Inebetita dalla risposta, Violet rimase immobile per svariati minuti mentre un pezzo alla volta veniva vestita e acconciata per il ricevimento dei pretendenti.
Riscossasi di colpo prese la porta e corse alla torre del precettore e, senza nemmeno bussare, dilagò nella sua stanza urlando «Aio, sono in un guaio!».
Difficile spiegare in che situazione furono sorpresi Kemal e la cuoca. Probabilmente nemmeno certe stampe del lontano oriente si troverebbe nulla di simile. Comunque sia, con una freddezza inimmaginabile in un levantino, le rispose indispettito. «Ti sembra il modo di fare? …ehmmmm, no cara, non ticevo a te, continua pure così… Violet, ti ho detto un sacco di volte di non dire in quel modo! È una battuta da commedianti zigani!».
Violet cercò di mantenere un portamento consono a quanto le era stato insegnato, ma non per questo non rischiò lo strabismo parlando con il vecchio precettore e nello stesso tempo buttando l'occhio a quanto stava facendo la cuoca.
«Ecco, vedi Kemal, è che ho scoperto una cosa terribile, i miei genitori hanno deciso che devo sposarmi con uno sconosciuto!».
«E chi sarebbe?».
«Non lo so, ti ho detto che è sconosciuto!».
«Ma, bimba mia, se lo sposi… più lentamente tu… dicevo, se lo devi sposare avrà pure un nome!».
«No! Cioè, sì… o meglio, non lo so, perché ancora non si sa chi sia…».
«Un cavaliere senza nome?».
«No, vedi, è che da oggi tutti i pretendenti verranno a presentarsi al castello e io dovrei poi scegliere…».
«Ma è fantastico! Che vuoi di più?».
«Ma io non mi sento pronta… nessuno mi ha chiesto… cioè, forse sì… e non vedo perché tanta fretta… e poi ci sarebbe Thönet…».
lunedì 16 marzo 2009
domenica 15 marzo 2009
…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 13
«A cena! sì, la invito a cena! …e dove? nella stalla…? forse è meglio un aperitivo, se solo sapessi cos'è… ah!, potrei portarle la luna… naaa… troppo banale… forse un brillante grosso come… come… u… una noce! no, di più! due noci! ecco sì! …già, ma nemmeno se mi vendessi come schiavo troverei gli scudi sufficienti… ahia! quale figlio di un onagro recalcitrante ha messo lì quello scalino? …dunque dicevo… la primavera, ecco, sì, le donerei la primavera, campi di fiori da abbracciare e su cui rotolarsi, profumi che stordiscono i sensi, un ruscello che l'accarezzi con lo scorrere delle sue acque e un cielo azzurro consapevole di non poter uguagliare i suoi occhi… e…», così borbottando fra sé, Thönet percorreva scale e corridoi per tornare alle stalle. Quelli che lo incontravano scuotevano la testa al vederlo ancor più perso del solito nei suoi sogni, alcuni provarono inutilmente a salutarlo.
Violet, nel frattempo, era riuscita a riemergere e a divincolarsi dalla stretta dell'anziana cameriera. Uscita dall'acqua si era quasi strappata la veste inzuppata e si era avvolta nel lenzuolo per asciugarsi.
«Insommaaa!!! Si può sapere cosa sta succedendoooo??? Qualcuno si vuol degnare di spiegarmi??»
Le serve più giovani si voltarono tutte verso quella che era considerata un'istituzione al castello, sperando che in qualche modo riuscisse a calmare Violet.
«Che domande, lo sapete benissimo, da oggi comincia il ricevimento dei pretendenti alla Vostra mano…».
Violet, nel frattempo, era riuscita a riemergere e a divincolarsi dalla stretta dell'anziana cameriera. Uscita dall'acqua si era quasi strappata la veste inzuppata e si era avvolta nel lenzuolo per asciugarsi.
«Insommaaa!!! Si può sapere cosa sta succedendoooo??? Qualcuno si vuol degnare di spiegarmi??»
Le serve più giovani si voltarono tutte verso quella che era considerata un'istituzione al castello, sperando che in qualche modo riuscisse a calmare Violet.
«Che domande, lo sapete benissimo, da oggi comincia il ricevimento dei pretendenti alla Vostra mano…».
sabato 14 marzo 2009
…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 12
Il mattino dopo Violet fu svegliata all'alba. La cosa era insolita, per cui ci volle parecchio perché capisse cosa le stava succedendo intorno, anche perché quella notte era andata a dormire molto tardi, stanca per la cavalcata e con l'animo inquieto, senza un motivo ben preciso. Le cameriere correvano di qua e di là per la stanza tirando fuori vesti lussuose, scarpette damascate e gioielli vari che nemmeno sapeva di avere.
Seduta sul letto, lo sguardo ancora indeciso fra il sonno e la veglia, cercò a tastoni gli stivali gettati via poche ore prima, ma fu subito bloccata dalla cameriera più anziana che la trascinò quasi di peso nella tinozza fra i gridolini e gli sguardi divertiti delle altre. Mentre cercava di capire cosa le stesse succedendo, prima che potesse aprire bocca, si sentì sollevare un polpaccio e graffiare la gamba e il piede da un bruschino manovrato tanto sapientemente quando rudemente. Il contraccolpo la fece affondare fino alla fronte e il tramestio che ne conseguì servì a svuotare mezza tinozza e ad allagare il pavimento.
«…ptù! …anf… Si può sapere che diavolo di una stirpe di hobbit incrociati con orchesse di angiporto sta succedendo??? È forse già calendimaggio???»
L'anziana serva le rivolse uno sguardo impassibile e austero e riprese a strusciare l'altra gamba con la stessa intensità. Violet cercò di ribellarsi col solo risultato di ritrovarsi appesa con le braccia fuori della tinozza nel gigantesco sforzo di tenere qualche secondo il naso fuori dall'acqua.
In quel momento si affacciò Thönet, i guanti che la giovane aveva lasciati nella stalla stretti fra le mani. Per un secondo Violet girò la testa verso di lui, l'acqua che le scorreva sul viso, i lunghi capelli fradici sparsi malamente per ogni dove e, cosa estremamente imbarazzante di cui si rese conto solo più tardi, il sedere con la veste praticamente tatuata addosso tanto da separare maliziosamente le due metà. Thönet gettò i guanti nella stanza e si smaterializzò nell'istante stesso in cui Violet prorompeva in un grido ormai solo di disperazione: «CAAA…BLUBBBB…» finendo con la testa completamente sott'acqua.
Seduta sul letto, lo sguardo ancora indeciso fra il sonno e la veglia, cercò a tastoni gli stivali gettati via poche ore prima, ma fu subito bloccata dalla cameriera più anziana che la trascinò quasi di peso nella tinozza fra i gridolini e gli sguardi divertiti delle altre. Mentre cercava di capire cosa le stesse succedendo, prima che potesse aprire bocca, si sentì sollevare un polpaccio e graffiare la gamba e il piede da un bruschino manovrato tanto sapientemente quando rudemente. Il contraccolpo la fece affondare fino alla fronte e il tramestio che ne conseguì servì a svuotare mezza tinozza e ad allagare il pavimento.
«…ptù! …anf… Si può sapere che diavolo di una stirpe di hobbit incrociati con orchesse di angiporto sta succedendo??? È forse già calendimaggio???»
L'anziana serva le rivolse uno sguardo impassibile e austero e riprese a strusciare l'altra gamba con la stessa intensità. Violet cercò di ribellarsi col solo risultato di ritrovarsi appesa con le braccia fuori della tinozza nel gigantesco sforzo di tenere qualche secondo il naso fuori dall'acqua.
In quel momento si affacciò Thönet, i guanti che la giovane aveva lasciati nella stalla stretti fra le mani. Per un secondo Violet girò la testa verso di lui, l'acqua che le scorreva sul viso, i lunghi capelli fradici sparsi malamente per ogni dove e, cosa estremamente imbarazzante di cui si rese conto solo più tardi, il sedere con la veste praticamente tatuata addosso tanto da separare maliziosamente le due metà. Thönet gettò i guanti nella stanza e si smaterializzò nell'istante stesso in cui Violet prorompeva in un grido ormai solo di disperazione: «CAAA…BLUBBBB…» finendo con la testa completamente sott'acqua.
venerdì 13 marzo 2009
…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 11
«io… io…».
«Chi…? - fece Violet - Ah, sei tu… Cosa c'entrano gli yo-yo? Che poi non so nemmeno che cosa siano…».
«…ehmmm… no… dicevo… io credo che… ecco… sì… era un'antica usanza della contea di mio pa… cioè, dove vivevano i miei genitori…».
«I tuoi genitori? Ah beh, sì, certo, anche tu… E che contea sarebbe?».
«Thun …cioè… è inutile che Vi dica il nome, non la conoscete sicuramente…».
«E comunque dicevi che era un'antica usanza? In che senso? Possibile che non ne sappia nulla con tutte le ore di araldica comparata, usanze e costumanze e diavolerie simili con cui mi ha appassito i boccoli aio Kemal?».
«Beh, ecco, vedi… ehmmmm… scusate altezza… vedete, a primavera si è soliti dare inizio alla stagione di caccia e i giovani cavalieri si sfidano nei boschi per giornate intere. Per salvaguardare la selvaggina però vengono risparmiati i cuccioli e per fare questo, prima di cominciare una battuta i cavalieri adottano una specie e si tingono le mani con il colore degli animali prescelti e s'impegnano a difenderne le cucciolate…».
Nel dire queste ultime parole, Thönet trovò il coraggio di alzare appena gli occhi, incrociando così la luce di quelli di Violet, già a cavallo, rimasta con le labbra leggermente dischiuse e lo sguardo misto della consueta sensualità e di una meno abituale incredulità. Un mare nelle cui profondità il giovane si sarebbe gettato volontariamente senza chiedere niente in cambio.
"Uno stalliere che usa parole di 5 sillabe? E anche la frase non era costruita male per essere un villano… Certo, non ha usato parole greche o latine, chessò, 'a catuli defendendi'… più o meno… E poi non è nemmeno tanto più vecchio di me. Qui al castello non c'è mai verso di trovare qualcuno al di sotto dei 60 anni con cui parlare un po' senza sentir storpiare la nostra bella lingua!".
Così dicendo si era intanto allontanata dalla stalla cavalcando lentamente, senza aver nemmeno salutato il povero Thönet. Questi era caduto a sedere su una balla di fieno e per sorreggersi si era appoggiato a uno steccato e stava accarezzando con dolcezza una sella, lo sguardo perso verso una stella che già faceva capolino nel cielo sullo sfondo fuori della stalla.
«Chi…? - fece Violet - Ah, sei tu… Cosa c'entrano gli yo-yo? Che poi non so nemmeno che cosa siano…».
«…ehmmm… no… dicevo… io credo che… ecco… sì… era un'antica usanza della contea di mio pa… cioè, dove vivevano i miei genitori…».
«I tuoi genitori? Ah beh, sì, certo, anche tu… E che contea sarebbe?».
«Thun …cioè… è inutile che Vi dica il nome, non la conoscete sicuramente…».
«E comunque dicevi che era un'antica usanza? In che senso? Possibile che non ne sappia nulla con tutte le ore di araldica comparata, usanze e costumanze e diavolerie simili con cui mi ha appassito i boccoli aio Kemal?».
«Beh, ecco, vedi… ehmmmm… scusate altezza… vedete, a primavera si è soliti dare inizio alla stagione di caccia e i giovani cavalieri si sfidano nei boschi per giornate intere. Per salvaguardare la selvaggina però vengono risparmiati i cuccioli e per fare questo, prima di cominciare una battuta i cavalieri adottano una specie e si tingono le mani con il colore degli animali prescelti e s'impegnano a difenderne le cucciolate…».
Nel dire queste ultime parole, Thönet trovò il coraggio di alzare appena gli occhi, incrociando così la luce di quelli di Violet, già a cavallo, rimasta con le labbra leggermente dischiuse e lo sguardo misto della consueta sensualità e di una meno abituale incredulità. Un mare nelle cui profondità il giovane si sarebbe gettato volontariamente senza chiedere niente in cambio.
"Uno stalliere che usa parole di 5 sillabe? E anche la frase non era costruita male per essere un villano… Certo, non ha usato parole greche o latine, chessò, 'a catuli defendendi'… più o meno… E poi non è nemmeno tanto più vecchio di me. Qui al castello non c'è mai verso di trovare qualcuno al di sotto dei 60 anni con cui parlare un po' senza sentir storpiare la nostra bella lingua!".
Così dicendo si era intanto allontanata dalla stalla cavalcando lentamente, senza aver nemmeno salutato il povero Thönet. Questi era caduto a sedere su una balla di fieno e per sorreggersi si era appoggiato a uno steccato e stava accarezzando con dolcezza una sella, lo sguardo perso verso una stella che già faceva capolino nel cielo sullo sfondo fuori della stalla.
giovedì 12 marzo 2009
…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 10
Nel salone intanto dopo baci e abbracci fra i due genitori, ambedue erano spariti seguiti da un corteo di servi e cameriere per organizzare tutto l'apparato necessario per gestire la faccenda: ricevimento delle proposte, feste, contrattazioni fra sensali, nonché un bel torneo finale.
Violet si trovò quindi da sola e con ancora il dubbio su cosa le avesse chiesto suo padre. Non essendoci altri a cui domandare decise di scendere alle stalle e fare una cavalcata al chiaro di luna intorno al castello.
Là trovò il giovane addetto ai cavalli, Thönet de Floràns, arrivato un paio di anni prima in seguito a vicende mai chiarite con certezza. Egli, tutte le volte che la vedeva apparire abbassava prontamente lo sguardo. Non era però il gesto tipico dei contadini e dei villani, aveva comunque un qualcosa di fiero e anche il modo in cui parlava tradiva un'origine diversa da quella della sua attuale condizione. Thönet però, quale che fosse la sua storia, non poteva incontrare gli occhi di Violet, vuoi perché stalliere, vuoi perché invariabilmente cadeva in uno stato catatonico, lo sguardo perso e la bocca semiaperta. Oltre a sembrare deficiente, non riusciva nemmeno più a muoversi e ad eseguire gli ordini della giovane e andava sempre a finire che doveva sellarsi lei stessa il cavallo. Anche in questo caso le cose non furono diverse. Se non che, mentre sistemava le briglie, lei buttò lì una domanda, quasi parlasse a sé stessa: «Sai nulla tu di cosa possono averci a che fare i colori dei cuccioli a primavera con le mani dei cavalieri?»
Ora, provate a immaginarvi la scena: già bastava la sua apparizione per inebetirlo, la domanda di per sé non aveva alcun senso, e probabilmente Violet per la prima volta gli rivolgeva la parola direttamente senza parlare di fieno o finimenti e selle.
A volte però succedono cose che non ci si aspetterebbero. Thönet infatti si riscosse d'un tratto e uscì dal sogno in cui era piombato cercando di dare una risposta logica a quanto di insensato gli era stato richiesto.
Violet si trovò quindi da sola e con ancora il dubbio su cosa le avesse chiesto suo padre. Non essendoci altri a cui domandare decise di scendere alle stalle e fare una cavalcata al chiaro di luna intorno al castello.
Là trovò il giovane addetto ai cavalli, Thönet de Floràns, arrivato un paio di anni prima in seguito a vicende mai chiarite con certezza. Egli, tutte le volte che la vedeva apparire abbassava prontamente lo sguardo. Non era però il gesto tipico dei contadini e dei villani, aveva comunque un qualcosa di fiero e anche il modo in cui parlava tradiva un'origine diversa da quella della sua attuale condizione. Thönet però, quale che fosse la sua storia, non poteva incontrare gli occhi di Violet, vuoi perché stalliere, vuoi perché invariabilmente cadeva in uno stato catatonico, lo sguardo perso e la bocca semiaperta. Oltre a sembrare deficiente, non riusciva nemmeno più a muoversi e ad eseguire gli ordini della giovane e andava sempre a finire che doveva sellarsi lei stessa il cavallo. Anche in questo caso le cose non furono diverse. Se non che, mentre sistemava le briglie, lei buttò lì una domanda, quasi parlasse a sé stessa: «Sai nulla tu di cosa possono averci a che fare i colori dei cuccioli a primavera con le mani dei cavalieri?»
Ora, provate a immaginarvi la scena: già bastava la sua apparizione per inebetirlo, la domanda di per sé non aveva alcun senso, e probabilmente Violet per la prima volta gli rivolgeva la parola direttamente senza parlare di fieno o finimenti e selle.
A volte però succedono cose che non ci si aspetterebbero. Thönet infatti si riscosse d'un tratto e uscì dal sogno in cui era piombato cercando di dare una risposta logica a quanto di insensato gli era stato richiesto.
mercoledì 11 marzo 2009
…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 9
Entrata nella sala fu accolta dal padre che la prese lesto sotto braccio con fare gioviale e sotto lo sguardo attento e complice della madre, la portò sul balcone conversando sull'ottima stagione e sui colori del tramonto in primavera:
«Vedi cara - proseguì poi - tutta la natura in questo periodo sembra gridare il suo rinnovato vigore…».
In sottofondo sì sentì un lontano "Kemallllllll… sììì ancoraaaa…".
«…e l'aria stessa ha un odore diverso, nuovo, direi allegro se non fosse improprio per definire un odore…».
E intanto: "Oooooooohhhh… che bellooooooooo… cosìììììì…".
«…tutto sembra parlare di amore - proseguì un po' imbarazzato - e anche gli animali del bosco sì… ehmmm… sposano per poi avere dei cuccioli…».
"…no, lì no! Kemal! NO! HO DETTO DI… sììì… oooohhhh… che màl… sììì… continuaaaa…".
«E quindi con tua madre avremmo pensato che alla tua età forse potresti pensare di prendere in considerazione uno dei tanti cavalieri che vengono al nostro castello a chiedere la tua mano!»
"…oooooooooooohhhhhhhhhhh…"
Violet, distratta dai gemiti di sottofondo che ormai faceva fatica a ricollegare a una lezione di qualsiasi tipo di disciplina, aveva sentito solo qualche parola fra le tante balbettate a fatica dal padre e non riusciva a comprendere bene cosa c'entrassero i colori dei cuccioli a primavera con le mani dei cavalieri.
Di conseguenza, quando il genitore cercò di avere una qualche risposta alla domanda, fatta peraltro senza uno straccio di punto interrogativo, non trovò di meglio che dire un «Beh, sì, certamente…», che lei riteneva del tutto innocuo.
La gioia del padre e l'enfasi con cui annunciò gridando mentre rientrava nel salone «Ha accettato!!!», non l'aiutarono comunque a capire. Non sentendo più nessun suono dal basso, decise quindi di indagare a cosa avesse dato la sua approvazione.
«Vedi cara - proseguì poi - tutta la natura in questo periodo sembra gridare il suo rinnovato vigore…».
In sottofondo sì sentì un lontano "Kemallllllll… sììì ancoraaaa…".
«…e l'aria stessa ha un odore diverso, nuovo, direi allegro se non fosse improprio per definire un odore…».
E intanto: "Oooooooohhhh… che bellooooooooo… cosìììììì…".
«…tutto sembra parlare di amore - proseguì un po' imbarazzato - e anche gli animali del bosco sì… ehmmm… sposano per poi avere dei cuccioli…».
"…no, lì no! Kemal! NO! HO DETTO DI… sììì… oooohhhh… che màl… sììì… continuaaaa…".
«E quindi con tua madre avremmo pensato che alla tua età forse potresti pensare di prendere in considerazione uno dei tanti cavalieri che vengono al nostro castello a chiedere la tua mano!»
"…oooooooooooohhhhhhhhhhh…"
Violet, distratta dai gemiti di sottofondo che ormai faceva fatica a ricollegare a una lezione di qualsiasi tipo di disciplina, aveva sentito solo qualche parola fra le tante balbettate a fatica dal padre e non riusciva a comprendere bene cosa c'entrassero i colori dei cuccioli a primavera con le mani dei cavalieri.
Di conseguenza, quando il genitore cercò di avere una qualche risposta alla domanda, fatta peraltro senza uno straccio di punto interrogativo, non trovò di meglio che dire un «Beh, sì, certamente…», che lei riteneva del tutto innocuo.
La gioia del padre e l'enfasi con cui annunciò gridando mentre rientrava nel salone «Ha accettato!!!», non l'aiutarono comunque a capire. Non sentendo più nessun suono dal basso, decise quindi di indagare a cosa avesse dato la sua approvazione.
martedì 10 marzo 2009
…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 8
Dopo aver ascoltato numerosi sogni, Violet cominciò a formulare una sua teoria sul loro significato che non aveva niente a che vedere con le arti divinatorie dell'epoca classica. Ella pensava che la mente di notte formulasse dei pensieri usando una simbologia e che quindi i sogni andassero letti come un'iscrizione geroglifica.
Un pomeriggio di primavera, dopo un veloce pasto, corse veloce alla studiolo del precettore, sicura di poterlo convincere della bontà delle sue idee e di poter rintuzzare qualsiasi contestazione del saggio. Bussò due tre volte sempre più concitata, finché non vide passare un servitore in corridoio al quale chiese notizia dell'aio. Questi rispose: «Dove volete che sia? Come sempre sarà dietro le cucine a dare una ripassata alla cuoca!» e proseguì per la sua strada sghignazzando.
Indispettita Violet si apprestò a scendere pensando tra sé: «Ah, che gente! Invece di ridere farebbe bene a seguire anche lui le lezioni di Kemal! Non si sa nemmeno esprimere… "una ripassata"… tse! "Ripassare qualcosa con qualcuno" si dice, che diamine! …Anche in latino… ehmmmm… "Repetere aliquid cum aliquo"… qualcosa del genere almeno…». Nel frattempo entrata nelle cucine non vi trovò nessuno ma sentì la voce della cuoca, distinguibile per la cadenza veneta, che diceva: «…ahio… che màl… ahio… Kemal, non smettere… ancora… ancora… che màl… Kemal… ooohhhh…». «Caspita - pensò - è ancora più appassionata di me negli studi!».
E stava già per aprire la porticina che dava sul giardino quando la sua attenzione fu richiamata da una cameriera che le disse che suo padre l'attendeva nella sala.
Un pomeriggio di primavera, dopo un veloce pasto, corse veloce alla studiolo del precettore, sicura di poterlo convincere della bontà delle sue idee e di poter rintuzzare qualsiasi contestazione del saggio. Bussò due tre volte sempre più concitata, finché non vide passare un servitore in corridoio al quale chiese notizia dell'aio. Questi rispose: «Dove volete che sia? Come sempre sarà dietro le cucine a dare una ripassata alla cuoca!» e proseguì per la sua strada sghignazzando.
Indispettita Violet si apprestò a scendere pensando tra sé: «Ah, che gente! Invece di ridere farebbe bene a seguire anche lui le lezioni di Kemal! Non si sa nemmeno esprimere… "una ripassata"… tse! "Ripassare qualcosa con qualcuno" si dice, che diamine! …Anche in latino… ehmmmm… "Repetere aliquid cum aliquo"… qualcosa del genere almeno…». Nel frattempo entrata nelle cucine non vi trovò nessuno ma sentì la voce della cuoca, distinguibile per la cadenza veneta, che diceva: «…ahio… che màl… ahio… Kemal, non smettere… ancora… ancora… che màl… Kemal… ooohhhh…». «Caspita - pensò - è ancora più appassionata di me negli studi!».
E stava già per aprire la porticina che dava sul giardino quando la sua attenzione fu richiamata da una cameriera che le disse che suo padre l'attendeva nella sala.
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