martedì 26 maggio 2009

venerdì 8 maggio 2009

Mitsuko reprise

Parte della voce di Mitsuko entrava nelle orecchie di Yukio, la parte concettuale. Il calore e il colore sembravano invece girare nel lobo, seguendo le curve del padiglione. Una sillaba, come una goccia sonora, scivolò sul suo collo rotolando sulla morbida peluria come sospinta da un leggero alitare di labbra a stento trattenute dal contatto. Un brivido dalla nuca le impresse un movimento circolare che lasciò una tiepida scia sulla gola per avvolgersi lentamente verso la guancia. Qui pattinò disegnando arabeschi infuocati fino a proiettarsi sullo zigomo e perdersi nel bosco di ciglia. La palpebra sembrò trattenerla con la morbidezza di una nuvola, viva per il pulsare celato dell'occhio, quando un guizzo improvviso la rimbalzò sul naso e da qui alla velocità di un cuore impazzito nel canto del labbro dischiuso. La lingua in agguato felino stava già per ghermirla quando… «Vassoio… per favore, Yukio, mi passi quel vassoio? V-A-S-S-O-I-O!… ma mi ascolti? Ti senti bene…?».

giovedì 7 maggio 2009

Mitsuko

(tranquilli, questo è solo in due puntate…)

Mitsuko si muoveva leggera nella cucina, scegliendo con occhio esperto gli ingredienti selezionati in anni di esperimenti che le avevano permesso di perfezionare un'antica ricetta insegnatale da sua nonna. Cucinare per Mitsuko era un'arte del tutto simile alla tradizionale cerimonia del tè. Niente era lasciato al caso, ogni particolare era studiato nei dettagli e ripetuto sistematicamente nelle rare occasioni in cui decideva di invitare qualcuno.
Per questi motivi Yukio si riteneva doppiamente fortunato, non solo avrebbe mangiato quei piatti prelibati, ma poteva anche assistere alla loro preparazione.

La cucina era piccola per cui decise di rimanere sulla soglia, quasi fosse l'unico spettatore di una rappresentazione teatrale. E per certi versi lo era.

Mitsuko, girandosi su sé stessa, riallineando i piedi ora verso il lavabo, subito dopo di fronte ai fornelli, sciacquava verdi mazzetti di verdure o correggeva con microscopiche nuvole di spezie una pietanza. Contemporaneamente la sua voce cuciva insieme quelle operazioni con spiegazioni tecniche inframezzate ad aneddoti sulle ricette o sugli accadimenti della sua giornata.

Yukio si lasciava glassare da quel suono caldo che era la voce di lei, come cioccolata fusa che scenda a coprire un biscotto. Non voleva rompere l'incantesimo e in cuor suo sperava che quella scena continuasse all'infinito.

mercoledì 6 maggio 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 65

David Gilmour - Comfortably Numb - Firenze 02.08.2006
http://www.youtube.com/watch?v=tcxB3wAYnoA

All'alba del giorno successivo Thönet e Leopoldo discesero dalla collina diretti al castello. Necario fu subito avvisato del loro avvicinarsi e dagli spalti ne riconobbe immediatamente uno.

«Lasciateli entrare, ci sarà da divertirsi…» disse, dopo di che scese nel mezzo del cortile ad attenderli attorniato dai suoi quattro fedelissimi, insieme a molti curiosi si erano affacciati nel cortile dopo aver sentito la notizia.

«Due cavalieri senza cavallo, non è uno spettacolo di tutti i giorni… ve li siete mangiati, forse…?».

«Non siamo due sciacalli come te, Necario.» rispose Thönet.

«C'è del risentimento nelle Vostre parole, marchese…, ma me ne sfugge il motivo…».

«Tu, lurido verme, dopo tutto quello che hai fatto hai ancora il coraggio di mentire? Vuoi forse anche negare di aver rapito la mia Violet e di averla condotta qui?».

«Mi si accusa di rapimento? Ohibò, dopo i rischi corsi per scortarla dal suo futuro e legittimo consorte?».

«Legittimo? Io ho combattuto e ucciso Lotario in leale duello difendendo l'onore di Violet! Volete negare quanto successo davanti a centinaia di testimoni?».

«Fossi in Voi non insisterei a darmi del bugiardo…» rispose il capitano riducendo sempre più gli occhi a due fessure.

«Dov'è dunque Violet? E Clarette? Se solo le hai sfiorate ti ucciderò con le mie mani! E mastro Berlucco? E perché un mio cavaliere è appeso fuori delle mura come un volgare ladrone?».

«Un ladrone? O no, ben peggiore è l'accusa che grava su di lui… lo abbiamo sorpreso nella stanza di Milady mentre cercava di usarle violenza…».

«Doppeldrim? Come osi? Non farebbe mai una cosa del genere! Tu piuttosto che hai sempre cercato di soddisfare i tuoi istinti più bassi minacciando Violet e Clarette stessa! Rapitore e spergiuro! Non te la caverai tanto facilmente! Quando arriverà il duca…».

«Adesso basta! Non posso tollerare oltre di essere accusato e infamato in questo modo da un nobilastro quale Voi siete! Guardie, prendeteli e portateli a tenere compagnia a lord Doppeldrim!».

Fu un attimo e due uomini si trovarono i coltelli di Leopoldo conficcati nella gola, l'espressione sgomenta negli occhi.

«Pensa a Necario, Thönet, degli altri mi occupo io!» e così dicendo estrasse le lame disponendosi nel contempo in guardia per far fronte agli altri due. Thönet, sguainata la spada, sì parò davanti a Necario.

In quel mentre da una delle torri arrivarono di corsa Violet e Clarette seguite subito dopo da una guardia con una ferita sanguinante alla testa: «Fermatevi! Basta! Non pensate siano morte già troppe persone?» urlò la contessina.
«Imbecille! Non ti avevo ordinato di non farle uscire per nessun motivo?»

«Capitano… io…».

"IL DUCA! IL DUCA!" si sentì gridare dagli spalti.

Nel giro di pochi minuti Ruperto faceva l'ingresso nel cortile del castello con la sua guarnigione e il seguito, di ritorno dal torneo.

In un angolo si sentì canticchiare:

«Ruba, ammazza e fa il Signore,

ma non è che un malfattore,

alle donne fa violenza,

non avendo una gran lenza,

lo sa tutto il circondario,

ecco il viscido Necario!».

«Che sta… yawnnn… succedendo qui? Cosa ci fa tutta questa gente nel mio castello? Randolfo!».

«Duca! - gli si fece vicino Necario cercando protezione dalla lama di Thönet - questi assassini sono venuti per rapire la contessina Violet, Vostra legittima sposa che io ho condotto sana e salva fino a qui!».

«Assassini? Thönet? E un Custode rastaliano? Stento a crederlo… E poi, se non ricordo male - e qui si fermò per un lungo sbadiglio - il marchese ha vinto il torneo e il diritto di sposare la contessina…».

«Ma come? - intervenì il segretario Randolfo che era arrivato nel cortile giusto in tempo per sentire tutto - ma il duello non era stato vinto da Lotario? E non siete stato Voi, signor Duca, a far condurre la contessina Violet e la sua amica Milady al castello?».

«Duca - si fece avanti Violet prendendo sotto braccio il giovane marchese - con tutto il rispetto che Vi porto, dovreste sapere che io amo soltanto Thönet e la prova è qui dentro di me, Kate Paulette-Clarette la futura marchesina di Floràns…» e così dicendo svenne fra le braccia dell'amato che non seppe trattenere delle lacrime di gioia.

«Lord Hoban - ordinò il duca al comandante della sua guarnigione - prendete in consegna ser Necario e i suoi due uomini e sorvegliateli a vista, vedremo in seguito cosa farne e liberate lord Doppeldrim da quella scomoda posizione. E adesso entriamo nel castello, che tutto questo trambusto mi ha fatto venire un po' di sonno…».

Inutile dire che Thönet e Violet si sposarono con Clarette e Leopoldo come testimoni e qualche mese dopo ebbero effettivamente una bellissima bambina.
Kemal perse la cerimonia perché intento a spiegare la posizione del "cinghiale che cerca le ghiande nel sottobosco" alla cuoca. Mastro Berlucco festeggiò i due eventi aprendo le migliori bottiglie della sua riserva e con due sbronze storiche. Clarette invece… beh, diciamo che fece in modo di scoprire di persona quale fosse la famosa regola sulle donne che doveva osservare un Custode rastaliano…

FINE

martedì 5 maggio 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 64

«Non vedo altra scelta, il duca dovrà ascoltarmi e liberare Violet…» disse Thönet.
«Mi sembra una follia! Come pensate che voglia darvi ascolto se ha imprigionato un vostro uomo e lo ha esposto in modo così brutale?».

«È anche per lui che devo andare, l'unico modo per farlo togliere di là è che io mi presenti al castello. Vorreste forse assediarlo in due?».

«No certamente, ma immagino che il conte abbia mobilitato degli uomini dopo la vostra partenza, per non dire del padre di Milady che ha potenti armate ai suoi ordini.».

«Certamente, passeranno ancora giorni prima che possano giungere fin qui. Per quanto rapidi possano essere stati i preparativi, al momento potrebbero arrivare solo delle staffette di esploratori. Voi comunque potrete rimanere qui, non vi obbligo certo a seguirmi.».

«Come potrei lasciarvi andare da solo? Senza contare che infrangerei il mio giuramento di Custode. E poi là dentro c'è anche Clarette… volevo dire Milady e potrebbe essere in pericolo…».

«Siete dunque la sua guardia del corpo? O avete vincoli del genere con la sua famiglia?».

«Del suo corpo? No, magari… cioè, avendola salvata nel bosco ora sono responsabile del suo corp… della sua persona e non posso certo abbandonarla nelle mani di quel lurido essere.».

«Mi par di capire che non siete rimasto insensibile al fascino di Clarette… Lo comprendo, è una bellissima donna. Sono cresciuto insieme a lei e so bene quanto valga. Purtroppo il mio casato non è all'altezza delle aspettative dei suoi genitori e da molti anni ho dovuto chiudere il mio cuore e lasciarlo inaridire. Se non fosse arrivata Violet a restituirmi la gioia di vivere avrei continuato a vagare di castello in castello, cercando di nascondermi a me stesso. Ma incrociare il suo sguardo è stato come veder zampillare una sorgente da una roccia, il deserto nella mia anima cominciò ad irrigarsi del suo sorriso, mentre la sua voce seminava speranza e il suo profumo svegliava i miei sensi come la primavera ridesta la natura. Il pensiero di lei rendeva le giornate più lievi e qualsiasi lavoro, anche il più umile aveva un senso più alto. Benché non sapessi di essere diventato marchese e fosse follia quindi pensare ad un futuro con lei, anche solo sellarle il cavallo era una gioia che superava ogni sogno. E mentre provavo il sapore delle sue labbra la mia mente si perse come se… Ma… Leopoldo? Che fate, dormite, dunque? Ma dobbiamo entrare al castello! E poi ancora non vi ho detto che se non avete intenzioni più che serie nei confronti di Clarette rimpiangerete di non essere morto sulle montagne… Insomma svegliatevi, per Onan!».

lunedì 4 maggio 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 63

Thönet e Leopoldo scoprirono una volta arrivati a mezza costa che il sentiero proseguiva in una galleria nel fianco della montagna. Tornare indietro sarebbe stata una perdita di tempo, inoltre la logica voleva che il percorso sbucasse da qualche parte e, vista la leggera pendenza, probabilmente a fondo valle.
Così era e ciò gli permise di recuperare un po' dello svantaggio accumulato, ma non a sufficienza per impedire che Clarette e Berlucco fossero catturati. Doppeldrim infatti era stato sorpreso all'interno del castello mentre cercava di scoprire in quale stanza fosse rinchiusa Violet. Interrogato su quanti e dove fossero i suoi compagni non rivelò niente, ma alcune pattuglie mandate a perlustrare i dintorni non ebbero grossi problemi a trovare gli altri due.
Nel frattempo Necario, sobillando gli uomini della guarnigione rimasti al castello, era riuscito a prenderne possesso, in attesa, secondo il suo piano, di consegnare Violet al duca in cambio del comando dei suoi soldati.

Il capitano non poteva però credere che quei tre fossero gli unici ad essersi messi sulle sue tracce per liberare la contessina e lo stesso Doppeldrim faceva presagire la presenza di Thönet nelle vicinanze. Il cavaliere fu quindi messo in una gabbia sospesa fuori delle mura davanti alle porte del castello, così che fosse da monito per chiunque si fosse avvicinato.

«Ci rivediamo, Milady - disse Necario - forse fareste bene a ripensare alla mia offerta, tra poco sarò un uomo potente e rispettato…».

«E cosa vi fa pensare che io possa cambiare idea?».

«Ancora nulla, ma sono certo che Thönet non tarderà a farsi vivo e una volta nelle mie mani potrebbe succedergli qualche spiacevole incidente. Voi non vorrete che ciò accada, immagino…».

«Siete un verme! Il duca Ruperto non vi permetterà mai simili bassezze, quando tornerà e riprenderà il potere vi farà arrestare!».

«Ahahahah, ormai la guarnigione è ai miei ordini e il duca non potrà che accettare il mio dono e confermarmi il comando. E voi dovreste pensare seriamente a quanto vi ho proposto, specialmente se tenete alla vita del vostro amico.».

domenica 3 maggio 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 62

Come previsto da Necario, l'uscita dalla valle non presentò problemi e con un'ulteriore mezza giornata di viaggio arrivarono al castello del duca, che ancora non aveva fatto ritorno ai suoi possedimenti, avendo dovuto scegliere la via più lunga e sicura avendo con sé il suo seguito.
Randolfo Pannunzio di Vallelupina, segretario di Ruperto, li accolse con circospezione nel cortile interno, ben conoscendo la fama di empietà che precedeva il capitano ovunque andasse.

«Ser Necario, siate il benvenuto, Voi, la dama che Vi accompagna e i Vostri uomini».

«Io non accompagno nessuno! Questo verme…».

«Zitta! - sibilò Necario senza voltarsi verso di lei - Vogliate scusarla, messere, Ella è affaticata per il lungo viaggio. Vi presento la contessina Violet, promessa sposa del duca Ruperto…».

«Oh, ma certo, ne ho sentito parlare, dunque il campione del duca ha vinto il torneo!».

«Ma certamente, perché altrimenti l'avremmo scortata fin qua…?».

«Spudorato mentitore! Ditelo che mi avete rapita! Dite che Thönet ha battuto Lotario…».

«Credo di doverVi pregare di farla accompagnare al più presto in un alloggio, dovete sapere che per arrivare qui abbiamo attraversato le montagne e la poveretta deve aver bevuto dell'acqua contaminata o forse è caduta vittima di un qualche sortilegio e da qualche giorno, ahimè, proferisce parole senza senso…».

«Ma certo, Vi prego, venite, lasciate pure i cavalli e la Vostra roba e seguitemi, poi mi racconterete come mai avete affrontato i pericoli delle montagne maledette e come mai il duca non sia con Voi.».

Seguiti dagli sguardi di servi e cameriere, il piccolo corteo salì per lo scalone che conduceva alla sala principale e ai vari alloggiamenti. In cima a questo, un giovane con uno strano vestito a toppe multicolori, con un occhio castano e uno verde, stava lanciando cinque mele in aria facendole vorticare velocemente.

Al loro passaggio prese a cantare:

«Se tu un colpo vuoi di mano,

devi andar dal capitano,

se ti serve un disonesto,

un furfante che sia lesto,

guarda fuor dall'arengario,

fra le guardie c'è…

…I miei omaggi ser Necario… qual buon vento…?».

«Nespolino! Inchinati subito al capitano e alla contessina Violet e non ti azzardare più a cantare quelle robe da taverna o ti faccio frustare» lo redarguì Randolfo.

«Come volete, messere, per quanto pensavo che non mi sarei mai abbassato sotto il livello di un verme…».

«Adesso basta! Non offenderai oltre il nostro ospite, passerai la giornata in cella!».

Detto ciò proseguì nel salone e quindi verso le camere.

L'arrivo al castello del gruppetto era stato seguito da una collina di fronte da Doppeldrim, Berlucco e Milady, i quali, con la scorta di cavalli e quelli di Thönet e Leopoldo, avevano recuperato il distacco e si erano appostati per studiare la situazione. Il cavaliere decise, nonostante le perplessità degli altri due, che scesa la notte avrebbe cercato di penetrare nel castello per farsi un'idea più chiara della situazione ed eventualmente cercare di liberare Violet.

sabato 2 maggio 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 61

Camel - Excerpts from the Snow Goose
http://www.youtube.com/watch?v=NVJklh5GzGQ
(cominciare la lettura dopo circa 30")

Thönet ci mise un po' a rendersi conto che le stelle non avrebbero dovuto vedersi, o per lo meno non in un simile splendore. Guardandosi meglio attorno si accorse che anche la nebbia metifica era scomparsa e l'aria era fresca e ottimamente respirabile, ben diversa da quella trovata all'arrivo. L'atmosfera stessa era cambiata, ritornata come doveva essere secoli addietro, prima che quella mostruosa entità prendesse possesso delle montagne per farne il suo dominio personale.
A quel punto la stanchezza e le ferite ebbero la meglio e pochi attimi dopo essersi seduto addossandosi alla parete, sprofondò in un sonno ristoratore. Sognò principalmente Violet, che finalmente sarebbe stata al suo fianco nella vita reale. Sognò anche il castello dov'era nato, i suoi genitori.

Verso l'alba si ridestò, riposato, le tante ferite che avevano smesso di perdere sangue e una volta alzatosi, riprese il cammino per cercare di riunirsi ai suoi amici. Nella piccola radura antistante il bivio rilevò alcune tracce della notte in cui si erano fermati a dormire, quindi osservò i due rami di sentiero indeciso su quale scegliere. Seguendo l'istinto prese quello di sinistra e poco dopo trovò il macabro risultato del primo attacco degli esseri ombra. Del cavaliere rimaneva solo lo scheletro ormai, anzi, alcune ossa incastrate nella parete, brandelli di veste e sangue ovunque. Senza perdersi d'animo proseguì notando via via i segni degli scontri avvenuti, fino ad arrivare allo sbocco del sentiero che dominava la valle. Qui trovò il corpo del Custode rastaliano, ancora privo di sensi. Giratolo con molta cura lo addossò a un masso e dopo qualche tentativo riuscì a fargli riprendere i sensi. Mentre verificavano che non avesse nulla di rotto, presero a raccontarsi le rispettive vicende, rallegrandosi quindi per essere scampati ambedue a un'orribile fine.

Purtroppo però Thönet non trovò conforto nelle parole di Leopoldo per quanto riguardava la sorte dei suoi amici e di Violet, anzi, era motivo di angoscia saperli privati di un valido aiuto quale era il Custode. Fu così che decisero di ripartire subito ridiscendendo l'erto sentiero per arrivare a valle, sperando di ritrovare presto le loro tracce pur consapevoli di non aver modo per ridurre il distacco essendo senza cavalcature.

venerdì 1 maggio 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 60

Doppeldrim avanzava per primo ad andatura sostenuta ripensando allo strano e crudele destino di Thönet. Per mesi lo aveva cercato in tutte le contee e aveva finito per trovarlo quasi per caso. Se non fosse rientrato prigioniero al castello fra tanto trambusto, egli avrebbe ripreso il suo cammino senza sapere che nella stalla, da circa due anni, il giovane stava cercando di rifarsi una vita in un esilio volontario. A nessuno aveva raccontato la sua storia, nemmeno a colei che gli aveva ridonato il sorriso e fatto conoscere emozioni mai provate prima.
Alla retroguardia mastro Berlucco si voltava continuamente con angoscia, terrorizzato all'idea di doversi scontrare contro un ignoto nemico fatto di ombre. Anche se cercava di pensare ad altro, la mente finiva per trovare altre fonti di preoccupazione. Non dava certo per scontato che loro tre uscissero vivi dalle montagne, ma se fosse successo, e sicuramente se lo auspicava, cosa avrebbero potuto fare contro Necario e i suoi scagnozzi? Si era posto varie volte la domanda su cosa intendesse fare il capitano. Certamente Violet era una bellissima ragazza, lo sapeva bene lui che l'aveva vista crescere fin da bambina e sbocciare nel più bel fiore dell'impero. Ma come e dove avrebbero potuto vivere loro due con quei pochi armati? Necario non era un cavaliere, non aveva terre né possedimenti dove rifugiarsi. Venderla a qualche ricco signore del vicino oriente? Sarebbe stata un'impresa oltremodo lunga e difficile. O forse si sarebbe venduto lui a qualche nobile dell'impero portandola in dote…?

Fra loro due Clarette cavalcava triste e rassegnata, anch'ella dubitando sulla possibilità di poter attuare un qualsiasi piano per liberare Violet. Era combattuta fra l'essere solidale con la rivale per la sorte che le era toccata e un odio quasi furioso per essere stata lei stessa la causa di quanto successo negli ultimi giorni, forse della morte stessa di Thönet. L'unico modo che aveva per distogliere la mente dai pensieri più cupi, era cercare di trovare il modo di ridicolizzare le sette regole che stavano alla base della disciplina del biondo rastaliano così da poterlo fare suo. Le aveva imparate in modo sparso e non avrebbe saputo né ricostruirne l'ordine, né tanto meno citarle con le parole esatte come faceva il Custode nei momenti meno opportuni. "Osserva e Preserva" era inequivocabilmente la più importante, la forza vitale di ogni comportamento di Leopoldo. Poi aveva imparato presto a sue spese il divieto di toccare cadaveri per evitare sacrilegi e sciacallaggi ai danni dei nemici vinti. Una sembrava riguardare le modalità d'intervento, ovvero poteva difendere e difendersi, ma mai attaccare deliberatamente. La più strana riguardava i capelli e Clarette non si capacitava sul motivo di dover regolamentare una simile acconciatura, soprattutto per degli uomini. Da quello che aveva capito quegli strani riccioli erano curati seguendo una metodologia ben specifica e codificata dallo stesso fondatore dell'ordine. Anche le armi non erano una scelta personale di Leopoldo ma facevano parte del corredo dei Custodi, che prevedeva solo quei due pugnali. Un'altra ancora prevedeva che per i primi dieci anni dall'arruolamento, un Custode non potesse fare ritorno alla sua famiglia nemmeno per un giorno. Infine, ma per lei non era sicuramente la meno importante, ce n'era una che regolava i rapporti con le donne, ma pur avendo provato a scalzarlo in vari modi per farlo parlare, Leopoldo si era sempre chiuso in un silenzio di tomba.

Per loro fortuna l'attraversamento dell'ultimo tratto di gola non presentò particolari problemi, se non per l'atmosfera sempre più cupa e nebbiosa e l'aria quasi irrespirabile.

Arrivarono quindi a sboccare anche loro dove già era passato Necario con i suoi e dopo circa mezzo miglio, sul terreno più morbido, trovarono finalmente le loro tracce.

Purtroppo l'uscita che avevano percorso era svariate decine di metri più in basso e a qualche centinaio lateralmente da quella dove giaceva stremato il rastaliano e quindi non si avvidero del suo corpo inerte accasciato al suolo.