martedì 16 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 12

Nuovamente la cuoca le fu di aiuto. Non chiese nulla ma il suo sguardo, se Seth non fosse stata così concentrata, le avrebbe rivelato che la donna immaginasse qualcosa.
In breve fu nella grotta, aprì il varco e cominciò la discesa, non senza un certo disgusto per le velature che blandamente scendevano dal soffitto, composte da una fitta trama di ragnatele. In cuor suo sperava solamente di non incontrarne l'autore. Leggeri fruscii la riempivano di dubbi sulla sua iniziativa, ma il cuore, incapace ormai di mentirle, la spronava a proseguire e anche velocemente.
Il corridoio sembrava non finire mai, la prima parte, scavata nella roccia, in alcuni punti la costringeva quasi a strusciare contro le pareti, ma terrore e disgusto le facevano ritrarre ancor più la sua slanciata figura. Finalmente giunse alla parte del corridoio costruita dall'uomo e proseguì speditamente fino alla porta, notando subito la nicchia con le statuette da premere. Per prima andava abbassata la figura centrale, una snella gazzella vista di profilo e girata verso occidente. Poi l'elefante alla sua sinistra, che reagì alla sua pressione, non calando come l'altra ma bensì alzando la proboscide verso l'alto. Infine, all'estremità destra una scimmia, che dopo essere stata toccata, ruotò verso la gazzella. Il bibliotecario, durante la spiegazione accennò anche al significato della scena che risultava alla fine e Seth non aveva potuto fare a meno di arrossire e distogliere lo sguardo. Adesso, dopo aver visto il varco aprirsi, si congedò dal gruppetto di pietra strizzandogli l'occhio con complicità ed entrò nella prima stanza.
La torcia ne illuminava solo una parte, ma fu sufficiente per farle cacciare un urlo, che cercò quasi subito di soffocare con l'altra mano. Già rimpiangeva le carezze delle ragnatele, per altro presenti anche in questo nuovo ambiente. Teschi, femori, costole, qualsiasi tipo di osso umano era accatastato in un blasfemo amplesso che impediva di distinguere l'unità dei corpi. Brandelli di tessuti dai più ricchi ai più grezzi, resti di calzature e altri residui umani coprivano ogni angolo. Dall'apertura di un bacino uno sguardo che se umano avrebbe rappresentato fastidio, la fissò per un tempo sufficiente per essere ricordato negli anni, poi il grosso topo nero se ne andò chissà dove nel buio.
Avrebbe dovuto fare solo pochi metri per raggiungere la porta che dava nel magazzino, ma ciò comportava dimenticare decine di racconti sentiti da bambina, ignorare innumerevoli precetti e superstizioni sul culto dei morti e sulle loro anime e soffocare il disgusto e il terrore ad ogni passo. L'alternativa era tornare indietro, abbandonando Pauli al suo destino per venire in seguito con qualche aiuto. Ma se poi si fosse rivelato troppo tardi? Se l'avessero trovato morto, il corpo straziato da orribili torture? Sentiva che non avrebbe potuto perdonarsi la sua perdita, non solo come essere umano e come amico quale lo aveva accolto a palazzo, ma per un qualcosa di ancora non ben definito che sentiva bruciare dentro di lei quando lo pensava, una sensazione sopita da tempo, risvegliatasi nelle poche ore in cui erano stati insieme.
Proseguì.
Scricchiolii di ossa frantumate, fruscii, rumori di ogni genere amplificati dal buio che si richiudeva dietro di lei ad ogni passo. Poi, finalmente, la porta e la nuova nicchia con il codice da comporre.
Ai lati due delicate tortore si girarono dall'esterno verso l'interno, al centro, dal fondo, quelli che sembravano chicchi di grano, si rivelarono la cresta di un maestoso serpente che al suo tocco si erse poderoso fra le due figure. Ignorò l'allegoria della scena e quasi si tuffò nel magazzino che si aprì davanti a lei. Batté contro lo spigolo di una grande cassa, incespicò nella sua veste rimasta impigliata in un chiodo sporgente e cadde seguita dal rumore di uno strappo.
Rialzatasi prontamente verificò i danni: cosa più importante, la torcia era rimasta accesa, lei aveva subìto una forte contusione su un fianco, segnalata da un'ombra di terriccio e i larghi e sottili pantaloni che indossava erano distrutti, tanto che dovette finire di strapparli per muoversi senza impedimenti. Le rimaneva solo il perizoma di perle che in altri momenti le aveva procurato brividi di piacere muovendosi fra le natiche. Si ritenne soddisfatta per come era andata e proseguì la sua esplorazione verso la sala delle torture.

lunedì 15 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 11

Mentre Pauli, prigioniero, sognava impossibili amplessi, Seth si era recata nella sala della biblioteca per cercare le mappe del palazzo e studiare gli accessi alla torre sud. L'austero ambiente, interamente foderato di libri che riempivano anche tavoli, sedie e ogni angolo del pavimento impilati in fantasiose colonne, era gestito da un anziano saggio, che veniva chiamato dal Visir in occasione di decisioni importanti in qualità di consigliere.
La ragazza non perse tempo a cercare improbabili scuse e dopo i saluti di rito, chiese direttamente ciò che le interessava. In pochi minuti il bibliotecario le dispiegò davanti una grande pergamena con un'intricata serie di segni che altro non erano che la dettagliata e quasi fedele riproduzione del palazzo nel suo complesso. Poco discosto posò anche un piccolo volume chiuso con un lucchetto. Spiegò quindi brevemente a Seth che alla torre si arrivava per un unico stretto corridoio, che era composta di sette piani adibiti a diverse funzioni e che nei sotterranei c'era l'antica sala delle torture. Dopo di che volse uno sguardo indagatore alla giovane e vedendola decisamente più turbata e pallida di quando era arrivata continuò «Però per ragioni di sicurezza fu costruito un accesso segreto ai sotterranei, ormai dimenticato, la cui ubicazione è descritta in quel libro (indicò il volume che aveva portato con la mappa), insieme agli altri segreti che si celano nei muri del palazzo. L'ho scoperto nei primi  tempi in cui facevo da apprendista al mio predecessore e ho sempre sospettato che lui lo sapesse e che anzi il ritrovamento facesse parte di quanto dovevo imparare. Quindi, se qualcuno per ragioni che non sono interessato a sapere, volesse entrare nella sala delle torture senza essere visto, basterebbe che leggesse su quelle pagine come fare. Del resto, se analizzate meglio il disegno, vi accorgerete che in alcuni punti i muri sono stranamente molto più spessi del necessario, è lì che si celano i suoi segreti…».
Seth parve rianimarsi di colpo, gli occhi le si illuminarono come sempre, pieni di speranza e sapendo di essere benvoluta dall'uomo, gli raccontò brevemente i suoi sospetti e dichiarò di voler liberare il giovane quanto prima, sicura ormai che fosse tenuto nascosto là sotto. Fu quindi aperto il libro e il bibliotecario cercò i passi in cui veniva descritta la torre e tutto ciò che la concerneva. Il testo ero fitto e in lingua antica e Seth non riusciva a comprendere il significato di tutte le parole. Piccoli disegni al margine dettagliavano alcuni particolari. In una piccola grotta artificiale costruita nei giardini per creare una zona fresca e appartata, c'era un'apertura dissimulata fra i decori dello sfondo, tramite la quale si accedeva a una stretta scalinata che faceva scendere immediatamente ai livelli inferiori. Un lungo corridoio si concludeva davanti a una prima porta, il cui sistema di apertura consisteva nel premere una sequenza di piccole sculture in una nicchia della parete. In questo modo si poteva usare l'accesso all'occorrenza senza la necessità di portarsi dietro le chiavi delle varie porte. Il primo vano era abbastanza grande ma non se ne conosceva la funzione perché la scritta era parzialmente cancellata e si leggeva solo la parte finale "-sario". Da qui un breve tunnel portava in un magazzino e da questo si accedeva alla vasta sala delle torture da una specie di anticamera aperta.
Memorizzato mentalmente il percorso e le sequenze di apertura, Seth ringraziò il bibliotecario, rifiutò il suo aiuto e anzi lo pregò di non dire a nessuno, nemmeno al Visir di quel colloquio, quindi uscì per andare a procurarsi una torcia.

domenica 14 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 10

E Pauli? Il povero giovane si era risvegliato veramente nella sala delle torture, anche se per sua fortuna, vedendone solo una parte, non riusciva a rendersi bene conto. La cosa certa era che si trovava legato a degli anelli infissi nel muro e poteva stare solo inginocchiato o quasi. La stanza era illuminata da un grande braciere, cui erano appoggiate delle lunghe tenaglie.
«Ma come ci sono finito qui? Ero sul tetto… stavo guardando Seth che… (il suo fisico nonostante tutto sobbalzò al ricordo). È evidente che sono finito nelle mani di quelli incaricati di uccidermi. Ho fatto male a non pensare a un piano! …Già, ma quando ne avrei avuto il tempo… E come se non bastasse anche la derisione di quel maledetto del Dattero della Fortuna! E io che continuo a a consultarlo! Sempre tutto facile per lui… "Quando l'acqua bolle, bisogna buttare la pasta". Bell'oracolo sì!».
Così pensando, stremato dalla posizione scomoda, cominciò a sognare la sua Seth, quasi che la mente volesse soccorrere il corpo e rendergli più lievi le sofferenze.
Stava ancora amoreggiando con lei, come due colombi in un soleggiato mattino di primavera e con una mano prese a staccare alcuni chicchi d'uva da un grappolo caduto su un cuscino su cui si trovavano, lei col ventre all'altezza delle sue labbra in impudica e smaniosa offerta. Glieli bagnava nel sesso e quindi se li faceva rotolare in bocca, rigirandoli con la lingua, poi dopo averli rituffati nel nettare, li faceva rotolare sul corpo di lei, sospingendoglieli infine fra le labbra.
Adagiatala sui cuscini con un unico colpo le fu dentro. Il corpo di Seth reagì inarcandosi, la testa ondeggiava spandendo i capelli ora qua ora là. Il movimento era lento ma continuo, come la risacca del mare al tramonto, poi cominciò a diminuire la profondità e solo la testa rimaneva immersa e ruotava ritmicamente, finché uscì del tutto. Seth rimaneva perplessa per qualche attimo, poi aperti gli occhi per controllare, se lo vide davanti, lanciato verso la sua bocca. Era caldo, sentiva le vene pulsare, a stento riusciva a farci scorrere la lingua e assaporò le prime gocce di piacere. Poi fu nuovamente svuotata, ma per poco. Si ritrovò girata sulla pancia e adesso era nuovamente la lingua di Pauli che la frugava. Come riusciva ad arrivare così in profondità? Le dita la schiudevano e rapidi colpetti arrivavano diretti sul punto massimo di piacere. Fu così che quando la prese trovò un'accoglienza degna di un re, sdraiato su di lei, le mani ricolme dei suoi seni, le tormentava dolcemente la nuca con piccoli morsi. Le mise sotto un cuscino più spesso e cominciò a massaggiarle le reni, quindi, senza uscire, la rigirò e si mise a torturarle i capezzoli. Bagnava l'areola, ci soffiava sopra, ne faceva il giro strusciando il naso sulla vetta. Passava all'altra ripetendo lo stesso tragitto e solo allora cominciava a succhiarne uno e a stringere l'altro fra due dita. Le spinse quindi il sesso fra i seni, in modo che la punta arrivasse a toccarle le labbra, mentre due dita le sospingevano il monte di Venere dall'interno.
Continuarono così per un po', Pauli realizzando il suo sogno, Seth ormai abbandonata al piacere, le gambe incrociate sulle sue reni, le unghie piantate nelle natiche, finché quasi lo implorò di venire insieme a lei. E così fu. Per un tempo che sembrò infinito.
Albeggiava. Pauli stava disegnando arabeschi con un dito sul corpo di lei, che subiva tranquilla, gli occhi socchiusi, la testa su una sua gamba.
«Forse dovremmo deciderci a scappare…» disse a malincuore il giovane.
«No… non verrò mai con te… cioè, sì…, però forse… ma prima do qualche bacino al fuo amifetto e ne falliamo dofo, eh…?».

sabato 13 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 9

Seth si era accorta che la domanda aveva infastidito il capitano, ma ancora le riusciva difficile credere a quello che la mente stava piano piano ricostruendo. Pensò di chiedere al Visir di fare un controllo, ma non aveva che una labile teoria da proporre ed era noto che avesse piena fiducia nell'ufficiale. Non sapeva bene cosa fare, ma qualcosa dal basso ventre le suggeriva di darsi una mossa, Pauli era in grave pericolo e forse non aveva molto tempo per scoprire cosa fosse successo realmente.
Non era mai stata nella zona della torre sud che era lontana dagli appartamenti delle donne e, anzi, frequentava quasi solo quelli e alcuni dei molti giardini, dove si divertiva a dar da mangiare ai coloratissimi pappagalli, anche se il suo preferito era grigio e un po' malconcio, ma gli era affezionata perché l'aveva salvato lei stessa da morte certa. Non sarebbe stato nemmeno facile avvicinarsi per controllare se Pauli fosse veramente tenuto prigioniero lì e non riusciva nemmeno pensare che potesse essere in una sala delle torture. Le venne in mente che, non avendo il capitano molti fedelissimi su cui contare, forse qualcuno avrebbe dovuto portare del cibo fino alla torre. Si diresse con passo deciso verso le cucine, dove la capo cuoca la teneva in altissima e affettuosa considerazione perché le aveva spiegato alcune ricette di piatti molto particolari apprese in Occidente e grazie alle quali aveva ricevuto tangibili complimenti dal Visir.
Pas-t-al-Pes-t era come sempre intenta a preparare il pranzo e incitava con urla e sguardi assassini i vari servi ai suoi ordini, ma si illuminò appena la vide e le preparò immediatamente un piatto di dolcetti di cui sapeva andare pazza la giovane. Seth infatti, nonostante la tensione che le attanagliava lo stomaco, dapprima sbocconcellò una Coh Pah-ta come colpita da improvvisa anoressia, dopodiché, durante i convenevoli, spazzò via anche le briciole ti tutte le altre leccornie.
Rifocillata chiese a Pas se avesse dovuto preparare dei pasti da consegnare a qualcuno al di fuori della sala mensa. La cuoca cambiò espressione, si fece più seria ma ebbe anche un lampo di malizia negli occhi, o almeno così sembrò a Seth. Confermò senza esitazione di aver dato una cesta con del couscous, alcuni spiedini e della frutta insieme a due otri di acqua a un paio di guardie che l'avevano svegliata prima dell'alba. E vedendo il volto della giovane farsi preoccupato, aggiunse subito dopo che, secondo una voce che aveva sentito, ma ci tenne a ripetere che era solo una voce, qualcuno fosse segregato nella torre sud, chiusa da lungo tempo. Il cuore di Seth accelerò e nella sua testa cominciarono a chiarirsi alcuni dettagli e presa dai suoi ragionamenti non si era accorta che la cuoca le aveva proposto altri dolcetti e non avendo sentito risposta gliene aveva servito un altro piatto. D'un tratto si alzò, baciò la donna e si diresse verso la porta guardando di sfuggita l'ultimo biscotto rimasto. Prima di uscire tornò indietro e se lo mise in bocca dicendo «Oggi ho molti impegni, chissà quando potrò rimangiare…» e uscì. Solo a quel punto la cuoca si alzò e tolse il piatto dalla tavola.

venerdì 12 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 8

«Presto, portiamolo via! Non possiamo ucciderlo qui.»
«E poi non ci potremmo divertire… il Capo sarà comunque contento di noi.»
«Andiamo, dalla torre sud non avrà modo di uscire.»
Seth afferrò solo le ultime parole, aveva sentito il rumore ed era tornata bruscamente alla realtà, senza però riuscire a capire cosa stesse succedendo. Crollò quindi in un sonno profondo, stanca delle tante emozioni della giornata.
Dopo poche ore di sonno la mattina si presentò piena di dubbi: dov'era Pauli? E perché si sentiva così preoccupata per lui? Era forse colpa del sogno? Se ne ricordava solo una parte, girava affannosamente per il palazzo alla sua ricerca, sentiva delle grida ma non riusciva a capire da dove provenissero, le guardie che incrociava le ridevano beffardamente in faccia. Alla fine di un corridoio stretto e buio aveva trovato una porta di ferro chiusa e senza sapere perché aveva cominciato a tempestarla di pugni ferendosi le mani. Dall'interno udì un ghigno e una voce conosciuta che diceva «Mia, sarai solo mia, te ne dovrai convincere in un modo o nell'altro! Ahahahahahah…». Rabbrividì, non poteva essere, la sua mente aveva inventato tutto. Del resto conosceva Pauli così poco, non si vedevano da anni e lei aveva la sua vita. E sì, le aveva fatto piacere rivederlo, parlargli e si era lasciata un po' andare… e rimasta sola aveva dovuto placare il fuoco della sua intimità pensando a lui… e sapeva di essere preoccupata per la sua scomparsa… molto preoccupata… stranamente… ma forse si sentiva così per aver dormito troppo poco. Sì, sicuramente… o almeno, forse… ci avrebbe riflettuto più tardi ora doveva correre… cioè, andare dal Visir per sapere se ci fossero delle novità del su… di Pauli…
Trovò tutti riuniti nella sala delle udienze, il Visir le baciò la mano come ogni mattina e la ragguagliò sui risultati delle ricerche. Il capitano delle guardie, che come sempre non perdeva l'occasione di lanciarle sguardi lascivi che la mettevano in subbuglio, stava dicendo che il giovane aiuto del mercante era sicuramente scappato dal palazzo dopo aver rubato un piccolo scrigno di antichi gioielli di famiglia del Visir e portava a testimone uno degli schiavi addetti alle cucine. L'uomo in questione era un vecchio malconcio accasciato ai loro piedi, l'impressione era che fosse stato brutalmente percosso, non alzava mai lo sguardo e sembrava ritrarsi terrorizzato all'udire la voce del capitano.
«Se Vostra Grazia mi concede l'onore, lo riporterò a palazzo in giornata, vivo o… morto… e recupererò i gioielli, sempre che non li abbia venduti a qualche mercante di passaggio per disfarsene. Ahahahahah…».
Il Visir, scuro in volto, diede ordine che cercasse il fuggitivo ma che lo riportasse vivo. Il capitano, chinò il capo e si voltò per andarsene, un lampo negli occhi rivolto alla Principessa. Un lampo simile percorse la mente (e il cuore) della giovane «Scusate, Capitano, cosa c'è nella torre sud?».
La domanda parve gelare sul posto l'uomo che si girò per rispondere con qualche secondo di ritardo «La sala delle torture, mia Signora, ma non viene utilizzata da anni. Se non avete altro vorrei cominciare l'inseguimento.» Un attimo dopo era sparito.

giovedì 11 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 7

Una volta sul tetto Pauli discese fino a una grande terrazza e da lì proseguì in un percorso che lo portava ad arrivare quasi a terra e dopo qualche metro ad altezze quasi preoccupanti, spenzolato nel vuoto. Più volte dovette trovare riparo dietro muretti o sfiati per l'areazione dei locali per lasciar passare una ronda. Guardò attraverso delle aperture per cercare di capire la sua posizione finché arrivò a una griglia di ferro da cui proveniva una voce «Dovete trovarlo… e non m'interessa che sia sotto la protezione del Visir, un incidente può capitare a tutti nel palazzo o meglio ancora in uno dei giardini. Farete un lavoro pulito, ne va della vostra testa. …Ho visto lo sguardo delle Principessa… conosco le donne e non mi faccio ingannare come quello sciocco del Visir… Trovatelo e uccidetelo. Meglio se avrà modo di soffrire e di rendersene conto. Andate.».
Dire che il giovane si accasciò lungo la parete non rende l'idea, per fortuna riuscì a non svenire, ma sembrava che le ossa gli si fossero polverizzate.
Scappare. No… doveva tornare indietro da lei, rapirla… cioè chiederle di andare con lui… o rubarle almeno un ultimo bacio, toccare la sua pelle, stringerla, dopo di che la morte sarebbe stata più dolce.
Fu così che cercò di rifare il percorso inverso perché sicuramente l'alloggio di Seth non doveva essere distante da dove si erano incontrati. Ad ogni più piccolo fruscio sobbalzava e cercava un rifugio, conscio che se l'avessero preso forse non avrebbe potuto dare delle spiegazioni, perché non ne avrebbe avuto il tempo.
Si trovò vicino a una finestra non troppo grande da cui usciva una luce, poco più in alto di dove si trovava. La posizione poteva essere quella giusta, per cui decise di rischiare e si arrampicò per poter sbirciare.
Stavolta più che un mancamento rischiò un vero e proprio collasso. Qualche metro più sotto, su un grande letto tondo, Seth, completamente nuda, si stava carezzando i rigogliosi seni, li stringeva, li premeva, li spingeva uno contro l'altro per strusciarli insieme. Torceva i capezzoli, poi, dopo essersi leccata il dito medio di entrambe le mani, cominciò a premerli con un lento movimento circolare.
Il cuore di Pauli sobbalzò.
Come per un raptus la ragazza si girò su un fianco, un braccio a strusciare i seni una mano scomparsa fra le cosce. Le gambe s'intrecciavano e si scioglievano ritmicamente, l'espressione era quasi di dolore, mugolii rochi rompevano il silenzio. Si girò ulteriormente, le splendide natiche si alzavano e abbassavano come seguendo una melodia, la mano adesso faceva capolino sotto di loro, l'altra, alla fine del braccio disteso, sembrava voler afferrare qualcosa, aperta allo spasimo come quella di un naufrago che stia per affogare. Dalla bocca i suoni si fecero via via più distinti, fino a formare un nome nel momento massimo del piacere: «Pahhhh… ahhhhh… uhhhhhhhhh… liiiihhhh…».
Nell'immobilità e nel silenzio della scena, si udì un tonfo sordo, il giovane era caduto all'indietro svenuto, il tessuto dei pantaloni all'altezza del pube orgogliosamente rialzato.

mercoledì 10 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 6

Adagiatala sui cuscini, stava puntando il sesso contro quello di lei, la punta ancora più gonfia per aver sentito l'appiccicosa umidità che stava per accoglierlo, quando… «Principessa! Principessa! Venite, presto! È scomparso il giovane aiutante del mercante!».
Rapida come il falco quando si getta sulla preda, Seth corse a immergersi mollemente nella grande vasca, posizionandosi in modo che l'eunuco per parlarle non vedesse la zona dei cuscini. Pauli si ritrovò a dare il poderoso colpo di reni destinato alla profonda intimità della giovane contro il pavimento e a stento soffocò un'imprecazione e massaggiandosi la parte ammaccata cercò di nascondersi nuovamente sotto i cuscini.
Seth uscì completamente nuda dall'acqua, diretta verso l'asciugamano che le veniva porto dal servo, e contemporaneamente in un altro angolo della sala un cuscino ebbe un sobbalzo e cadde, lasciando intravedere quella che da distante poteva essere scambiata per una susina rosso-violacea.
La giovane seguì quindi l'eunuco nei suoi appartamenti, dove alcune schiave la vestirono e la prepararono velocemente per poter andare dal Visir.
Dopo qualche minuto Pauli uscì dal nascondiglio e si rivestì, ancora dolorante per la botta subita e cominciò ad ispezionare la grande sala. Purtroppo non dava su altre stanze oltre al corridoio d'accesso e su un lato c'era solo una piccola finestra, da dove sarebbe passato a stento e che dava su un giardino. Guardò in alto come per chiedere aiuto al Cielo e vide brillare nella penombra della grande cupola una cerniera colpita da un raggio lunare. Si fece più sotto e si accorse che due degli spicchi, uno di fronte all'altro, erano aperture che permettevano l'accesso all'esterno. La scoperta era molto interessante, ma ora sorgeva il problema di come raggiungere quell'altezza, non poteva certo impilare tutti i cuscini e sperare che lo sorreggessero! Fu colto dalla disperazione, immaginò di essere giustiziato nella corte maggiore del palazzo, vide il magnifico fondoschiena di Seth sanguinare scorticato dalle scudisciate di un rozzo soldato, il mercante privato di alcune falangi… Appoggiò la testa contro una delle due colonne squadrate che reggevano l'arco principale e batté la fronte contro uno spigolo. Sul momento non ci fece caso, rassegnato alla fine più atroce, un po' di mal di testa e il sesso tumefatto non avrebbero certo fatto la differenza. Poi però si rese conto che la superficie decorata avrebbe dovuto essere liscia e non presentare dislivelli. Osservò meglio e scoprì che alcuni segni si ripetevano con cadenza regolare ed erano tutti scavati nel marmo, in pratica una scala scolpita. Non ci pensò sopra due volte, prese ad arrampicarsi e dopo qualche minuto raggiunse la sommità e con l'aiuto del piccolo coltello che portava sempre con sé aprì lo spicchio di vetro della cupola e fu all'aperto.
Nello stesso momento Seth stava fingendo apprensione e preoccupazione per la scomparsa del giovane e la cosa le riuscì particolarmente bene perché, seppure per ben altri motivi, era effettivamente angosciata per la sua sorte. Il visir, dolcemente, le chiese di nuovo di ripetere fino a quando si ricordava di averlo visto, ma lei sostenne fermamente di essersi assopita parlando a causa di un po' di emicrania. Il mercante provò a sostenere che potesse essere tornato al carro più grande, rimasto all'esterno del palazzo, per prendere altre stoffe da far vedere alla principessa, ma nessuna guardia aveva visto passare Al-Pallih-Duh, come era stato ironicamente soprannominato per la sua carnagione.
Dato ordine al comandante di continuare a cercarlo, il Visir congedò i presenti e ognuno si ritirò nei suoi appartamenti, compreso il mercante che rimase gradito ospite per la notte.