dei boschi non siano mai esistiti.
mercoledì 9 maggio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 2
Zia Maria aveva sposato Guidobalderasmo von Chikenburger-Ketchup IV, un matrimonio d'amore come nelle favole. Gli abitanti del bosco festeggiarono per una settimana l'evento, preparato e atteso con alacrità ed entusiasmo nei sei mesi precedenti. Le fate ballerine avevano organizzato una coreografia di cui si ha ancora traccia ai tempi nostri nel detto "balla come alle nozze, bella come le cozze". Gli orsetti piromantici illuminarono le notti con fuochi artificiali e giochi di luce che sono studiati nelle moderne università. E che dire dei sontuosi banchetti di decine di portate, dei nettari versati nei calici, delle ricette inventate per l'occasione con accostamenti degni di un'architettura del gusto che travalica i segni del tempo e delle tradizioni? Beh, niente, perché in quella settimana ero in vacanza e quando sono tornato non c'era rimasto nulla da assaggiare.
martedì 8 maggio 2007
Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 1*
Ebbene sì, miei piccoli amici, tanto tanto tempo fa e in un paese inevitabilmente lontano lontano, viveva uno strano animale dal piumaggio d'oro, ma nessuno l'aveva mai visto! Come? Nonò, non è una storia, è vero... cioè sì è una storia ma successa davvero! Ho qui da qualche parte svariati libri che ne parlano, tipo Il bosco e l'arte della manutenzione delle piume d'oro oppure Esegesi del cacciucco alla livornese.
Dicevo, che questo animale, che potremmo definire uccello, anche perché vivendo nel bosco medesimo e avendo le piume cosa vi aspettavate, una vongola? Questo animale... certo che detto così suona male, sembra quasi un'offesa... forse potrei chiamarlo col nome scientifico che è Incantator Aureus Timidus o più semplicemente in aramaico Su-Dimit Sue 'rua Rotat-Nacni. No, forse meglio col popolare Pollo dorato dei boschi. Questo poi in particolare si chiamava Gianginomaria, giusto per non scontentare i tre zii materni. Che poi uno era una zia. Maria. Zia Maria, in un certo senso.
*Cominciata oggi, anzi ieri, 08.05.07. il titolo si deve a una frase della Joice, alla quale ovviamente la dedico.
Dicevo, che questo animale, che potremmo definire uccello, anche perché vivendo nel bosco medesimo e avendo le piume cosa vi aspettavate, una vongola? Questo animale... certo che detto così suona male, sembra quasi un'offesa... forse potrei chiamarlo col nome scientifico che è Incantator Aureus Timidus o più semplicemente in aramaico Su-Dimit Sue 'rua Rotat-Nacni. No, forse meglio col popolare Pollo dorato dei boschi. Questo poi in particolare si chiamava Gianginomaria, giusto per non scontentare i tre zii materni. Che poi uno era una zia. Maria. Zia Maria, in un certo senso.
*Cominciata oggi, anzi ieri, 08.05.07. il titolo si deve a una frase della Joice, alla quale ovviamente la dedico.
mercoledì 11 aprile 2007
Mille e una notte*
Narra un'antica leggenda che ci fu un tempo, in una lontana terra d'oriente, dove il mare e il cielo si confondono nell'alba, una principessa di nome ***, che la mattina rifiutava di alzarsi. Invano i dignitari di corte, i servi e i ministri tutti, si prodigavano, ognuno con la sua arte, per cercare di convincerla. I dignitari tessendo le lodi della sua persona, magnificandone le doti o stuzzicandone la curiosità con aneddoti riguardanti la vita di corte. I servi cercando di stemperarne il risveglio avevano introdotto di volta in volta nella sua stanza i più incredibili giochi di luce, uccelli rarissimi dai richiami esotici e ancestrali, giovani esperte nell'uso di sofisticati strumenti a corda e dalle voci di miele. Dal canto loro i ministri cercavano di sollecitare in lei lo spirito che aveva contraddistinto i suoi avi nel tenere il regno per lunghi secoli di pace con alto senso di responsabilità e giustizia.
Il popolo cominciò ad intristirsi, il ritmo della vita nel regno sembrava rallentato, quasi preda di un incantesimo.
Un giorno giunse nella capitale un uomo da terre lontane e incuriosito dalla strana atmosfera che regnava in città, chiese spiegazioni al taverniere dove si era fermato. Ascoltato con attenzione il racconto, s'informò quindi su come farsi introdurre al cospetto della principessa sostenendo di avere un rimedio per il problema che l'angustiava. L'oste, fra quelli ormai rassegnati alla situazione, non rise nemmeno alla richiesta dell'uomo. Altri invece cominciarono a farsi beffe di lui e qualcuno addirittura prese ad insultarlo sentendosi oltraggiato nel nome dell'amata principessa. Richiamato dal clamore crescente, entrò nel locale un drappello di guardie reali che, venuto a conoscenza del motivo della discussione, prese in custodia l'uomo e lo consegnò al primo ministro.
Quest'ultimo, sentito il racconto delle guardie, decise di ascoltare quanto aveva da dire lo straniero. Questi tirò fuori dalla sua sacca un meraviglioso petalo di una pianta sconosciuta, che emanava una luce mai vista che pareva trasformarsi in una melodia direttamente nei cuori dei presenti. Di forma delicata, appariva grande come una vela mentre un attimo dopo era contenuta nel palmo della mano dell'uomo. Affascinato dal prodigio, il primo ministro decise di far portare il petalo nella stanza della principessa, che, essendo notte fonda, dormiva profondamente nei suoi appartamenti.
All'alba il palazzo reale e la città intera furono svegliati dal canto della principessa che come rigenerata da nuove energie, passava di stanza in stanza svegliando i sudditi e seminando ordini e consigli subito eseguiti con gioia e alacrità da tutti quelli a cui erano diretti.
Da quel giorno il regno prosperò come non mai nei secoli precedenti e ancora oggi la principessa viene portata ad esempio di saggezza e onestà.
Lo straniero fu cercato la mattina stessa in ogni contrada ma di lui si erano completamente perse le tracce. Nessuno lo aveva visto uscire dalla città e alcuni mettevano in dubbio anche che fosse mai esistito.
Così finisce il racconto di ciò che sappiamo di ***.
* 2 Agosto 2006, dalle 01.57 alle 02.36. Troppo pignolo eh...?
Il popolo cominciò ad intristirsi, il ritmo della vita nel regno sembrava rallentato, quasi preda di un incantesimo.
Un giorno giunse nella capitale un uomo da terre lontane e incuriosito dalla strana atmosfera che regnava in città, chiese spiegazioni al taverniere dove si era fermato. Ascoltato con attenzione il racconto, s'informò quindi su come farsi introdurre al cospetto della principessa sostenendo di avere un rimedio per il problema che l'angustiava. L'oste, fra quelli ormai rassegnati alla situazione, non rise nemmeno alla richiesta dell'uomo. Altri invece cominciarono a farsi beffe di lui e qualcuno addirittura prese ad insultarlo sentendosi oltraggiato nel nome dell'amata principessa. Richiamato dal clamore crescente, entrò nel locale un drappello di guardie reali che, venuto a conoscenza del motivo della discussione, prese in custodia l'uomo e lo consegnò al primo ministro.
Quest'ultimo, sentito il racconto delle guardie, decise di ascoltare quanto aveva da dire lo straniero. Questi tirò fuori dalla sua sacca un meraviglioso petalo di una pianta sconosciuta, che emanava una luce mai vista che pareva trasformarsi in una melodia direttamente nei cuori dei presenti. Di forma delicata, appariva grande come una vela mentre un attimo dopo era contenuta nel palmo della mano dell'uomo. Affascinato dal prodigio, il primo ministro decise di far portare il petalo nella stanza della principessa, che, essendo notte fonda, dormiva profondamente nei suoi appartamenti.
All'alba il palazzo reale e la città intera furono svegliati dal canto della principessa che come rigenerata da nuove energie, passava di stanza in stanza svegliando i sudditi e seminando ordini e consigli subito eseguiti con gioia e alacrità da tutti quelli a cui erano diretti.
Da quel giorno il regno prosperò come non mai nei secoli precedenti e ancora oggi la principessa viene portata ad esempio di saggezza e onestà.
Lo straniero fu cercato la mattina stessa in ogni contrada ma di lui si erano completamente perse le tracce. Nessuno lo aveva visto uscire dalla città e alcuni mettevano in dubbio anche che fosse mai esistito.
Così finisce il racconto di ciò che sappiamo di ***.
* 2 Agosto 2006, dalle 01.57 alle 02.36. Troppo pignolo eh...?
mercoledì 28 marzo 2007
Favola*
D: dai... raccontami qualcosa!!
LT: andiamo sul classico:
tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano...
D: dimmi dimmi
LT: una mamma disse alla figlia:
accatatille e portalo a nonneta... ma stai attenta al gufo
D: continua
LT: fu così che coppolillo rosso prese le borse della spesa e moccolando come un portuale di marsiglia prese il sentiero del bosco per andare dalla nonna.
D: dai dai
LT: essendo una libera professionista era tornata a casa molto tardi e quindi al momento della partenza stava calando già la notte.
D: chi era una libera professionista??
LT: coppolillo rosso
D: ah! continua
LT: faceva la corpivendola nel separé di un pianobar durante il giorno
D: dai dai
LT: dunque, dopo una dozzina di km cominciò a sentire strani rumori... gnip...gnip... gurulùùù... yappadì... yappadìììì....
D: e che era successo??
LT: erano gli animilli del bosco!
D: e poi?
LT: uno gnippolao delle more, un gurullino delle abetaie e uno yappolo del finocchietto
D: ah! li conosco bene......
LT: eh certo, specialmente i primi due a volte nidificano anche in città
D: continua il racconto..
LT: comunque coppolillo era stata messa in guardia dal gufo per cui non si curò di loro e bianca come un cencio proseguì per la sua strada
D: bene, giusto..
LT: purtroppo però, non lavandosi mai le orecchie per dormire di più la mattina non aveva sentito che oltre agli altri versi uno ben più lugubre faceva da sottofondo...
bruommmmmmmmmmmmmmmm......
era il tipico rumore delle fabbriche di spiridioni a carbonella, dove interi greggi di gufi si ritrovavano per giocare alla lippa
D: continua...
LT: sei andata a telefonare all'antidroga...?
D: no, sto aspettando che continui......
LT: ah
fu così che senza rendersene conto si ritrovò in una radura dove sorgeva una strana costruzione dall'aspetto minaccioso e dalla quale oltre al già menzionato suono proveniva un disgustoso odore di pasta alla nutella e vongole!
D: dai dai
LT: in pochi secondi si ritrovò circondata da decine di esseri vestiti di nero, con uno strano rigonfiamento sotto l'ascella sinistra e gli occhiali scuri, tant'è che andava a sbattere l'uno contro l'altro
D: e chi erano???
LT: erano i sorveglianti della fabbrica, che erano stati mandati a vedere chi stava passando di là
D: e perché il rigonfiamento sotto l'ascella??
LT: ma la pistola no? meno uno che l'aveva sostituita con un panino alla mortadella, cetriolini, capperi, acciughe, pomodorini, wurstel, mais, salame e funghetti
D: ah! capito!! certo un panino leggero leggero....
LT: eh sono mesi che gli dico di fare le analisi che aveva il polistirolo alto...
D: eh certo.... con il polistirolo non si scherza!!
e poi??
LT: due di loro, ripresisi dopo una vicendevole capocciata, riuscirono ad intimare l'altolà chicc'èqua a coppolillo
D: aspetta, faccio leggere dall'inizio a mia figlia
LT: o povero me...
D: ma che te fumi???mo lo voglio pure io!!!!! :D
LT: ecco...
D: però con la favoletta di coppolillo m'è venuto sonno.. 'notte! R.
continua la favola??
LT: notte
D: come notte???? e la finale???
LT: beh penso di sì
notte a R.!
D: e la finale?????? arriva????
LT: lì per lì coppolillo, per i noti problemi di orecchie non aveva sentito l'altolà, ma una randellata sul collo la fece fermare
D: poverinaaaaa
LT: due giorni dopo si riprese dalla botta e si ritrovò in una piccola stanza legata a una sedia
D: e chi c'era là??
LT: nella stanza erano accumulate le cose più strane: ferri da stiro a cucù, lettiere per formichieri, servizi di posate bucate per persone a dieta, stock di videocassette sulle partite della nazionale di badmingon...
D: cavoli..... e chi ci abitava??
LT: mentre cercava di rendersi conto della situazione che per altro le sembrava familiare, sentì oltre la porta una voce profonda e leggermente gracchiante che dava degli ordini:
D: ???
LT: svelti, aprite la porta che così la facciamo finita una volta per tutte!
D: !!!!!!
LT: dopo vari clangori e cigolii una lama di luce ferì l'oscurità e gli occhi della povera coppolillo che però riuscì a distinguere una forma gigantesca e pelosa che si faceva innanzi
D: dai! come finisce???
LT: Nonna! che kispios ci fai qui alla fabbrica???!!!
D: eheheheh!!
LT: la nonna, donna di antico stampo e di educazione ferrea stampò un manrovescio sul viso di coppolillo che svenne per altri due giorni
D: e poveretta!!!!!
LT: ritornata quindi nel locale il mercoledì successivo esordì dicendo Le domande le faccio io altrimenti la storia non finisce più e tu diventi più deficiente di quel che sei a furia di legnate
D: ahahahahah!!
troppo divertente!!!!! ma come fai ad inventarti 'ste cose????
LT: ecco...veramente...
:s
D: hai una fantasia incredibile.....
LT: :$
D: sei bravissimo!
LT: :$:$
meglio se continuo...
dunque...
D: no!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! devo andare a dormire!!!!!
LT: ah...
D: il seguito alla prossima puntata!!
LT: va bene
D: ricordati dove sei arrivato....... così continui!!
LT: come preferisce il mio amato pubblico!
D: clap! clap! clap!
LT: 'zie!
D: ma si figuri.......
LT: devo segnarmi cos'ho mangiato stasera...
D: ahahahaha!!!!!!
buona notte, per ora, e..... alla prossima puntata!!!!
LT: buonanotte anche a te! sogni d'oro!
D: grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ciao
LT: ciaooo
*15 settembre 2004, scritta via chat e quindi ho pensato di lasciare il dialogo. vogliate perdonare l'aver lasciato anche l'applauso finale e i commenti che però nella loro integralità giustificano l'interruzione del racconto. una sequela di puntini o di omissis sarebbe stata alquanto ridicola.
LT: andiamo sul classico:
tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano...
D: dimmi dimmi
LT: una mamma disse alla figlia:
accatatille e portalo a nonneta... ma stai attenta al gufo
D: continua
LT: fu così che coppolillo rosso prese le borse della spesa e moccolando come un portuale di marsiglia prese il sentiero del bosco per andare dalla nonna.
D: dai dai
LT: essendo una libera professionista era tornata a casa molto tardi e quindi al momento della partenza stava calando già la notte.
D: chi era una libera professionista??
LT: coppolillo rosso
D: ah! continua
LT: faceva la corpivendola nel separé di un pianobar durante il giorno
D: dai dai
LT: dunque, dopo una dozzina di km cominciò a sentire strani rumori... gnip...gnip... gurulùùù... yappadì... yappadìììì....
D: e che era successo??
LT: erano gli animilli del bosco!
D: e poi?
LT: uno gnippolao delle more, un gurullino delle abetaie e uno yappolo del finocchietto
D: ah! li conosco bene......
LT: eh certo, specialmente i primi due a volte nidificano anche in città
D: continua il racconto..
LT: comunque coppolillo era stata messa in guardia dal gufo per cui non si curò di loro e bianca come un cencio proseguì per la sua strada
D: bene, giusto..
LT: purtroppo però, non lavandosi mai le orecchie per dormire di più la mattina non aveva sentito che oltre agli altri versi uno ben più lugubre faceva da sottofondo...
bruommmmmmmmmmmmmmmm......
era il tipico rumore delle fabbriche di spiridioni a carbonella, dove interi greggi di gufi si ritrovavano per giocare alla lippa
D: continua...
LT: sei andata a telefonare all'antidroga...?
D: no, sto aspettando che continui......
LT: ah
fu così che senza rendersene conto si ritrovò in una radura dove sorgeva una strana costruzione dall'aspetto minaccioso e dalla quale oltre al già menzionato suono proveniva un disgustoso odore di pasta alla nutella e vongole!
D: dai dai
LT: in pochi secondi si ritrovò circondata da decine di esseri vestiti di nero, con uno strano rigonfiamento sotto l'ascella sinistra e gli occhiali scuri, tant'è che andava a sbattere l'uno contro l'altro
D: e chi erano???
LT: erano i sorveglianti della fabbrica, che erano stati mandati a vedere chi stava passando di là
D: e perché il rigonfiamento sotto l'ascella??
LT: ma la pistola no? meno uno che l'aveva sostituita con un panino alla mortadella, cetriolini, capperi, acciughe, pomodorini, wurstel, mais, salame e funghetti
D: ah! capito!! certo un panino leggero leggero....
LT: eh sono mesi che gli dico di fare le analisi che aveva il polistirolo alto...
D: eh certo.... con il polistirolo non si scherza!!
e poi??
LT: due di loro, ripresisi dopo una vicendevole capocciata, riuscirono ad intimare l'altolà chicc'èqua a coppolillo
D: aspetta, faccio leggere dall'inizio a mia figlia
LT: o povero me...
D: ma che te fumi???mo lo voglio pure io!!!!! :D
LT: ecco...
D: però con la favoletta di coppolillo m'è venuto sonno.. 'notte! R.
continua la favola??
LT: notte
D: come notte???? e la finale???
LT: beh penso di sì
notte a R.!
D: e la finale?????? arriva????
LT: lì per lì coppolillo, per i noti problemi di orecchie non aveva sentito l'altolà, ma una randellata sul collo la fece fermare
D: poverinaaaaa
LT: due giorni dopo si riprese dalla botta e si ritrovò in una piccola stanza legata a una sedia
D: e chi c'era là??
LT: nella stanza erano accumulate le cose più strane: ferri da stiro a cucù, lettiere per formichieri, servizi di posate bucate per persone a dieta, stock di videocassette sulle partite della nazionale di badmingon...
D: cavoli..... e chi ci abitava??
LT: mentre cercava di rendersi conto della situazione che per altro le sembrava familiare, sentì oltre la porta una voce profonda e leggermente gracchiante che dava degli ordini:
D: ???
LT: svelti, aprite la porta che così la facciamo finita una volta per tutte!
D: !!!!!!
LT: dopo vari clangori e cigolii una lama di luce ferì l'oscurità e gli occhi della povera coppolillo che però riuscì a distinguere una forma gigantesca e pelosa che si faceva innanzi
D: dai! come finisce???
LT: Nonna! che kispios ci fai qui alla fabbrica???!!!
D: eheheheh!!
LT: la nonna, donna di antico stampo e di educazione ferrea stampò un manrovescio sul viso di coppolillo che svenne per altri due giorni
D: e poveretta!!!!!
LT: ritornata quindi nel locale il mercoledì successivo esordì dicendo Le domande le faccio io altrimenti la storia non finisce più e tu diventi più deficiente di quel che sei a furia di legnate
D: ahahahahah!!
troppo divertente!!!!! ma come fai ad inventarti 'ste cose????
LT: ecco...veramente...
:s
D: hai una fantasia incredibile.....
LT: :$
D: sei bravissimo!
LT: :$:$
meglio se continuo...
dunque...
D: no!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! devo andare a dormire!!!!!
LT: ah...
D: il seguito alla prossima puntata!!
LT: va bene
D: ricordati dove sei arrivato....... così continui!!
LT: come preferisce il mio amato pubblico!
D: clap! clap! clap!
LT: 'zie!
D: ma si figuri.......
LT: devo segnarmi cos'ho mangiato stasera...
D: ahahahaha!!!!!!
buona notte, per ora, e..... alla prossima puntata!!!!
LT: buonanotte anche a te! sogni d'oro!
D: grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ciao
LT: ciaooo
*15 settembre 2004, scritta via chat e quindi ho pensato di lasciare il dialogo. vogliate perdonare l'aver lasciato anche l'applauso finale e i commenti che però nella loro integralità giustificano l'interruzione del racconto. una sequela di puntini o di omissis sarebbe stata alquanto ridicola.
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