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sono stato vinto dalla pigrizia. mi sono accorto solo ora che da 20 giorni non pubblico nulla. mi toglieranno la licenza?
del resto, nessuno sembra lamentarsi...
La profezia in realtà non era mai stata presa molto sul serio, forse anche perché Fra' Pannunzio da Giobbole era soprannominato Fratello Amarone. Era infatti un abilissimo distillatore e miscelatore di erbe e dal suo laboratorio sotto la canonica usciva spesso barcollante con alambicchi pieni di nuove grappe e amari digestivi appena inventati.
Nel tempo che non passava in tali ricerche si dedicava a quella che considerava la sua vera missione: trovare fra le righe dell'Apocalisse una condanna nei confronti degli astemi. Secondo la sua teoria infatti, qualora il 51% della popolazione non avesse mai bevuto alcol si sarebbe compiuta la fine del mondo. La tesi era basata sul fatto che uva, grano, orzo, luppolo e le stesse erbe che usava per i suoi esperimenti, sono ingredienti poveri e che per fare certe bevande vanno uniti con l'acqua, simbolo assoluto di purezza. Donde quindi il Male? Avrebbe capito se si fosse trattato di distillare del caviale, di fare la grappa da pregiati salmoni o ancora da una millenaria macerazione di oro e diamanti con segrete formule alchemiche e blasfeme evocazioni. Niente di tutto ciò invece, praticamente chiunque poteva farsi una birretta in casa con ingredienti alla portata di tutti.
La scena si cristallizzò, i pensieri più diversi attraversarono le menti degli astanti:
«È fuor di dubbio che, nella fattispecie, un evento di natura esterna ebbe ad impedire il regolare movimento della sequenza di ingranaggi e pulegge che con costante girare creano le condizioni affinché si produca una pressione né troppa né poca sulla mola laddove...», così il notaio; «Accipicchiolina! Nonostante il bolo bloccato nel tratto laringoesofageotracheale, si odono i sintomi chiari e specifici di una notevole gastrulazione!», così il dott. Pillo; «Devo essere caduta sulla coda di Ugo Sofronio VII (il gatto della locanda, di nobili natali)!» pensò la cameriera che era ruzzolata durante il parapiglia; «Ci risiamo, la padrona ha nuovamente perso la mantella fiorata di seta ugromannica!» commentò un'altra cameriera. Qualcuno, in ginocchio, cominciò a pregare, convinto del compiersi della profezia di Fra' Pannunzio da Giobbole, a tempo perso biografo ed esegeta di S. Giovanni.
Orbene, il dramma interiore, ovvero la tempesta emotiva scatenatasi nei condotti sanguigni di O'Chickenmalt, era dovuta al fatto che, a voler essere precisi, l'episodio raccontato dal dott. Pillo si riferiva all'ingestione di una polpetta di pasticcio di rape, cetrioli e ceci in salsa di dragoncello al tabasco. Già questo avrebbe in parte confutato la teoria del dottore e quindi dato la vittoria al notaio, ma la cosa più eclatante era che, notizia data per certa, la polpetta fosse stata ingurgitata intera proprio per far passare al malcapitato un singhiozzo già in atto al suo ingresso, su consiglio degli altri avventori.
Ma la storia è storia e la radici sono sacre, per cui nel bel bezzo di salti, schiamazzi, ruzzoloni e dotti motti, si udì un suono strozzato via via sempre più simile allo sgorgare di un lavandino: «H'RGGGGGNNNNFRRRRRRRMUUUUUUUUHHHHHHHQUIIIIIIIIIIIIIIII!»
qui siamo sulla strada per andare verso Casole e Lamole, dopo aver lasciato la Chiantigiana, verso ottobre, se non ricordo male.