mercoledì 4 marzo 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 2

Beh, direte Voi, che c'entra sta roba? Bisogna pur mangiare no? E anche nel medioevo avevano questo "vizio", per cui ho dovuto trovare degli sponsor per poter continuare l'opera…

Pubblicità:
La vostra Dama è infastidita da un drago? Spade Necandi, da secoli al servizio di ogni cavaliere che voglia dirsi tale! Ignifughe, ottimamente bilanciate, facili da usare! Lame Necandi… e siete già nel XII secolo! (A tutti quelli che ne prenotano una entro il 31 dicembre, in omaggio l'incisione del nome sulla lama. Per chi possiede molte contee, consigliata la spada a due mani).


Il Vostro cavaliere ha ucciso il drago che non vi faceva uscire dalla torre ma non siete ancora convinte dei suoi sentimenti? Fazzoletti ricamati Effecì, non il solito cotone! Lasciatelo cadere inavvertitamente all'uscita del portone, lo vedrete cadere ai Vostri piedi! Effecì aiuta a scegliere nella tradizione!

martedì 3 marzo 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 1

Per una volta sono riuscito ad arrivare in fondo, scrivendo un pezzetto ogni notte per poco più di due mesi, dal 23 dicembre 2008 al 2 marzo 2009 (saranno quindi 65 puntate quotidiane), saltando solo l'ultimo dell'anno. Doveva essere un raccontino, poi la tastiera mi ha preso la mano ed è diventato un romanzo breve. Il ritmo e i toni cambiano a seconda delle vicende e sicuramente dell'umore, ma mi sembra più giusto pubblicarlo così come è stato inviato quotidianamente alla musa che l'ha ispirato, in alcuni casi troverete dei link a Youtube, con dei brani che vorrebbero fungere da colonna sonora. Il testo è ovviamente influenzato dalle mie variegate letture, una su tutte Il Bestiario d'amore di Richard De Fournival, al quale mi sono ispirato per le metafore dei convegni amorosi.
Dedicato a Viola.

Da quanto tempo cavalcava nel bosco? Perché vi era entrata? Il sentiero in certi punti era appena percettibile, in altri si allargava in radure dalle mille uscite, ma il cavallo continuava sicuro senza rallentare. La veste blu, almeno quella, la ricordava bene, era il suo portafortuna. Quando aveva 15 anni una donna anziana si era presentata ai suoi genitori e aveva lasciato in dono quel meraviglioso velluto che incredibilmente era dello stesso colore dei suoi occhi. Nel farlo li aveva raccomandati di custodirlo in una dimenticata cassapanca nella parte est del castello, e di coprirla con petali di rosa, chiodi di garofano, cannella e una polvere di cui non fece il nome e di cui aveva lasciato un sacchetto. Prima di dare spiegazioni era scomparsa e i genitori di Violet, non vedendo pericoli in quello che aveva detto la vecchia, avevano eseguito quanto suggerito.
Violet ne venne a conoscenza solo dopo qualche tempo. Quel giorno infatti si aggirava nei suoi appartamenti della torre sud facendo spostare pesantissimi mobili, casse ricolme di antichi volumi e suppellettili varie dalla servitù. Le cameriere impazzivano sistemando ora qua ora là decine di vestiti e calzature che la giovane, in uno stato febbrile assai lontano dalla sua naturale romantica tranquillità, non riusciva a decidere dove fosse meglio riporli. Distrutti dalla fatica, quattro giovani servi, lasciarono infine un''antica specchiera di tre metri di altezza in una posizione, rispetto al letto, che fece fuggire a tal vista l'anziano precettore della giovane che corse via segnandosi ripetutamente, sgranando rosari in un sommesso borbottio di riprovazione.
Nessuno, quando si svolsero i fatti, poteva supporre che lo stato di euforia di Violet e la presenza della vecchia al castello fossero in relazione. In realtà, l'anziana donna altri non era che una strega, assoldata dalla figlia di un ricco signore gelosissima della giovane. In tutta la contea, fin dalla sua nascita, i bardi facevano a gara a tessere le lodi dei suoi occhi, non c'era locanda dove non si sentissero strofe del tipo:
«…paion di ghiaccio, ma sciolgon i cuori,
se troppo la guardi saranno dolori.
Le notti insonni di poi passerai,
infin'al giorno che la rivedrai…»

venerdì 28 novembre 2008

Ferramenta (Atto unico)

A me non piace il bricolage. È un dato di fatto. Non mi chiedete di imbiancare pareti, di fare buchi nel muro o di tapparli, o di aggiustare qualcosa. Non mi piace, non mi interessa e nemmeno mi riesce. Eventualmente posso smontare qualcosa, o inscatolare anche oggetti fragili per un trasloco. O vuotare una libreria e rimettere i libri a posto per benino dopo averli spolverati. Papà invece sapeva fare tutto nel piccolo spazio che si era creato in soffitta dove abitavamo. Faceva anche dei bellissimi plastici tutti con materiale naturale, lui che era architetto. E ogni tanto mi chiedeva il favore, quando ero ragazzino, di andare a comprare 20 viti così e cosà, campione alla mano da porgere al negoziante. La cosa di per sé non era certamente difficile e, nonostante la timidezza, uscivo e andavo dal ferramenta. E qui cominciano i problemi…
Intanto lo dico al presente, cominciano, perché negli ultimi 46 anni non sono cambiati affatto, né loro né le mesticherie, sulle quali potrei fare un discorso analogo e parallelo. Se, come me, non siete appassionati del genere, non vi fate trarre in inganno quando entrate se vedete solo due tre clienti al bancone. In realtà anche una coda di 15 pensionati alle poste è più veloce. Dovete sapere che l'habitué del ferramenta ha con lui un rapporto che va ben oltre quello canonico fra negoziante e cliente. Non si possono definire amici, non andrebbero mai la sera a bere una birra insieme al pub o la domenica allo stadio (e di questo i ferramenta si dolgono moltissimo e ne soffrono), eppure l'empatia che si crea fra i due raggiunge livelli insospettabili. Ecco quindi che l'habitué con la sua richiesta, che a voi suonerà all'orecchio come un'antica invocazione di entità perverse e blasfeme di oscuri mondi pagani, aprirà un'interminabile dialogo con spiegazioni, digressioni, pantomime e talvolta tragedie, quando la richiesta non possa essere evasa.

Scena: interno di un ferramenta. Vari attrezzi alle pareti. Un bancone in fondo al negozio.

Personaggi: due negozianti, uno molto anziano e un altro più giovane, forse il figlio e tre clienti.


Primo cliente: (al negoziante più giovane, mentre quello anziano esce di scena diretto al magazzino sul retro) Ciao Lorenzo, tutto bene?

Negoziante giovane: Ciao Ernesto. Tutto bene, te? Samantha?

PC: Bene grazie, anche lei. Senti, mi serviva uno sverniciatore a base acetilglicolica ipoallergenico con antimuffa in gel ingnifugo e della coppale anilinica con semi di asperula e granuli di agar thailandese.

(Già qui voi cominciate a guardarvi intorno per sincerarvi di essere nel negozio giusto)

NG: Guarda Ernesto che la coppale adesso la fanno soltanto idrossivinilica, l'ultimo barattolo di anilinica l'ho venduta giusto un mese fa a Manlio.

PC: Manlio? quale, quello che stava al 39 sopra il negozio di caccia e pesca?
NG: Sì, proprio lui.
PC: Ah, e come sta? L'è un po' che non lo vedo…
NG: Bene bene, un po' incasinato da quando gli è nato il figliolo, piange tutta la notte e li fa dormire poco…
PC: Beh, però era anche l'ora si decidessero con la Nicoletta. Quant'anni l'ha? 38?
NG: Preciso, fatti un mese fa, il 12.
PC: Bene. Dunque, dicevi, scusa ma c'ho furia che devo finire questo lavoro… Allora, la coppale la fanno idrossivinilica… Ma che l'è bona? Perché lo scorso anno a mio suocero gli hai dato un prodotto per le persiane che non andava mica bene. Dopo 4/5 mesi si son riscrostate tutte…
NG: Senti guarda, e un l'è colpa della coppale. Gliel'avevo spiegato bene a tuo suocero: prima doveva passare la carta abrasiva del tre, poi quella 0 e dopo una spennellata di antimuffa-antiumido, sai quello tedesco della Vussenberghe? Lui se n'è dimenticato e ora dà la colpa alla coppale che invece è ottima. Ne vendo 35 barattoli a settimana!
PC: Eh lo so, sai, anche lui comincia ad avere una certa età… Ah, mi serve anche uno sgarzino a doppia lama di quelli in ferro molato e manico in plastica.
(Anche il negoziante giovane sparisce, senza che nel frattempo l'altro sia tornato. Il terzo cliente comincia a mettere strumenti degni dell'Inquisizione spagnola sul bancone. Dopo una decina di minuti torna il negoziante giovane con due barattoli)

NG: Senti Ernesto, lo sgarzino come lo vuoi te l'ho finito. L'ho già riordinato la scorsa settimana e me lo dovrebbero consegnare giovedì…
PC: Giovedì? Tu mi metti in difficoltà… Oggi volevo veder di finire che mercoledì devo andare dalla Fernanda per la porta del bagno. Sai la Fernanda, l'ortolana quella mora, occhi verdi, con due poppe così…?
NG: 'occamiseria! eddìe no! …e ciò provato una volta e via! e lei nulla! Entri in negozio, te le appoggia sul banco, ti guarda dritto negli occhi, ma poi un c'è verso…
PC: sie… tu lo dici te… so per sicuro che il marito della lattaia c'è passato diverse volte di costì…
NG: No dai! O che mi dici? Nemmeno se lo vedo, quì coso!
PC: Se ti dico che lo so…
NG: Ma poi, scusa, Maurizino, il marito della lattaia, non le faceva le corna con la Silvana del circolino quello sulla strada per andare alla Consuma… quella che dopo il poggio giri alla seconda a destra… dove c'hanno quella schiacciata che con la mortadella è la morte sua!
PC: Sì, certo, certo… quella è l'amante ufficiale, ma poi…
NG: …Pensa te…
PC: Senti, guarda, allora dammi la punta per il trapano quella bilama a coda di rondine norvegese in titanio e 3/4 rifilini a bulino del 15 ma con la nottola in ottone ramato che durano di più…
(Il negoziante giovane riesce e torna dopo un quarto d'ora con le braccia piene di materiale)

NG: Ecco qua…
PC: Fammi il conto, va', che son di corsa…

Terzo cliente: Scusa Lore, t'ho messo della roba qui, mi ci aggiungi due barattoli di bianco avorio da 12 kg idrorepellente antimuffa ipoallergenico da esterni alle aniline diodate, un pennello a coda di martora in cinghiale maltese e una decina di scovolini in rame allumato a testa tonda. Passo dopo pranzo a ritiralli. Ciao Lore, saluta i' tu' babbo che l'è sparito di là e un s'è più visto! Ciao Ernesto!

(Esce. Il primo cliente paga ed esce anche lui con uno scatolone di roba. Il secondo cliente tamburella sul tavolo e continua a sfogliare cataloghi e si guarda intorno. Il negoziante anziano non è ancora riapparso)

NG: (Rrivolto finalmente a voi e con un'impercettibile aria di disprezzo avendo già capito che siete un profano) Desidera…?

martedì 16 settembre 2008

Poesia

mi hai rubato il portatile.
non mi interessano i tuoi motivi.

auguro a tua madre di non sapere che rifiuto della società ha generato.

bastardo.

venerdì 16 maggio 2008

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… 14

Lentamente le teste si girarono tutte verso O'Chickenmalt. Ripreso fiato, l'oste piano piano cominciò ad emettere suoni via via più distinguibili, fino a sentenziare «Haaaaaaa rahhhhhhgiogione Firmmmmmmmmmmhuuuuuqui!». Di meglio non gli fu fisicamente possibile. Il silenzio che seguì fu tale che si sentirono muovere le vibrisse di Ugo Sofronio, balzato prontamente sul bancone, richiamato da quei suoni ancestrali.
Il notaio sembrò l'unico a non rendersi conto di quello che era successo. Continuò quindi la sua concione, probabilmente non seguendo più lui stesso i suoi pensieri: «Vanno per altro analizzate in modo circostanziato le modalità per le quali l'evento in essere assurge a catalizzatore di distrazioni attenzionali collettive sincrone ancorché non organizzate preventivamente ma autonome seppur contemporanee ed estemporanee nel loro manifestarsi unitario...».
Equo Solidale mosse istintivamente il gomito verso la carotide di Firmiqui alle sue spalle, mettendolo così momentaneamente a tacere. A posteriori non fu trovato nessuno pronto a testimoniare che lo avesse fatto apposta, nonostante i ripetuti interrogatori fatti a gesti dallo stesso notaio che riprese a parlare correttamente solo dopo una quindicina di giorni.

sabato 8 dicembre 2007

venerdì 9 novembre 2007

fa più danni la parte creativa, irrazionale, emotiva, fantasiosa che da un frammento, una parola un fotogramma o da nulla costruisce storie, romanzi, situazioni o la parte razionale, cinica, reale, umana che ritiene inutile qualsiasi azione perché destinata a un dispendio di energie senza risultati concreti?