lunedì 22 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 18

Il corpo di Seth fu come veliero cullato dai flutti, si alzava e abbassava seguendo la cadenza delle onde, il timone a guidare sicuro verso un approdo di piacere. Le mani di Pauli le carezzavano i seni per poi scendere lungo i fianchi come l'acqua che dalla prora venga spartita lungo i lati della chiglia. Le vele della veste gonfiate dal vento, la muscolatura tesa come il sartiame a sostenerne lo sforzo. La stiva riempita e svuotata metodicamente ad ogni viaggio col carico perfettamente calcolato e bilanciato. La curva infossata della schiena raccoglieva stille di sudore come spuma del mare sul ponte, i suoi occhi erano le stelle che danno sicurezza al marinaio nel buio della notte. Talvolta il ritmo era quello durante la tempesta, le mani si avvinghiavano ai sostegni, i corpi saldati dall'impeto della natura, il pennone che sembrava affondare negli abissi più profondi per poi riemergere irrorato per la sua lunghezza dal deliquio dei sensi. Quindi la calma della risacca permetteva il rilassamento dell'imbarcazione, mani esperte si accertavano delle condizioni della scafo e della polena, altre verificavano che l'alberatura sopportasse la violenza di un altro fortunale.
Così finalmente mentre l'uno realizzava un sogno a lungo cullato, l'altra sentiva di aver trovato finalmente un porto sicuro in cui abbandonarsi dopo una faticosa navigazione.
Il piacere esplose quindi per entrambi all'unisono, uniti in un'unica scossa finale, gli umori che si mescolarono in un ulteriore amplesso primordiale.
Uscito dal suo scrigno, Pauli girò Seth e le avvolse le mani a coppa sotto il volto per suggellare con un lungo bacio il delirio che li aveva travolti entrambi.
Non è dato sapere quanto rimasero sotto il cielo stellato in dolci conversari, l'alba però li colse ancora stretti l'un l'altra sulla terrazza, lasciati soli dalla benevolenza del Visir che aveva messo due guardie per impedire che inopportuni li potessero interrompere.
Ristoratisi con un'abbondante colazione dovettero ancora dividersi perché le convenzioni non permettevano loro di abitare nelle stesse stanze. Dopo aver interrogato i due separatamente, il Visir acconsentì alla loro unione e fu quindi ovviato anche a questo inconveniente. Pauli fu dotato di alcune cariche ufficiali, fra le quali il titolo di Gran Organizzatore dei Decori, delle Arti, degli Intrattenimenti, dei Festeggiamenti, degli Spettacoli e delle Cene, con grande gioia di Seth che non perdeva occasione per aiutarlo nella creazione degli eventi di corte. Il personale a loro disposizione e il denaro erano abbondanti e per loro fortuna disponevano sempre del tempo necessario per preparare tutto con calma, perché si sa, i due erano giovani e i loro sensi difficilmente si placavano col calore delle giornate, per cui durante la scelta di un fregio di una sala o nella composizione di un centrotavola per un rinfresco, ci scappava sempre un bacio e una carezza di troppo e potete facilmente immaginare come andasse a finire…


FINE

domenica 21 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 17

Finalmente i due poterono rincontrarsi dopo il tramonto nelle sale adibite ai festeggiamenti, ma non fecero in tempo a sfiorarsi che vennero separati da nobili e cortigiani che volevano conoscere nei dettagli la loro avventura. Da lontano si lanciarono sguardi colmi di desiderio e di promesse, ma soltanto al momento della cena si ritrovarono seduti vicini, accanto al Visir. Le mani si cercarono colte da frenesia, le dita si intrecciarono per un breve istante. Poi le portate cominciarono ad arrivare e il viavai dei servi consentiva solo fugaci sfioramenti, mentre vassoi colmi di prelibatezze inondarono la sala di profumi. Timballi, arrosti di cacciagioni pregiate, pesci di mari lontani e sconosciuti, torte dolci e salate, frutti meravigliosi…
Inebriato dalla passione Pauli immaginava ogni salsa che versava sulle pietanze di farla colare sui capezzoli eretti di Seth, per poi vederla scendere come lava bollente da un vulcano lungo la pienezza dei suoi seni. Le creme si vedeva a spalmarle sulle sode natiche dell'amata, mentre avrebbe bevuto i nettari fruttati dopo averli fatti mescolare agli stordenti umori del suo sesso. Mentre fantasticava su ciò, sentì un risolino sommesso e voltatosi verso la giovane vide che stava facendo roteare una piccola ciambella intorno all'indice e al contempo ne guardava la virilità già sufficientemente stimolata. Arrossì, ma non resistette alla tentazione di rubare quanto offerto, strusciando mollemente le labbra lungo il dito durante il furto. Con sguardo complice Seth fece scendere velocemente la mano aperta verso il grembo accennando un rapido movimento con l'indice stesso socchiudendo gli occhi.
La cena sembrava non finire più, decine di piatti continuavano ad affluire, i presenti si avvicinavano in processione ad omaggiare il Visir e i suoi ospiti, perdendosi in estenuanti lodi di ammirazione e meraviglia, finché, con grande sollievo di Pauli che non era abituato a simili maratone, fu dato inizio alle danze. Il giovane però non poteva immaginare che insieme all'amata sarebbe stato ancora al centro dell'attenzione e, suo malgrado, fu costretto a partecipare a un'attività che mai lo aveva interessato, se non come spettatore durante qualche spettacolo di ballerine velate… Non solo giovani prosperose, ma anche vecchie cascanti e dai trucchi improbabili se lo contesero e dovette subire la doppia tortura di vedere Seth passare fra le braccia di muscolosi mercanti e decrepiti e sbavanti nobili attempati.
Per fortuna, dopo molteplici giravolte, il maestro di cerimonia fermò i suonatori per presentare un gruppo di ballerine che avrebbe permesso agli astanti di riposare godendosi lo spettacolo.
Al loro ingresso fu chiaro che anche per Pauli il diversivo sarebbe apparso più che interessante, ma non era ancora entrata l'ultima ragazza che si sentì strattonare per un braccio e sentì Seth sussurragli che sarebbe uscita sulla grande terrazza per prendere un po' di fresco. Lo sguardo aggiungeva senza ombra di dubbio che lui avrebbe dovuto seguirla e soprattutto di distogliere immediatamente gli occhi da quell'immorale accozzaglia di svergognate seminude.
Così fece e, dopo aver controllato che nessuno lo notasse, raggiunse la principessa all'esterno.
Lì per lì non la vide, poi avanzando circospetto, ne notò in un angolo la chiara veste che si muoveva dolcemente nella brezza notturna illuminata dalla luna. Appoggiata alla balaustra era quanto di più invitante potesse immaginare: un momento vaste porzioni di pelle ammiccavano lucide di oli e di una leggera patina di sudore, il momento successivo i fianchi e le cosce erano perfettamente disegnati dal tessuto incollato al corpo.
Rapito da tanta bellezza si accostò in silenzio alle sue spalle, facendo scorrere le mani lungo i suoi fianchi e proseguendo massaggi e carezze lungo la schiena, stuzzicandola con piccoli baci che la facevano rabbrividire attraverso il tessuto. Seth cominciò allora un lento movimento rotatorio del bacino, quasi a saggiare la consistenza di quanto sentiva premere contro di sé. Poi, ridendo in cuor suo per aver pensato alle ballerine come delle svergognate, fece scivolare una mano nelle brache del giovane e ne estrasse il sesso infuocato. Con gesti che le erano sconosciuti ma che si rivelarono naturali, lo introdusse dentro di sé senza voltarsi, accogliendolo nel miele del suo piacere che già le traboccava dalle labbra.

sabato 20 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 16

Lo sguardo di Seth passò rapidamente dal cadavere del capitano al punto da cui era partita la freccia. Il Visir, consegnando la balestra al bibliotecario, ordinò con un gesto imperioso ai suoi soldati di arrestare le guardie traditrici, quindi si avvicinò ai due e con precisi colpi di pugnale recise le corde che li legavano insieme e coprì la ragazza con il suo mantello.
Era stato proprio il bibliotecario ad avvisarlo, dopo aver ripensato al dialogo con la Principessa e insieme avevano ricostruito l'accaduto e fatto una breve indagine sugli ultimi spostamenti dell'ufficiale, giungendo così in tempo nella sala delle torture per evitare il peggio.
Vennero prestate le prime cure a Pauli, seduto a terra appoggiato a un muro, occhi negli occhi con Seth che gli stringeva una mano fra le sue. Il Visir si scusò per i sospetti che erano ricaduti su di lui, suo ospite, dichiarò che avrebbe punito le guardie e anzi lo ringraziò perché col suo intervento aveva scombinato i piani del capitano che stava progettando un vero e proprio colpo di mano per prendere il potere. Il forziere con i gioielli rubati era stato trovato nei suoi appartamenti e sarebbe servito a finanziare l'operazione, corrompendo quante più persone possibile nel palazzo. Il giovane, ancora non completamente ripresosi dal trattamento e mancando di alcuni dettagli dell'accaduto, riusciva a stento a seguire il discorso, perso nella dolcezza dello sguardo dell'amata e con un unico desiderio, ovvero che il delicato tocco della sua mano fosse reale e non si rivelasse l'ennesimo sogno.
Furono organizzati grandi festeggiamenti per quella sera e nel frattempo a Pauli e al mercante fu assegnato un intero appartamento. Durante il bagno, mentre l'anziano raccontava le varie vicende dalla sua scomparsa, alcune schiave si presero cura di lui, lavandolo e massaggiandolo e provocandone l'inevitabile reazione fisica. A quel punto però sentiva come un colpo in testa e la sua mente prendeva a vagare sulle fattezze e sul corpo di Seth, riandando allo splendore del suo sorriso e alla sua pelle di seta, rinvigorendogli ulteriormente l'eccitazione. Balbettando delle scuse uscì rapidamente dalla grande vasca, lasciando le donne a darsi di gomito, ridendo impertinenti mentre indicavano il suo stato. Si rifugiò per qualche minuto in una stanza attigua e ne ritornò con aria più serena e indossando un paio di brache messe a disposizione insieme a un intero guardaroba dal Visir. Le schiave lo guardarono con disappunto e continuarono a scambiarsi baci e carezze fra di loro, mentre il mercante, sopraffatto dalle emozioni della giornata, sonnecchiava poco discosto.
Seth intanto, dopo un bagno ristoratore, era nel pieno del racconto dell'avventura occorsale, contornata dalle giovani addette alla sua persona, intente a massaggiarla con oli ed essenze profumate ma curiosissime di sapere ogni dettaglio. Cori di sospiri si levavano dal piccolo gruppo ad ogni bacio o carezza, gemiti di raccapriccio e ansia per la sorte di Pauli ad ogni colpo di frusta. La più giovane osò infine chiedere se la loro storia avrebbe avuto un seguito e la Principessa, con lo sguardo trasognato, rispose che sì, senza dubbio, già sentiva la sua mancanza e quindi…
Alle sue spalle la più anziana le ricordò di alcuni ricchi pretendenti che già si erano fatti avanti presso il Visir per ottenere i suoi favori, ma a nulla valse l'elencazione di convenzioni, usi, convenienze e quant'altro di burocratico atteneva la vita sentimentale di una giovane all'interno dell'aristocrazia, il solo ricordo delle labbra di Pauli sulle sue diventava una fortezza incrollabile.

venerdì 19 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 15

Un attimo dopo sull'angolo dell'anticamera apparve il capitano con aria divertita. «Bene bene, i piccioncini si sono riuniti, adesso il divertimento sarà doppio…».
Cos'era successo? Purtroppo una guardia fra quelle fedeli all'ufficiale aveva visto entrare Seth nella grotta con la torcia e si era insospettito, si era affacciato e aveva seguito la ragazza nel sotterraneo fino alla prima stanza. Certo che stesse tramando qualcosa, pur non avendo ben chiara la situazione, era corso ad avvisare il suo comandante che era appena rientrato dalla torre sud. Insieme con gli altri uomini avevano rifatto tutto il percorso ed erano giunti proprio nel momento della liberazione e dopo averli lasciati illudere per qualche minuto erano usciti dal nascondiglio.
Furono legati insieme a un palo, non potevano vedersi ma con le mani riuscivano a sfiorarsi e quando una staffilata colpì Pauli al petto, Seth lo sentì irrigidirsi e inarcarsi e così per i colpi successivi. Poi il capitano andò di fronte a lei e cominciò a strusciarle il manico della frusta lungo le cosce, indugiando sul triangolo di perle e aumentando la pressione. La giovane cercò di sviarlo con i pochi movimenti che le erano consentiti, dall'altro lato Pauli, non sapendo cosa stesse succedendo, sfogava la sua impotenza maledicendo il loro aguzzino. Un preciso colpo di frusta lacerò la parte di veste ancora intatta e fece brillare una goccia di sangue sul seno sinistro. La mano a coppa lo strinse con violenza per avvicinarselo alla bocca mentre la lingua guizzava oscena. Come dopo il lento passaggio di una lumaca la piccola macchia rossa fu sostituita da una scia di saliva. Poi lo sguardo si alzò ad incrociare quello di Seth, che in un attimo lo vide passare dall'acceso desiderio a qualcosa di molto simile alla violenza mista a perversione. Staccatosi da lei finì di stracciare la poca stoffa rimasta e con un colpo secco le strappò l'unica difesa rimastale. Le perle schizzarono per la sala, tintinnando dapprima stoltamente gioiose per poi spegnersi ad una ad una come le ultime note di un rito funebre.
«Sono indeciso, mia cara, come puoi vedere dagli sguardi dei miei uomini anche loro, dopo di me, vorrebbero assaggiare le tue carni sode e non vedo perché non accontentarli, ma… ma il dubbio è se farli servire uno per volta lasciandoti legata al tuo amato, oppure se gettarti in pasto a loro tutti insieme… sai, normalmente non si accoppiano con principesse, sono abituati alle laide puttane dei bordelli, ma credo che anche tu sia in grado di soddisfarne cinque contemporaneamente…».
Detto ciò la frugò a lungo nell'intimità senza il minimo pudore né rispetto, quindi si diresse verso Pauli e gli passò quelle stesse dita sotto il naso. «Lo senti? Riconosci questo profumo? È eccitata… non sei l'unico in grado di scaldarla, in fondo non è che un grazioso animale con cui giocare un po'.». Quindi si infilò le dita in bocca assaporandole e scatenando la reazione del giovane che gli sputò in faccia. «Lecca questo bastardo! E poi preparati a bere il tuo stesso sangue se solo osi tocc…». Due manrovesci gli troncarono la frase a metà.
Tornato di fronte a Seth si slacciò la cintura e si calò le brache, esibendo una virilità mostruosa, non tanto per le inusitate dimensioni, quanto per la devastazione prodotta da una virulenta malattia presa anni addietro nel postribolo di un porto. La ragazza chiuse gli occhi mentre l'osceno serpente si apprestava a devastarla, ma un attimo prima che ciò avvenisse fu investita da un fiotto caldo sul viso. Spalancò gli occhi disgustata e vide il capitano con gli occhi sbarrati e increduli e una corta freccia uscirgli dalla gola. Pochi sommessi gorgoglii e il corpo stramazzò a terra privo di vita.

giovedì 18 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 14

Era appena sgattaiolata dietro la porta del magazzino, che sentì la ben nota risata «Ahahahah! Guardatelo, sembra un bambino da come dorme!», cui fece seguito una serie di schiamazzi da parte dei fedelissimi che accompagnavano il capitano. «Oh, ma il signorino si stava divertendo a quanto pare… forse stava sognando la mia Seth… proviamo a chiederglielo…».
Un secco colpo di frusta sibilò nell'aria.
Colpito, Pauli si ridestò e sollevò la testa pronunciando ancora quel nome.
Altri tre schiocchi in rapida successione, quindi due manrovesci in violenta sequenza. «Ti farò passare la voglia di nominarla, anzi, ti farò passare del tutto la voglia… maledetto… ormai era mia e tu sei piombato qui a rovinare i miei piani! Ti ucciderò, ma prima te lo farò mangiare! …anzi, forse lo farò servire a lei con qualche salsa… e forse ti farò grazia della vita, ma ti renderò cieco e ti donerò a lei come schiavo, sentirai il suo profumo ma non proverai eccitazione né potrai vederla. La sentirai urlare mentre la possederò sotto le tue orbite vuote. Te ne dovrai prendere cura quando la notte la lascerò dolente e lordata del mio piacere. Rimpiangerai di essere giunto qui».
A questa demoniaca dichiarazione seguì un'altra serie di colpi in cui il l'ufficiale cercò di scaricare la sua rabbia. Poi, in silenzio, un gesto che avrebbe agghiacciato Seth se avesse potuto vederlo. Al suo comando una delle guardie aveva preso una lunga tenaglia e l'aveva posta dentro il braciere.
«Sarò io a ucciderti, bastardo! Non toccherai mai Seth con le tue mani schifose!».
«Ma allora sei anche un eroe! Seth è una donna fortunata ad avere un amante come te a difenderla! Forse dovrei farla portare qui per farle vedere cosa si rischia a mettersi contro di me. Chissà, forse mi supplicherebbe di lasciarti in vita, se veramente ti ama… Potrei prenderla qui davanti a te mentre i miei uomini ti tolgono alcuni pezzi inutili…». Un ghigno gli rimase impresso sul volto, fermò il soldato che stava sollevando l'attrezzo per cominciare a torturarlo e fece cenno a tutti di seguirlo fuori dalla sala.
Seth attese qualche minuto dopo aver sentito sferragliare alla serratura della porta, poi corse fuori per accertarsi delle condizioni di Pauli. Lo baciò sulle labbra, sui segni lasciati dalla frusta, lo carezzò dolcemente. Poi gli disse che avrebbe avuto bisogno di alcuni strumenti per liberarlo e con malcelato raccapriccio cominciò ad osservare gli attrezzi di ferro che aveva notato sul tavolo poco distante. Gli anelli con cui terminavano le catene erano chiusi da perni con un dado a una delle estremità, occorrevano quindi delle pinze e un martello. Trovato l'occorrente tornò da Pauli e cominciò a cercare di liberarlo. Non sarebbe stata un'operazione veloce, chi aveva stretto i dadi era sicuramente molto più robusto di lei, inoltre voleva evitare di fargli del male e già un paio di volte una pinza era scivolata sul suo polso portando via qualche centimetro di pelle. Passò diverso tempo, entrambi tenevano le orecchie tese nel terrore di essere sorpresi a metà dell'opera e si facevano coraggio scambiandosi baci e parole d'amore. Alla fine la costanza ebbe la meglio su ferro e ruggine e il giovane fu libero. Si abbracciarono inginocchiati l'uno di fronte all'altra, le lacrime che si univano sulle guance affiancate.
Una voce li immobilizzò: «Ma che bella scena romantica!». Si volsero entrambi verso la sala ma non videro nessuno.

mercoledì 17 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 13

Casse di tutte le dimensioni, grandi ceste impilate, alcune con pezzi di armature di varie fogge e metalli, forzieri, assi di legno di varie lunghezze, strani strumenti chiazzati di ruggine e chissà cosa d'altro. Ruote di carro erano appoggiate a una vecchia portantina col tetto sfondato, alcune anfore d'olio probabilmente dimenticato, una gabbia appesa a un gancio con le sbarre troppo robuste per qualsiasi uccello le provocò un brivido lungo la schiena. Un paio di volte dovette scavalcare quello che le sbarrava la strada per poter continuare il cammino in quel labirinto di oggetti che la faceva pensare alla camera di un pazzo. Infine giunse all'ultima porta, con la sua nicchia da decodificare.
Sul lato destro un leone si fece rampante sulla figura centrale, resa irriconoscibile perché la pietra si era stranamente spaccata e corrosa qua e là. Una volta premuta rimase immobile. Seth rimase di sasso. Non ricordava la spiegazione del bibliotecario e il fatto che fosse rotta poteva significare che anche il meccanismo non funzionava più. Tremando spinse verso il basso la terza figura, un granchio, che si scambiò di posto con quella centrale, posizionandosi di fronte al leone. L'ultima porta si era aperta.
Rimase in ascolto, davanti a lei l'anticamera vista sulla mappa si affacciava sulla sala in fondo al lato destro. Avanzò fino all'angolo e nuovamente attese con le orecchie spalancate. Un flebile mormorio indistinto la raggiunse. Sporse la testa. Pauli era incatenato al lato corto della stanza, inginocchiato a terra, la testa riversa sul petto, stava delirando. Un passo e i suoi occhi si riempirono di orrore.
Catene di varie lunghezze scendevano come infernali serpenti lungo i muri, alcune sembravano colare dal soffitto, affiancate da gabbie come quella vista nel magazzino. Lance, tenaglie, arpioni, ganci e altri strumenti che mai avrebbe voluto vedere erano ordinati su un grande tavolo e appoggiati al braciere che dava luce all'ambiente. Su una parete una panoplia raccoglieva una fantasiosa collezione di fruste e scudisci. In un lato un tavolo coperto da un'asse chiodata, con un rullo anch'esso irto di spunzoni sollevato di circa mezzo metro. Poco oltre una ruota con un timone per farlo girare, aveva alla base e nella parte alta delle brevi catene che terminavano con anelli aperti.
Aveva visto abbastanza. Corse verso Pauli che non si era avveduto della sua presenza e una volta che gli fu vicino sentì che stava ripetendo il suo nome «Seth… Seth… mia dolce Seth…». Gli prese la testa fra le mani e incollò le labbra alle sue. Mai aveva fatto qualcosa del genere, per quanto le piacesse aveva sempre atteso che fosse l'uomo a iniziare, ma la paura che fosse morto aveva preso il sopravvento. Quasi lo soffocò, gli coprì il volto di baci, poi nuovamente si impadronì della sua bocca con la lingua in avida esplorazione. Una volta sazia si staccò per studiare le condizioni del giovane. Pauli finalmente la vide in tutta la sua bellezza, pronunciò un'ultima volta il suo nome e svenne.
Con baci e carezze lo fece rinvenire, gli chiese come si sentisse e cercò, per fortuna invano, segni di violenza sul suo corpo. Pauli volle sapere come fosse arrivata lì, le disse di scappare, che non doveva rischiare la vita per lui. I due si raccontarono ognuno la parte che li riguardava della storia e unendo i pezzi ricostruirono l'accaduto. Poi Seth si rialzò per vedere come fossero chiusi gli anelli che lo incatenavano ai polsi e così facendo le perle che le coprivano il pube si vennero a trovare a pochi centimetri dal volto dl giovane. Come la fiera sente l'odore dell'antilope che si avvicina all'abbeverata o i cani seguono le tracce della volpe nel bosco, così il naso di Pauli fu avvolto dal profumo della pelle di Seth, mescolato a leggere tracce di sudore, ai delicati profumi degli oli con i quali si cospargeva il corpo e soprattutto il pungente odore della sua eccitazione.
Svenne nuovamente, dimostrando con una parte del suo corpo di aver assaporato l'ultimo respiro finché era stato cosciente.
La ragazza ancora non aveva trovato il modo di liberarlo quando sentì provenire dei rumori dall'esterno, lasciò Pauli come l'aveva trovato (anche se dall'espressione sembrava decisamente più contento) e corse a nascondersi nel magazzino.

martedì 16 luglio 2013

Favola (Mille e una notte Style) 12

Nuovamente la cuoca le fu di aiuto. Non chiese nulla ma il suo sguardo, se Seth non fosse stata così concentrata, le avrebbe rivelato che la donna immaginasse qualcosa.
In breve fu nella grotta, aprì il varco e cominciò la discesa, non senza un certo disgusto per le velature che blandamente scendevano dal soffitto, composte da una fitta trama di ragnatele. In cuor suo sperava solamente di non incontrarne l'autore. Leggeri fruscii la riempivano di dubbi sulla sua iniziativa, ma il cuore, incapace ormai di mentirle, la spronava a proseguire e anche velocemente.
Il corridoio sembrava non finire mai, la prima parte, scavata nella roccia, in alcuni punti la costringeva quasi a strusciare contro le pareti, ma terrore e disgusto le facevano ritrarre ancor più la sua slanciata figura. Finalmente giunse alla parte del corridoio costruita dall'uomo e proseguì speditamente fino alla porta, notando subito la nicchia con le statuette da premere. Per prima andava abbassata la figura centrale, una snella gazzella vista di profilo e girata verso occidente. Poi l'elefante alla sua sinistra, che reagì alla sua pressione, non calando come l'altra ma bensì alzando la proboscide verso l'alto. Infine, all'estremità destra una scimmia, che dopo essere stata toccata, ruotò verso la gazzella. Il bibliotecario, durante la spiegazione accennò anche al significato della scena che risultava alla fine e Seth non aveva potuto fare a meno di arrossire e distogliere lo sguardo. Adesso, dopo aver visto il varco aprirsi, si congedò dal gruppetto di pietra strizzandogli l'occhio con complicità ed entrò nella prima stanza.
La torcia ne illuminava solo una parte, ma fu sufficiente per farle cacciare un urlo, che cercò quasi subito di soffocare con l'altra mano. Già rimpiangeva le carezze delle ragnatele, per altro presenti anche in questo nuovo ambiente. Teschi, femori, costole, qualsiasi tipo di osso umano era accatastato in un blasfemo amplesso che impediva di distinguere l'unità dei corpi. Brandelli di tessuti dai più ricchi ai più grezzi, resti di calzature e altri residui umani coprivano ogni angolo. Dall'apertura di un bacino uno sguardo che se umano avrebbe rappresentato fastidio, la fissò per un tempo sufficiente per essere ricordato negli anni, poi il grosso topo nero se ne andò chissà dove nel buio.
Avrebbe dovuto fare solo pochi metri per raggiungere la porta che dava nel magazzino, ma ciò comportava dimenticare decine di racconti sentiti da bambina, ignorare innumerevoli precetti e superstizioni sul culto dei morti e sulle loro anime e soffocare il disgusto e il terrore ad ogni passo. L'alternativa era tornare indietro, abbandonando Pauli al suo destino per venire in seguito con qualche aiuto. Ma se poi si fosse rivelato troppo tardi? Se l'avessero trovato morto, il corpo straziato da orribili torture? Sentiva che non avrebbe potuto perdonarsi la sua perdita, non solo come essere umano e come amico quale lo aveva accolto a palazzo, ma per un qualcosa di ancora non ben definito che sentiva bruciare dentro di lei quando lo pensava, una sensazione sopita da tempo, risvegliatasi nelle poche ore in cui erano stati insieme.
Proseguì.
Scricchiolii di ossa frantumate, fruscii, rumori di ogni genere amplificati dal buio che si richiudeva dietro di lei ad ogni passo. Poi, finalmente, la porta e la nuova nicchia con il codice da comporre.
Ai lati due delicate tortore si girarono dall'esterno verso l'interno, al centro, dal fondo, quelli che sembravano chicchi di grano, si rivelarono la cresta di un maestoso serpente che al suo tocco si erse poderoso fra le due figure. Ignorò l'allegoria della scena e quasi si tuffò nel magazzino che si aprì davanti a lei. Batté contro lo spigolo di una grande cassa, incespicò nella sua veste rimasta impigliata in un chiodo sporgente e cadde seguita dal rumore di uno strappo.
Rialzatasi prontamente verificò i danni: cosa più importante, la torcia era rimasta accesa, lei aveva subìto una forte contusione su un fianco, segnalata da un'ombra di terriccio e i larghi e sottili pantaloni che indossava erano distrutti, tanto che dovette finire di strapparli per muoversi senza impedimenti. Le rimaneva solo il perizoma di perle che in altri momenti le aveva procurato brividi di piacere muovendosi fra le natiche. Si ritenne soddisfatta per come era andata e proseguì la sua esplorazione verso la sala delle torture.