sabato 8 dicembre 2007

venerdì 9 novembre 2007

fa più danni la parte creativa, irrazionale, emotiva, fantasiosa che da un frammento, una parola un fotogramma o da nulla costruisce storie, romanzi, situazioni o la parte razionale, cinica, reale, umana che ritiene inutile qualsiasi azione perché destinata a un dispendio di energie senza risultati concreti?

martedì 28 agosto 2007

mercoledì 22 agosto 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… 13

Inutile dire che Fratello Amarone si era comunque spinto oltre nei suoi esperimenti. Pochi anni prima, per esempio, aveva finito per distillare un impasto di peperoncino, noci moscate e acciughe, stemperato in un passito della riserva arcivescovile. Le cronache non specificano di eventuali poteri digestivi del liquore, riferiscono piuttosto di disattese dichiarazioni di amore con tanto di mazzolini di caprifoglio e biancospino offerti alla buonanima di Giorgina Laudomìa, madre del summenzionato Ugo Sofronio VII. Va precisato che Fra' Pannunzio la considerava discendente diretta di Bastet e pretendeva quindi, mediante irriferibili congiunzioni sessuali, di farle abiurare il paganesimo nel quale riteneva fosse precipitata la gatta.
Dopo tale incidente il vescovo gli proibì l'accesso per sei mesi nel laboratorio e lo costrinse a una dieta depurativa di latte di capra (certamente non munta dal frate), riso bollito e rape.
La ricetta del distillato è invece andata perduta.

martedì 24 luglio 2007

ebbene sì…


sono stato vinto dalla pigrizia. mi sono accorto solo ora che da 20 giorni non pubblico nulla. mi toglieranno la licenza?
del resto, nessuno sembra lamentarsi...



giovedì 5 luglio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 12

La profezia in realtà non era mai stata presa molto sul serio, forse anche perché Fra' Pannunzio da Giobbole era soprannominato Fratello Amarone. Era infatti un abilissimo distillatore e miscelatore di erbe e dal suo laboratorio sotto la canonica usciva spesso barcollante con alambicchi pieni di nuove grappe e amari digestivi appena inventati.
Nel tempo che non passava in tali ricerche si dedicava a quella che considerava la sua vera missione: trovare fra le righe dell'Apocalisse una condanna nei confronti degli astemi. Secondo la sua teoria infatti, qualora il 51% della popolazione non avesse mai bevuto alcol si sarebbe compiuta la fine del mondo. La tesi era basata sul fatto che uva, grano, orzo, luppolo e le stesse erbe che usava per i suoi esperimenti, sono ingredienti poveri e che per fare certe bevande vanno uniti con l'acqua, simbolo assoluto di purezza. Donde quindi il Male? Avrebbe capito se si fosse trattato di distillare del caviale, di fare la grappa da pregiati salmoni o ancora da una millenaria macerazione di oro e diamanti con segrete formule alchemiche e blasfeme evocazioni. Niente di tutto ciò invece, praticamente chiunque poteva farsi una birretta in casa con ingredienti alla portata di tutti.

lunedì 25 giugno 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 11

La scena si cristallizzò, i pensieri più diversi attraversarono le menti degli astanti:
«È fuor di dubbio che, nella fattispecie, un evento di natura esterna ebbe ad impedire il regolare movimento della sequenza di ingranaggi e pulegge che con costante girare creano le condizioni affinché si produca una pressione né troppa né poca sulla mola laddove...», così il notaio; «Accipicchiolina! Nonostante il bolo bloccato nel tratto laringoesofageotracheale, si odono i sintomi chiari e specifici di una notevole gastrulazione!», così il dott. Pillo; «Devo essere caduta sulla coda di Ugo Sofronio VII (il gatto della locanda, di nobili natali)!» pensò la cameriera che era ruzzolata durante il parapiglia; «Ci risiamo, la padrona ha nuovamente perso la mantella fiorata di seta ugromannica!» commentò un'altra cameriera. Qualcuno, in ginocchio, cominciò a pregare, convinto del compiersi della profezia di Fra' Pannunzio da Giobbole, a tempo perso biografo ed esegeta di S. Giovanni.

venerdì 22 giugno 2007

martedì 19 giugno 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 10

Orbene, il dramma interiore, ovvero la tempesta emotiva scatenatasi nei condotti sanguigni di O'Chickenmalt, era dovuta al fatto che, a voler essere precisi, l'episodio raccontato dal dott. Pillo si riferiva all'ingestione di una polpetta di pasticcio di rape, cetrioli e ceci in salsa di dragoncello al tabasco. Già questo avrebbe in parte confutato la teoria del dottore e quindi dato la vittoria al notaio, ma la cosa più eclatante era che, notizia data per certa, la polpetta fosse stata ingurgitata intera proprio per far passare al malcapitato un singhiozzo già in atto al suo ingresso, su consiglio degli altri avventori.
Ma la storia è storia e la radici sono sacre, per cui nel bel bezzo di salti, schiamazzi, ruzzoloni e dotti motti, si udì un suono strozzato via via sempre più simile allo sgorgare di un lavandino: «H'RGGGGGNNNNFRRRRRRRMUUUUUUUUHHHHHHHQUIIIIIIIIIIIIIIII!»

mercoledì 13 giugno 2007

quando facevo le foto… 2



qui siamo sulla strada per andare verso Casole e Lamole, dopo aver lasciato la Chiantigiana, verso ottobre, se non ricordo male.

lunedì 11 giugno 2007

venerdì 8 giugno 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 9

La discussione si stava facendo sempre più vivace e rischiava di coprire il clamore generato dai saltelli di Giangino.
Nel frattempo dietro il bancone la faccia di O'Chickenmalt stava assumendo la conformazione e soprattutto la colorazione di una tavolozza nelle mani di un pittore folle. Le tonalità schizzavano dal rosso tramonto sui fiordi a un verde ramato a un azzurro baia tropicale nella luce del mattino.
Gli effetti sembravano scaturire dal tentativo di un'impossibile digestione di frutti di mare avariati e mal cucinati, in realtà il mastro birraio era stato distratto dalla discussione dei due e mal tollerava le asserzioni del dott. Pillo. Vista così la cosa appare ben strana e la reazione assolutamente spropositata, se non fosse che il fatto in questione era un episodio di indubitabile rilievo nella sua saga familiare. L'accaduto era storicamente accertato e se ne trovavano conferme nella tradizione orale nonché in alcune lettere a parenti lontani di tutte le famiglie del bosco, ma l'unica che conosceva i particolari più importanti per essere stata di riflesso parte attiva nell'evento, era la sua.

mercoledì 6 giugno 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 8

Firmiqui, lo sguardo rapito dall'assenza di biancheria intima di una delle cameriere caduta a gambe levate nel parapiglia, manifestava la convinzione che non vi fossero precedenti al fatto: «Appare scuro... cioè, chiaro, come un simile su e giù provochi un innalzamento dal profondo che sgorga con rinnovata freschezza in una forma mirabile per l'innocenza stessa insita nella sua natura turgida con l'elasticità e la levigatezza vellutata che inconfutabilmente rimanda a congiunzioni profonde nell'intimo di un accarezzabile senso di abbandono alla storicità dell'evento...».
Altrettanto infervorato, ma assolutamente concentrato nel seguire con gli occhi i sobbalzi di Giangino, il dott. Pillo rievocò un fatto, a suo dire uguale, accaduto 82 anni prima nella stessa locanda, allora di proprietà di Larry MacChickenblend, cugino di un prozio del nonno di O'Chickenmalt. Secondo quanto si diceva, un avventore occasionale non era stato avvisato dell'opportunità di alternare bocconi e pinte per un discutibile senso del divertimento da parte dei clienti abituali annoiati dall'immutabilità della vita quotidiana del luogo.
Sembra che il malcapitato già alla quinta forchettata fosse diventato paonazzo e avesse cercato di gridare «Aiufo! Fòffofo!!!» scatenando una lunga serie di interpretazioni sul significato di quelle parole senza che nel frattempo nessuno si degnasse di intervenire per toglierlo d'impaccio.

sabato 2 giugno 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 7

Orbene, un venerdì sera di ottobre Gianginomaria si era recato al Bargiglio d'oro e, durante la demolizione di sei porzioni di cheescake ai gamberetti e salsa rosa, si era messo a giocare a freccette con Delle Alette. Tutti nel bosco sanno che in certi casi bisogna tenere la media di mezza pinta ogni tre forchettate, altrimenti viene il singhiozzo. Forse a causa della partita particolarmente accesa, o forse per il soccombé ai piselli mangiato a pranzo e non ancora finito di digerire, Giangino mandò giù ben sette forchettate senza bere e fu il finimondo. Nel giro di pochi secondi cominciò a saltellare come un martello pneumatico impazzito, emettendo contemporaneamente degli "hic" sempre più acuti e frequenti. Equo Solidale, il maniscalco del paese, cercò di bloccarlo con le sue mani grosse come mantici. Tinca Zzare, il pescivendolo venuto anni prima da un porto dell'est, lanciò una nassa che però finì sulla testa del maestro Lodovico Bellilibelli che cercava in qualche modo di aiutare.
Un po' in disparte il notaio Teodoro Firmiqui e il medico Lino Pillo cominciarono a discutere sull'eccezionalità o meno dell'evento.

martedì 29 maggio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 6

Come dicevo, Gianginomaria era un giovane pollo di buona famiglia e dopo il diploma in lingue, sapeva parlare correntemente il fainico, il procionide, il rospese di palude e il topinambur, si era iscritto a Scienze Pollitiche per intraprendere la carriera diplomatica.
Bisogna dire che fin da pulcino aveva dimostrato quelle qualità peculiari che sono richieste nella professione e molto spesso era riuscito a ricomporre discussioni che si protraevano nel tempo grazie a un sorprendente intuito, alla capacità di sondare nell'intimo l'animo pollico e per l'imparzialità e saggezza dei giudizi.
Fu per certi versi clamoroso quando fece rappacificare l'anziano Everardo Delle Alette con il vecchio mastro birraio Connor O'Chickenmalt.
I due avevano smesso di parlarsi ormai da decenni e solo pochi nel bosco ricordavano, seppur vagamente, il motivo della rottura. Nonostante ciò, tutte le sere, Delle Alette si recava al Bargiglio d'oro a bere la sua pinta di doppio malto e a giocare a freccette. Al momento del suo ingresso O'Chickenmalt, senza rivolgergli non solo la parola ma nemmeno uno sguardo, faceva apparire un boccale pieno all'angolo più lontano del bancone e poi proseguiva nelle sue faccende come se niente fosse. Mai una volta Delle Alette era riuscito a vedere mentre lo posava e nemmeno la lenta operazione di riempimento. Da par suo, dopo averne centellinato il contenuto durante interminabili serie di sfide con gli altri avventori, se ne andava senza proferire saluti di sorta al suo antagonista, non prima di aver materializzato, come per magia, il corrispettivo della bevuta accanto al boccale vuoto.

giovedì 24 maggio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 5

In tempi recenti sono stati fatti studi più approfonditi, sia sui polli dorati sia sulla trama delle loro piume. Certo il materiale è scarso, deteriorato dal tempo e dalle leggende che li circondano. Una di queste infatti, vuole che bevendo un infuso di penne caudali di pollo dorato dei boschi mescolato con belladonna e maionese si abbiano delle visioni sui palinsesti televisivi del giorno prima.
Il noto scienziato Nad Nworb, basandosi sul De Pullis, ha acceso il dibattito con il suo Codice Mugellano nel quale, attraverso un percorso iniziatico, lo studioso Gianpinomaria (evidente il riferimento al personaggio storico) scopre che i segni sulle penne altro non sono che tavole delle effemeridi e che leggendole in un certo ordine prefigurano e anticipano l'Apocalisse. Più esattamente, sempre secondo il romanzo, l'avvenimento cadrebbe nella data palindroma 30.02.2003. Inutile dire che dai suoi più accesi critici e detrattori sono stati messi in risalto due errori evidenti: il 30 febbraio non esiste e comunque sia sarebbe già passato perché siamo nel 2007. Ma Nad Nworb pare proseguire per la sua strada incurante anche dei siti internet aperti per metterlo alla berlina (un esempio su tutti, per completezza e apparato scientifico: www.deaththebastardnadnworb.dork).

mercoledì 23 maggio 2007

Sempre*

La sua pelle trasmetteva
sensazioni.
Le mie mani, le emozioni.
Due corpi un destino,
lui la notte, lei il mattino.
Poche parole, poi allacciati,
dentro di lei, intorno a lui.

Scivolare piano, non smettere mai,
basta uno sguardo per legarsi a lei,
sorriso di sole, sogno di dei.

Lontana ormai, ma forse no,
rinunciare coraggio non ho.
Attese, ricordi, certezze,
in ogni cosa le sue fattezze.
Non può non può solo un caso no.
Non può non può essere passato no.

Scivolare piano, non smettere mai,
basta uno sguardo per legarsi a lei,
sorriso di sole, sogno di dei.

*16.06.2006, falso brano degli Afterhours, dedicato non certo a loro...

domenica 20 maggio 2007

Haiku 4

Dolce profilo,
armonia di natura,
placa il cuore.

martedì 15 maggio 2007

A perdita d’occhio corpi giacevano immobili mentre da altri si levavano lamenti e richieste d’aiuto inascoltate. In mezzo a tanta desolazione il vecchio Lannister muto e pensoso attese di riconoscere sullo scudo del cavaliere che s’avanzava il meta-lupo furettato del ramo più antico degli Stark, simbolo di quel Nicelord l’Unificatore che per primo regnò come unico sovrano sui sette regni.
Dopo un attimo di esitazione impostogli dall’età e dal lignaggio, discese da cavallo e si inginocchiò deponendo la spada davanti a sé.
Il cavaliere era in realtà una donna, lady ***, chiusa in un’armatura di blu smaltato con venature cangianti che inutilmente si sforzavano di riprodurre il colore dei suoi occhi che si diceva osassero sfidare la bellezza del sole. Per questo motivo dall’età di otto anni celava il suo volto a chiunque dopo che innumerevoli cavalieri si erano uccisi o erano impazziti per un semplice sguardo. L’unico che ancora aveva l’onore e la gioia di poterli ammirare tutte le sere nell’intimità della tenda, cavalcava al suo fianco, vittima anch’egli di uno strano destino: il privilegio di servire colei che non aveva uguali in bellezza neanche nelle fervide fantasie dei bardi era infatti bilanciato dall’impossibilità di dichiararle il proprio amore, mal celato, agli occhi di tutti, da questo essere la sua ombra, scudiero, vassallo, consigliere. Era egli lord ***, di cui si diceva che avesse bisogno di un apriscatole per uscire dall’armatura, ormai appesantito dagli anni. Da lungo tempo non faceva ritorno al suo castello a Delta degli Acquitrini…

per certi versi un omaggio a G.R.R.Martin, quantomeno per i nomi. ovvi gli asterischi... inutile dire che mi sono fermato qui.

sabato 12 maggio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 4

Ora che mi ci fate pensare, non è mica bello che perda tempo a raccontarvi tutte queste cose se poi i polli dorati non sono esistiti. Non credo che ci farei nemmeno una gran bella figura.
Però non si può trascurare che nelle sue Chronichae pollastrae pollisque Publio Sventato Tucano il Medio (così chiamato perché era solito salutare i suoi creditori con l'esposizione del dito centrale) già nel IV secolo a.C. scrivesse "In magica silva, aureos pollos deambulabant" (cfr. XI-2, cit.); confermato peraltro da un anonimo del IX sec. nella Fibula Pollina in cui si legge "Sao ke in kelle terrae, giravanvi gallette, dorate e coll'alette", di chiara origine provenzale. E ancora in un trattato sulle pratiche inquisitorie, coevo al Malleus Maleficarum, si risolve che "...non havvi a intendersi heretico, lo quale menzioni di polli dorati".

giovedì 10 maggio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 3

Gianginomaria era un giovane pollo di buona famiglia, praticamente un ram-pollo... No dai! non andate via! mi è scappata, non ne dico più...
Gianginomaria era un uccello incantatore, una specie molto particolare, già abbastanza rara in quei tempi antichi. La loro caratteristica era un ventaglio di piume caudali, tipo quelle del pavone, ma dorate, di un oro opaco. Pur non essendo all'apparenza splendenti avevano degli strani segni che talvolta assumevano l'aspetto di una fitta scrittura, mentre in altri casi la trama creava dei disegni che sembravano voler raccontare una storia. I pochi che li incontravano nel bosco finivano inevitabilmente per concentrarsi per decifrare quello che vedevano e rimanevano così incantati, alcuni anche per anni. Al momento del loro risveglio, quando raccontavano cosa aveva provocato quello stato di catalessi, non venivano mai creduti, tant'è vero che c'è chi ancora ritiene che i polli dorati dei boschi non siano mai esistiti.

mercoledì 9 maggio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 2

Zia Maria aveva sposato Guidobalderasmo von Chikenburger-Ketchup IV, un matrimonio d'amore come nelle favole. Gli abitanti del bosco festeggiarono per una settimana l'evento, preparato e atteso con alacrità ed entusiasmo nei sei mesi precedenti. Le fate ballerine avevano organizzato una coreografia di cui si ha ancora traccia ai tempi nostri nel detto "balla come alle nozze, bella come le cozze". Gli orsetti piromantici illuminarono le notti con fuochi artificiali e giochi di luce che sono studiati nelle moderne università. E che dire dei sontuosi banchetti di decine di portate, dei nettari versati nei calici, delle ricette inventate per l'occasione con accostamenti degni di un'architettura del gusto che travalica i segni del tempo e delle tradizioni? Beh, niente, perché in quella settimana ero in vacanza e quando sono tornato non c'era rimasto nulla da assaggiare.

martedì 8 maggio 2007

Viveva in un bosco di uccelli incantatori un animale dal piumaggio d'oro… cap. 1*

Ebbene sì, miei piccoli amici, tanto tanto tempo fa e in un paese inevitabilmente lontano lontano, viveva uno strano animale dal piumaggio d'oro, ma nessuno l'aveva mai visto! Come? Nonò, non è una storia, è vero... cioè sì è una storia ma successa davvero! Ho qui da qualche parte svariati libri che ne parlano, tipo Il bosco e l'arte della manutenzione delle piume d'oro oppure Esegesi del cacciucco alla livornese.
Dicevo, che questo animale, che potremmo definire uccello, anche perché vivendo nel bosco medesimo e avendo le piume cosa vi aspettavate, una vongola? Questo animale... certo che detto così suona male, sembra quasi un'offesa... forse potrei chiamarlo col nome scientifico che è Incantator Aureus Timidus o più semplicemente in aramaico Su-Dimit Sue 'rua Rotat-Nacni. No, forse meglio col popolare Pollo dorato dei boschi. Questo poi in particolare si chiamava Gianginomaria, giusto per non scontentare i tre zii materni. Che poi uno era una zia. Maria. Zia Maria, in un certo senso.

*Cominciata oggi, anzi ieri, 08.05.07. il titolo si deve a una frase della Joice, alla quale ovviamente la dedico.

La stazione cap. 5

Mentre le teorie e i rimedi più strani non davano alcun risultato, parallelamente continuavano le ricerche del pendolino.
Il campo di tulipani era piuttosto esteso e nelle propaggini estreme, a oriente rispetto alla stazione, lasciava spazio a del grano, molto fitto e fluttuante nel vento. A maculare il color oro strane pietre verdi, molto luminose, del tutto simili a smeraldi.
La cosa più particolare era il profumo, persistente ancorché delicato, che aleggiava su tutta la zona, sia sui tulipani che sul grano. Un profumo che si sarebbe detto di fiori, forse zagare, con vago sentore di pesca. Un profumo caldo, ma non per questo dolce o stucchevole... di sole, se il sole ha un odore. Ancora più strano il fatto che tanto era netto per alcuni, altrettanto non era percepito dalla maggioranza di quelli che si affannavano nella soluzione dell'enigma.

lunedì 7 maggio 2007

La stazione cap. 4

Dopo una settimana di tentativi di riportarlo alla realtà e ignorando ancora le cause dello stato di shock fu presa la decisione di convocare l'FBI, sezione XFiles.
Inutile dire che l'agente Mulder immaginò che il treno avesse creato un buco spazio-temporale attraverso il quale il povero malcapitato fosse stato rapito dagli alieni.
Ovviamente più scientifica la spiegazione di Dana Skully: benché appartenenti a una specie scomparsa intorno al 1920, i tulipani dovevano contenere delle tossine sconosciute, con effetti allucinogeni. Questa tesi però contrastava col fatto che nessun altro, a cominciare dai soccorritori, aveva riportato tali sintomi. A meno di non pensare a una specifica reazione allergica.

sabato 5 maggio 2007

La stazione cap. 3

Fu ritrovato diverse ore dopo ma era perso... Come perso? Ma se lo avevano ritrovato...? Sì, infatti, lo avevano ritrovato ma era perso... oh ma insomma, lo saprò, no? sto raccontando io! Era perso nel senso che lo ritrovarono in cima a un olivo che faceva cipcip....!
Ovviamente fu subito ricoverato e sottoposto a varie analisi che però risultarono negative, mentre davanti alle macchie di Rorschach alternava due sole parole, apparentemente senza alcun legame con ciò che vedeva: luna e stelle. Un'altra stranezza era che dormiva tutto il giorno e si risvegliava solo verso le 23.00.

venerdì 4 maggio 2007

La stazione cap. 2

La notizia di per sé non sarebbe stata così di rilievo, ma ciò che accadde il giorno dopo finì sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo: i binari non c'erano più, anche le traversine erano scomparse e al loro posto splendeva uno sterminato campo di tulipani rossi!
Piero Angela fu fra i primi ad accorrere per smontare le tesi della setta dei Neociattanti che sostenevano essere un segnale divino. Il ministro dei trasporti dette la colpa al sindacato che secondo lui aveva inventato una nuova forma di protesta e di sciopero. Le sinistre insorsero protestando per i danni arrecati agli operai pendolari. I verdi proposero di trasformare tutte le stazioni in orti botanici. Maurizio Costanzo organizzò una diretta del suo show sul luogo dell'incidente... e fu solo a quel punto che si scoprì che il capostazione era scomparso!

mercoledì 2 maggio 2007

La stazione cap. 1*

Lo sapevo, l'avevo detto a tutti quelli che insistevano.
Nella mia stazioncina è passato un pendolino e ha divelto gli scambi, i vetri del caffè sono esplosi, i tavolini e le sedie si sono rovesciati. Un cartello ondeggia cigolando come la scritta Saloon in una ghost town in un b-movie. Non ho il coraggio di mandare il capostazione a vedere dov'è finito il treno, non è abituato a queste cose. Se il telegrafo funziona ancora cercherò di far intervenire le autorità competenti.

*Anche questo raccontino ha come origine la chat. Risale al gennaio 2003, mentre il titolo l'ho aggiunto solo ora.

martedì 1 maggio 2007

mercoledì 25 aprile 2007

e se lui 2

Il risveglio fu lento e faticoso. O meglio, lo fu il districarsi fra quel misto di sogno e realtà che sembrava non volerlo abbandonare. L'odore pungente che sentiva non era certo quello di una zuppa o di uno stufato cotti da lei. Aveva piuttosto qualcosa di artificiale. Eppure gli sembrava di averla abbracciata fino a un attimo fa... o la stava guardando dalla finestra? E ora era su un letto, ma questo non gli ricordava nulla, ancor meno quei momenti a cui non credeva neanche mentre li stava vivendo. Sembrava piccolo e ruvido, forse addirittura una branda. No, questo no! Era sicuro, non poteva essere! Il capitano gli aveva firmato la licenza, era sicuro. L'aveva toccata, quasi accarezzata, aveva annusato l'odore della carta quasi sentendo il profumo della biancheria di lei tanto sapeva di casa. E il treno? Era reale, ci era salito sopra, aveva visto scorrere le stazioni le cui iniziali per uno strano gioco del destino formavano il nome di ciò che aveva di più caro.
Quanto tempo era passato dall'ultima volta? Le emozioni che lo travolgevano gli avevano fatto perdere il senso del tempo. Mesi? Forse addirittura anni.

martedì 24 aprile 2007

Haiku 3

Come l'acqua
disseta il cuore
il volto puro.

domenica 22 aprile 2007

Temi d'esame

1) Qualora il brainstorming con l’account e il media planning non prefiguri soluzioni atte ad evidenziare il plus di un prodotto una volta circoscritto il target, come è possibile realizzare un finish layout bypassando il rough?
2) Realizzazione di prodotti tecnologicamente avanzati nel campo della multimedialità, organizzazione e gestione del lavoro di gruppo: chi porta le birre?
3) Lo Zen e l’arte della scelta dei Colori Pantone©.
4) Il cellulare da Giotto ai Manga giapponesi: estetica e valore sociale.
5) Il marchio come interazione tra azienda e cliente rapportato al valore etico della Fidaty Card.
6) La campagna pubblicitaria e la raccolta del budget: quali gli antiparassitari più idonei.
7) La campagna pubblicitaria: valutazione storico-statistica dell’incremento degli incidenti automobilistici dall’introduzione nelle affissioni Omnitel di Megane Gale come testimonial.
8) Internet e il mercato globale: ritieni possibile selezionare e scegliere analizzando un’immagine JPEG 640x480 a 256 colori un branzino fresco di 9 etti?
9) La deontologia professionale nell’era digitale: come realizzare un profitto vendendo foto porno di gerbilli omosessuali sul Web.
10) Multimedialità ed estetica della tecnologia: dica il coso, l’alunno, le impressioni ricavate dall’uso di una rivista patinata confrontato con un cd-rom su Pamela Anderson (o Brad Pitt).

Nel maggio del 1999 i miei studenti, preoccupati dell'esame di grafica imminente, mi chiesero se sapessi qualcosa sulle domande. Preparai questo elenco e lo presentai alla classe. Dall'indignazione per la prima domanda ritenuta difficilissima, passarono allo stupore della seconda, per rendersi via via conto che era solo uno scherzo che gli avevo fatto!

e se lui*

...e se lui fosse dietro la finestra ma non avesse il coraggio di bussare? forse pensa che lei non lo voglia più, ha aspettato tanto un segno che non è mai arrivato e adesso può solo guardarla di nascosto, soffrire per quei gesti che nessun poeta fermerebbe sulla carta e che a lui sembrano così belli compiuti da lei. gli occhi sul ricamo o sul pavimento ma che guardano altri momenti, gioie passate, tenerezze perdute. lui vorrebbe strapparle tutto di mano e stringerla e rapirla e portarla nel suo mondo e... ma il calore del cibo che cuoce appanna il vetro e lei diventa un'ombra e poi scompare. solo qualche rumore leggero della sua danza quotidiana di attesa. la fantasia non può che prendere il sopravvento e il legno ruvido della finestra diventa la pelle dell'amata, da percorrere il più lentamente possibile, viaggio senza fatica, ubriacato dalla percezione del suo piacere.
ma fuori fa freddo, e lentamente lui scivola nel suo sogno di morte, così vicino e così distante da lei. non si accorge che la notte se lo sta portando via, certo di essere dentro di lei, al sicuro. perché lei non lo sente? com'è possibile che il suo amore non percepisc
a la vita che lo abbandona...?

*il racconto nacque da una domanda della Joice durante uno dei nostri incontri notturni
sul forum www.larepubblicadeilettori.it:
"A chi pensa?", riferito al quadro a lato.
questa è
la prima parte, cui ne è seguita solo una seconda.
almeno per ora.



giovedì 19 aprile 2007

Haiku 2

Luce esplode
dal sorriso limpido
come rugiada.

mercoledì 18 aprile 2007

Concorso tshirt



finalmente mi son deciso a partecipare...
se vi piacciono e mi volete dare il voto...:
andate su http://www.shirtcity.com/shop/it/shirtcityclub/contest/
poi, purtroppo, dovete iscrivervi. in alto a destra trovate la Lingua italiana.
dopo cliccate su Contest e cercate la giraffina su Top design. cliccateci sopra e votate!
grassie!

martedì 17 aprile 2007

Il mio primo tentativo di Haiku

Una notte vuota.
Lei sogno misterioso,

attende sogni.

Se non sapete che cosa sono gli Haiku, potete dare un'occhiata qui http://haiku.cascinamacondo.com/ (dove c'è un concorso) o forse presso un mio amico, che rissume la faccenda http://calablog.splinder.com/tag/haiku

mercoledì 11 aprile 2007

Mille e una notte*

Narra un'antica leggenda che ci fu un tempo, in una lontana terra d'oriente, dove il mare e il cielo si confondono nell'alba, una principessa di nome ***, che la mattina rifiutava di alzarsi. Invano i dignitari di corte, i servi e i ministri tutti, si prodigavano, ognuno con la sua arte, per cercare di convincerla. I dignitari tessendo le lodi della sua persona, magnificandone le doti o stuzzicandone la curiosità con aneddoti riguardanti la vita di corte. I servi cercando di stemperarne il risveglio avevano introdotto di volta in volta nella sua stanza i più incredibili giochi di luce, uccelli rarissimi dai richiami esotici e ancestrali, giovani esperte nell'uso di sofisticati strumenti a corda e dalle voci di miele. Dal canto loro i ministri cercavano di sollecitare in lei lo spirito che aveva contraddistinto i suoi avi nel tenere il regno per lunghi secoli di pace con alto senso di responsabilità e giustizia.
Il popolo cominciò ad intristirsi, il ritmo della vita nel regno sembrava rallentato, quasi preda di un incantesimo.
Un giorno giunse nella capitale un uomo da terre lontane e incuriosito dalla strana atmosfera che regnava in città, chiese spiegazioni al taverniere dove si era fermato. Ascoltato con attenzione il racconto, s'informò quindi su come farsi introdurre al cospetto della principessa sostenendo di avere un rimedio per il problema che l'angustiava. L'oste, fra quelli ormai rassegnati alla situazione, non rise nemmeno alla richiesta dell'uomo. Altri invece cominciarono a farsi beffe di lui e qualcuno addirittura prese ad insultarlo sentendosi oltraggiato nel nome dell'amata principessa. Richiamato dal clamore crescente, entrò nel locale un drappello di guardie reali che, venuto a conoscenza del motivo della discussione, prese in custodia l'uomo e lo consegnò al primo ministro.
Quest'ultimo, sentito il racconto delle guardie, decise di ascoltare quanto aveva da dire lo straniero. Questi tirò fuori dalla sua sacca un meraviglioso petalo di una pianta sconosciuta, che emanava una luce mai vista che pareva trasformarsi in una melodia direttamente nei cuori dei presenti. Di forma delicata, appariva grande come una vela mentre un attimo dopo era contenuta nel palmo della mano dell'uomo. Affascinato dal prodigio, il primo ministro decise di far portare il petalo nella stanza della principessa, che, essendo notte fonda, dormiva profondamente nei suoi appartamenti.
All'alba il palazzo reale e la città intera furono svegliati dal canto della principessa che come rigenerata da nuove energie, passava di stanza in stanza svegliando i sudditi e seminando ordini e consigli subito eseguiti con gioia e alacrità da tutti quelli a cui erano diretti.
Da quel giorno il regno prosperò come non mai nei secoli precedenti e ancora oggi la principessa viene portata ad esempio di saggezza e onestà.
Lo straniero fu cercato la mattina stessa in ogni contrada ma di lui si erano completamente perse le tracce. Nessuno lo aveva visto uscire dalla città e alcuni mettevano in dubbio anche che fosse mai esistito.
Così finisce il racconto di ciò che sappiamo di ***.

* 2 Agosto 2006, dalle 01.57 alle 02.36. Troppo pignolo eh...?

lunedì 9 aprile 2007

giovedì 5 aprile 2007

lunedì 2 aprile 2007

Scudo




Quest'immagine è un'elaborazione di due disegni di un amico (www.leobertolino.com) e di foto prese da libri.

mercoledì 28 marzo 2007

Favola*

D: dai... raccontami qualcosa!!
LT: andiamo sul classico:

tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano...
D: dimmi dimmi
LT: una mamma disse alla figlia:
accatatille e portalo a nonneta... ma stai attenta al gufo
D: continua
LT: fu così che coppolillo rosso prese le borse della spesa e moccolando come un portuale di marsiglia prese il sentiero del bosco per andare dalla nonna.
D: dai dai
LT: essendo una libera professionista era tornata a casa molto tardi e quindi al momento della partenza stava calando già la notte.
D: chi era una libera professionista??
LT: coppolillo rosso
D: ah! continua
LT: faceva la corpivendola nel separé di un pianobar durante il giorno
D: dai dai
LT: dunque, dopo una dozzina di km cominciò a sentire strani rumori... gnip...gnip... gurulùùù... yappadì... yappadìììì....
D: e che era successo??
LT: erano gli animilli del bosco!
D: e poi?
LT: uno gnippolao delle more, un gurullino delle abetaie e uno yappolo del finocchietto
D: ah! li conosco bene......
LT: eh certo, specialmente i primi due a volte nidificano anche in città
D: continua il racconto..
LT: comunque coppolillo era stata messa in guardia dal gufo per cui non si curò di loro e bianca come un cencio proseguì per la sua strada
D: bene, giusto..
LT: purtroppo però, non lavandosi mai le orecchie per dormire di più la mattina non aveva sentito che oltre agli altri versi uno ben più lugubre faceva da sottofondo...
bruommmmmmmmmmmmmmmm......
era il tipico rumore delle fabbriche di spiridioni a carbonella, dove interi greggi di gufi si ritrovavano per giocare alla lippa
D: continua...
LT: sei andata a telefonare all'antidroga...?
D: no, sto aspettando che continui......
LT: ah
fu così che senza rendersene conto si ritrovò in una radura dove sorgeva una strana costruzione dall'aspetto minaccioso e dalla quale oltre al già menzionato suono proveniva un disgustoso odore di pasta alla nutella e vongole!
D: dai dai
LT: in pochi secondi si ritrovò circondata da decine di esseri vestiti di nero, con uno strano rigonfiamento sotto l'ascella sinistra e gli occhiali scuri, tant'è che andava a sbattere l'uno contro l'altro
D: e chi erano???
LT: erano i sorveglianti della fabbrica, che erano stati mandati a vedere chi stava passando di là
D: e perché il rigonfiamento sotto l'ascella??
LT: ma la pistola no? meno uno che l'aveva sostituita con un panino alla mortadella, cetriolini, capperi, acciughe, pomodorini, wurstel, mais, salame e funghetti
D: ah! capito!! certo un panino leggero leggero....
LT: eh sono mesi che gli dico di fare le analisi che aveva il polistirolo alto...
D: eh certo.... con il polistirolo non si scherza!!
e poi??
LT: due di loro, ripresisi dopo una vicendevole capocciata, riuscirono ad intimare l'altolà chicc'èqua a coppolillo
D: aspetta, faccio leggere dall'inizio a mia figlia
LT: o povero me...
D: ma che te fumi???mo lo voglio pure io!!!!! :D
LT: ecco...
D: però con la favoletta di coppolillo m'è venuto sonno.. 'notte! R.
continua la favola??
LT: notte
D: come notte???? e la finale???
LT: beh penso di sì
notte a R.!
D: e la finale?????? arriva????
LT: lì per lì coppolillo, per i noti problemi di orecchie non aveva sentito l'altolà, ma una randellata sul collo la fece fermare
D: poverinaaaaa
LT: due giorni dopo si riprese dalla botta e si ritrovò in una piccola stanza legata a una sedia
D: e chi c'era là??
LT: nella stanza erano accumulate le cose più strane: ferri da stiro a cucù, lettiere per formichieri, servizi di posate bucate per persone a dieta, stock di videocassette sulle partite della nazionale di badmingon...
D: cavoli..... e chi ci abitava??
LT: mentre cercava di rendersi conto della situazione che per altro le sembrava familiare, sentì oltre la porta una voce profonda e leggermente gracchiante che dava degli ordini:
D: ???
LT: svelti, aprite la porta che così la facciamo finita una volta per tutte!
D: !!!!!!
LT: dopo vari clangori e cigolii una lama di luce ferì l'oscurità e gli occhi della povera coppolillo che però riuscì a distinguere una forma gigantesca e pelosa che si faceva innanzi
D: dai! come finisce???
LT: Nonna! che kispios ci fai qui alla fabbrica???!!!
D: eheheheh!!
LT: la nonna, donna di antico stampo e di educazione ferrea stampò un manrovescio sul viso di coppolillo che svenne per altri due giorni
D: e poveretta!!!!!
LT: ritornata quindi nel locale il mercoledì successivo esordì dicendo Le domande le faccio io altrimenti la storia non finisce più e tu diventi più deficiente di quel che sei a furia di legnate
D: ahahahahah!!
troppo divertente!!!!! ma come fai ad inventarti 'ste cose????
LT: ecco...veramente...
:s
D: hai una fantasia incredibile.....
LT: :$
D: sei bravissimo!
LT: :$:$
meglio se continuo...
dunque...
D: no!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! devo andare a dormire!!!!!
LT: ah...
D: il seguito alla prossima puntata!!
LT: va bene
D: ricordati dove sei arrivato....... così continui!!
LT: come preferisce il mio amato pubblico!
D: clap! clap! clap!
LT: 'zie!
D: ma si figuri.......
LT: devo segnarmi cos'ho mangiato stasera...
D: ahahahaha!!!!!!
buona notte, per ora, e..... alla prossima puntata!!!!
LT: buonanotte anche a te! sogni d'oro!
D: grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ciao
LT: ciaooo

*15 settembre 2004, scritta via chat e quindi ho pensato di lasciare il dialogo. vogliate perdonare l'aver lasciato anche l'applauso finale e i commenti che però nella loro integralità giustificano l'interruzione del racconto. una sequela di puntini o di omissis sarebbe stata alquanto ridicola.

martedì 27 marzo 2007

lunedì 26 marzo 2007

York l'irrestringibile*

Laggiù nel Burundi fra palme e mattoni c’è sempre qualcuno che ascolta Baglioni. York non lo aveva mai sopportato, da buon pechinese preferiva gli ossi di seppia e fu per questo che decise di indagare a fondo. Messosi le pinne e sistemato il boccaglio si immerse in un sonno profondo otto metri, perché già a dieci l’impermeabilizzazione dell’orologio non avrebbe retto. Le sardine lo guardavano dalla padella come si guarda chi ha visto Savona con quella faccia un po’ così. Si svegliò che non aveva più sonno, e le Alpi erano alte nel cielo rosa del tramonto quando bel tempo si spera di no, che non piova, sennò non si può andare in campagna a coglier le olive. Speriamo, alla TV han detto che faceva bello, temperature in aumento, mari calmi o localmente Rossi, ci vediamo domattina alle settemmezza, poi si decide.
Era fin troppo chiaro che avevano cercato di fregarlo, ma lui non si sarebbe lasciato imbrogliare così impunemente, senza neanche dire “Hoplà!”. Lo disse infatti, ma non ottenne il successo sperato, e ciò determinò in lui una specie di sesto senso, un senso di polpa, come capita alle arance o ai limoni quando maturano. Non era chiaro il movente, ma era sicuro che se fosse riuscito a ricordarsi quel particolare che ora gli sfuggiva il caso sarebbe stato risotto. Magari ai funghi, che gli piacevano tanto, con molto formaggio, grazie. Ci sono! La tartaruga! Non era stata sempre lì. No, qualcuno l’aveva spostata apposta. Si alzò di tavola e corse fuori. Il locale esplose appena fu giunto nella strada.
Due giorni più tardi, ripresosi dallo choc che gli aveva paralizzato le efelidi e gli apolidi ricominciò le indagini su un contadino al di sopra di ogni soggetto, cosicché il costrutto risultava imperfetto, anche perché l’agricolo era trapassato, remoto parente della sarta di suo zio. Il maggiordomo era già in carcere, e quindi insospettabile, non restava altro che arrestare l’idraulico, peraltro all’ospedale a causa di una rovinosa caduta dei capelli. Anche se non era stato lui il braccio dell’operazione, aveva motivi a sufficienza per porsi a capo di un’organizzazione come quella che aveva operato il paziente. Dopo quindici ore di camera di consiglio indisse una conferenza stampa in cui confessò che effettivamente il suo golf non era nuovo ma lavato con Perlana. Il Vernellone perse così sedici punti in Wall Street e nove a Milano, con due goals di Platini. York intanto cominciò a sospettare che se una rondine non fa primavera, tantomeno può farla un geometra di Castglionfibocchi e quindi occorreva una decisione rapida e incolore. Pensò intensamente, con il corpo e con la mente, come se fosse lì… e infatti il colpevole era là e forse stava tramando contro di lui. Lo sorprese che ancora teneva il frullatore in mano, la maionese sparsa dappertutto, lo sguardo fisso nel vuoto. Non oppose resistenza, si fece portare là dove osano le aquile senza dire una parola, sapeva di aver perso!
La sera, davanti a un piatto fumante di broccoletti au fois gras, York ripensò in rapida successione agli ultimi avvenimenti dell’anno, ma non riuscì a trovare un nesso fra loro e il cammelliere abruzzese.

* Firenze, gen./feb. ’85

venerdì 23 marzo 2007

York e il coniglietto di Natale*

Erano le 21.30 del 31 dicembre mentre York vagava ramingo alla ricerca di Gringo in un boulevard di Santo Domingo arrancando nella neve che gli superava ormai le gengive arrossate dalla pasta del capitano. Non faceva così caldo dal Brumaio del ’68, quando ci fu la rivoluzione del Che, Dove e Perché, i terribili generali che instaurarono la dittatura di stampo mafioso che ancora oggi caratterizza la piccola repubblica socialista in occasione del bicentenario della nascita di Beniamino dos Santos y Felipe do Nassiminiento y So Mare de l’Annunciacion y Su Tipica and the Wailers, inventore della tavola calda. Anche York partecipò a quella cena, ma non prese le oropillas al jambo perché indigeste.
Cominciava a preoccuparsi, quando, dal buio della 18a, un grido squarciò le tenebre: “Aaaaooohiizzztatatataaabzzzrrbummm!” Non c’erano dubbi, qualcuno aveva rubato la marmellata di montagna di zia Marta!
Rapido come la colla York cominciò le indagini avendo già individuato la pista giusta. Si recò quindi a Le Mans, dove fu circuìto da una 24 ore in pelle nera e combinazione passava di lì Geroge H.Q. Smith, vecchio compagno di scuola di Henry J.A P. Lewis, ma siccome non conosceva nessuno dei due, non lo salutò. Dispiaciuto di ciò il benzinaio non gli diede i bollini del superconcorso “Sweety, Pinky, Littly Rabbit” (“Il Dolce Coniglietto Rosa”, n.d.t.). Molto arrabbiato con sé stesso, cominciò a cantare in yiddisch la storia di un giovane alto da qui a lì, abitante a Forlì, che faceva il mercante di piante amarante sul Poggio di Alice, gaudente e felice. Introdottosi furtivamente in una cabina telefonica consultò le pagine gialle, quelle rosse, quelle blù, infine decise di passare prima alla Standa dove avrebbe comprato tutto il necessario. Il maggiordomo se n’era appena andato, e con ciò non fece che acuire i suoi sospetti, e non ebbe troppo da fare per trovare il coltello ancora sporco di sangue sul tavolo e alcuni pezzi di intestini sparsi un po’ dovunque, tracce di lotta non ce n’erano, neanche sul retro della casa. Possibile dunque che non avesse opposto alcuna resistenza? Forse sapeva già che sarebbe successo? Comunque il profumo era buono, e anche a vederlo attraverso il vetro del forno aveva un bell’aspetto. No, non avrebbe rimproverato il vecchio Giovanni (di nome) Battista (di religione) solo perché aveva lasciato la cucina un po’ sporca. Del resto anche per lui era il primo dell’anno!

*Firenze, 31.12.84 - 2.1.85

giovedì 22 marzo 2007

York e il diploide nano*

Era un giovedì di domenica, York stava ancora dormendo. Da una settimana non chiudeva occhio, era riuscito a sgominare la banda del "Camillino Giallo", che da mesi terrorizzava la metropolitana di Olbia. D’altra parte laggiù nel West End anche i lampadari hanno orecchie e poteva essere pericoloso parlare nel sonno. Si alzò quindi come se nulla fosse, proprio mentre il latte stava per finire.
Stava camminando da due ore, il cielo si era fatto rosa, volgeva al tramonto, del pinguino nessuna traccia. Certo, nessuno può negare che le albicocche siano commestibili, ma... cosa centra tutto questo con il Rock’n’Roll? Niente, è solo un’impressione, forse falsa modestia, o magari miopia, resta il fatto che l’indiano ne era più che sicuro: qualcuno era volato nel nido del cuculo! John provò ad interrogare il portiere e l’ortolano, doveva essere uno di loro l’assassino, chi altro poteva aver lasciato quelle tracce di frappé di asparagi sul lavandino? Gli indizi erano pochi, i passi si facevano più vicini, il cuore batteva sempre più forte, la musica faceva stridere le orecchie, la gola si faceva secca, il tempo era bello, a parte la solita nebbia in Val Padana, Bolzano -2, Afragolese-Monopoli 0-1, ammonito Di Cloro e Acetato di Radicchio 37-12.....mmmhmmm......25, sì, la casa era quella. Entrò.
Buttò la pasta, ma si pentì subito di quel gesto, cosa avrebbe mangiato adesso? Zucchini? Prosciutto? Kiwi? O piuttosto sogliole fritte? Pagò in fretta, quasi si vergognasse, mettendo la bottiglia nella capiente tasca dei bermuda. Bel triangolo quello! Coi suoi lati sinuosi sdraiati al sole nell’immenso oceano Atlantico. Rimini è un po’ diversa, meno acqua forse, ma più gente. York non si era mai posto problemi di quel genere, per cui chiese consiglio al cinese. Ma neanche la più antica civiltà del mondo riuscì a scoprire quanti rubinetti ci volevano per riempire una vasca in ceramica che contenesse 237 litri di acqua all’ora in un’aiuola di 2 decametri quadrati con delle file di 8 gerani alternati ad un giardiniere filippino biondo. Quanto ha speso la mamma se le hanno dato 530,2 lire di resto? A che velocità andava la vettura B? Come stanno i Suoi? Non c’è male grazie. Beh, si è fatto tardi, devo andare. ArriverLa. ’derci.
Il mistero si stava infittendo, troppi particolari gli sfuggivano. Cercò di fare mente locale, ma come sempre il treno delle 0.2 era in ritardo. Scese dopo il viale c’è una piazza poi gira a destra dopo la seconda traversa saranno tre o quattro fermate. Come prima, o forse più di prima, se ciò non fosse banale, del pinguino nessuna traccia. Corse lungo il molo per circa quattrocento metri, l’acqua ormai gli arrivava alle ascelle e il suo incedere si era fatto più lento quasi dubbioso. D’un tratto tornò indietro, salì con l’ascensore fino all’attico, aprì la porta che dava sulla terrazza, si buttò a terra di fianco esplodendo contemporaneamente due colpi in rapida successione. Lo vide accasciarsi a terra lentamente, quasi sgonfiarsi, con quell’espressione ambigua e stupefatta che hanno gli eliopodi quando non sanno quello che fanno. Non si era sbagliato neanche stavolta, il traffico internazionale di pinne da sub faceva capo a quella specie di insalata russa che giaceva ai suoi piedi, e che fino a pochi attimi prima bridiolava ordini via radio. Scese in strada con aria tranquilla e rilassata, poteva tornare a casa, al resto avrebbe pensato il tenente Culliman, del 67° Ristretto di Polizia di N.Y.

*Firenze, dicembre 1984

mercoledì 21 marzo 2007

altro commento

http://calablog.splinder.com/post/11426714#comment-30882705

York il decappottabile

Mentre su Forlì calavano le prime ombre della sera, e a Cattolica era ancora notte, York passeggiava ansiosamente lungo il lungomare alla ricerca del tempo perduto. Sapeva bene che difficilmente lo avrebbe ritrovato là, nelle umide giornate di febbraio quando la luna fa chiocchiò e non c’è rosa senza spine, ma non per questo avrebbe rinunciato a leggere. Il cinese una volta ci aveva provato con un soufflé ma alto si levò un coro di proteste e gli stessi Afhaghistani* trovarono l’idea sconveniente.
Ormai era luglio e si era fatto tardi, le sei e quarantadue passate, il giovedì una cosa simile non è tollerabile neanche per un minollo delle Filipine. Il lattaio lo sapeva, era stato lui del resto l’esecutore materiale, se ne rendeva conto benissimo, ma York non aveva nessun diritto di trattarlo così solo perchè era brasiliano. Zia Marta lo aveva avvertito fin da piccolo di non dare ascolto a certa gente, "Meglio un gatto oggi che un frigorifero domani", diceva sempre, ma lui non riusciva a leggere fra le righe e pensò solo che trovare un idraulico a ferragosto è una cosa impensabile in un paese civilizzato.
York era là impassibile come un orologio svizzero quando è rotto, che lo guardi e non favella. Il silenzio gli penetrava fino alle costole giù per l’esofago come un tremito della mattina quando il gallo canta. Quando canta il gallo? Non lo so, probabilmente quando ne ha voglia o forse quando è sotto la doccia. Nulla faceva presagire quello che sarebbe successo di lì a poco e infatti non successe proprio niente. Il negro morì dopo tre giorni di agonia, senza lasciare neanche il testamento, il macellaio era quello che sapeva di più, ma negò fino all’ultimo respiro. York, non avendo ritrovato la bicicletta, tornò a casa a piedi che era ormai notte. Sua zia stava in pensiero e certo sarebbe successo qualcosa di peggio se il finlandese non avesse interrotto la lite. Le prime luci dell’alba cominciarono ad illuminare la città in un fioco tremolio di terrore.

* Non è un errore, è una citazione colta da un brano degli Squallor!

martedì 20 marzo 2007

York l'incostruttibile*

Da molto tempo ormai la città non sentiva più parlare di lui, anche i suoi ammiratori, e non erano poi così tanti, cominciavano a pensare che fosse scomparso. Il sangue aveva ricominciato a scorrere, privo di quel freno che solo lui era riuscito ad imporre ad una civiltà rassegnata ad avere un corso incerto, priva come era di un destino sicuro. Anche il cinese aveva ricominciato i suoi traffici di criceti albanesi creando dal nulla una potentissima multinazionale che sfruttava i roditori nelle miniere di sale a Gubbio. Forse fu proprio questo che fece scattare la molla nella coscienza di York, non poteva sopportare un simile sopruso ai danni di quei poveri animali! Decise di agire subito, quella sera stessa, anche se era giovedì. Attese pazientemente 15 ore davanti al locale che il cinese amava frequentare, forse perché ne era il proprietario, forse perché vi si esibiva la nota spogliarellista Frou Frou de la Mayalle, una bruna caliente di origine genovese. Alle 7.50 della mattina seguente decise che il cinese non sarebbe arrivato e, dopo essersi fermato in un bar per comprare un francobollo, rientrò a casa. Il francobollo era falso, lo avrebbe visto anche un bambino muto, ma non aveva voglia di discutere con un barista a quell’ora della mattina, era troppo stanco, un giorno, forse, gliela avrebbe fatta pagare.

*Anche di questo titolo, non mi chidete spiegazioni, ero giovane...

lunedì 19 marzo 2007

York e la vedova nera*

Era una notte buia e tempestosa, le stelle cadevano a decine, forse per incuria, forse per distrazione. York vagava solingo e ramingo cercando l’assassino, ma di maggiordomi a giro non se ne vedevano. Da nove ore stava camminando lungo i docks del porto di Lambrate, dove neanche le jene hanno il coraggio di ridere. Il negro lo fissava intensamente con il corpo e con la mente, ma lui restava incorreggibile nella sua freddezza, non una parola, non un gesto. Avesse almeno avuto con sé il suo fedele Armaduk, con cui riusciva a parlare per ore senza essere mai interrotto. Che cane che era! Il gelato si era ormai sciolto per il troppo calore umano di una donna non più giovane, ma che si vedeva fin troppo bene che da giovane doveva essere stata brutta, e con l’alito pesante. Una jena provò timidamente a ridere fra sé e sé, ma senza rendersi conto di ciò che stava facendo. Tutto successe così all’improvviso che neanche York se ne rese conto: si ritrovò disteso sotto la biondazza che ormai non c’era più niente da fare se non subire passivamente. E subì! Le prime luci della notte stavano spegnendosi e York, più triste del solito, riprese il suo lento cammino per le strade di Forlì.

*Attenzione, rigorosamente VM18!, unico racconto a luci rosse di York.

giovedì 15 marzo 2007

commento a un blog

http://www.maxschiro.com/?p=153#comment-13116

martedì 13 marzo 2007

York l'incostituibile*

Era un tonno come tutti gli altri della sua razza, ma ormai non c’era più nulla da fare, così era e così sarebbe rimasto per tutta la sua vita, e forse anche per la mia. Mia zia invece non aveva mai giocato a bocce, e proprio per questo si iscrisse a un torneo di Lippa Thailandese. York era là anche lui, come sempre in quei momenti, in "quei" giorni, laggiù nel Far West, fra zebre e leoni, dove a cantare è sempre Baglioni. Priscilla non ne volle più sapere, ed anche ad usarle violenza non si sarebbe arrivati a niente di più, perché i cammellini di mare hanno le loro esigenze, e neanche un formichiere dello spazio può negargliele! Il lattaio all’angolo stava ormai chiudendo, il cinese guardò l’orologio e disse: "Son già l’otto! Mi son già lotto!". E se ne andò dove anche le lucertole lo fanno! Lei era già là, nuda come papà e mamma l’avevano fatta 78 mesi prima, senza una minima variazione all’ordine dei servizi, non un neo in più, non una sifilide in meno, tale e quale a suo cugino Ugo. Ugo era simpatico, peccato che morì dal ridere sotto un prisma a base quadrata di 9 cm. di Altezza, Sua Maestà! Il sole era già alto, gli uccelli vola volavolavola vanvolavola ovola a volavolavolavolavola lv tvol i volavo nelvola civolavo e vola lo vola b volavolavola l volavola ù volavolavola, volavolavola e York andò a letto perchè era stanco più che nell’estate del ’29! Che tempi quelli!

*Non venitemi a chiedere cosa vuol dire, non lo so.
ah, il testo è proprio scritto così, non è un difetto di visualizzazione del browser.

sabato 10 marzo 2007

La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l'estensione e la natura di questo cambiamento.
Per esempio ecco un astuccio di cartone che contiene la mia bottiglia d'inchiostro. Bisognerebbe provare a dire come la vedevo prima e come adesso la…
Ebbene! È un parallelepipedo rettangolo che si distacca su - È idiota. Non c'è nulla da dirne. Ecco quel che si deve evitare, non bisogna mettere dello strano dove non c'è nulla. Credo sia questo il pericolo, quando si tiene un diario: si esagera tutto, si sta in agguato, si forza continuamente la verità. D'altra parte son certo che da un momento all'altro - sia a proposito di questo astuccio che di qualsiasi altro oggetto - io posso ritrovare l'impressione dell'altro ieri. Devo star sempre all'erta altrimenti essa mi scivolerà ancora di tra le dita. Non bisogna… ma notare accuratamente e con i maggiori particolari tutto ciò che succede.
(J.P.Sartre, La nausea)
vale anche per le persone? perché una scatola resta una scatola, cambia la percezione, non l'oggetto in sé. mentre nel rapporto con una persona cambia lei stessa oltre a come la recepiamo noi. panta rei, non si fugge... e sono proprio le sfumature il pericolo, l'oggettività è bianco o nero, non grigio.

giovedì 8 marzo 2007

York il mattiniero

Era un tonno come tutti gli altri, ma, si sa, i cammellini di mare hanno un carattere troppo suscettibile per poterli interessare a certe cose. Specialmente York. Era stato in Vietnam, è vero, ma con tutto ciò era molto difficile scusarlo. Già nel ’53 aveva avuto una discussione di questo tipo con un geometra di Gubbio: fu ricoverato con 47 giorgi di riposo per calli alle mani, mentre York non riportò che qualche lieve escoriazione. Comunque quella volta il cinese c’era, e non avrebbe potuto fallire. Gli uccelli volavano alti nel cielo terso di Ostia, il vento soffiava leggero. Un brivido gli corse su per la schiena, gli occhi cominciarono a bruciargli, le guance erano ormai rosso sangue. Si udì un colpo in lontananza, dei passi svelti che facevano cigolare il selciato. Dalla nebbia sbucò John, la faccia che grondava sangue, le mani strette ancora in una morsa d’acciaio. Era troppo anche per un negro, ma nessuno se ne rese conto subito. Il maggiordomo confessò due mesi più tardi, ma non servì a molto, il carcere gli aveva segnato anche la faccia oltre all’anima, non sarebbe più stato in grado di giocare a tennis come vent’anni prima.

martedì 6 marzo 2007

lunedì 5 marzo 2007

Trailer (XFiles)

Molda: Non è bello ciò che stai dicendo, Schelli....
Schelli: Lo so, ma neanche tu sei poi questo granché.
M: Non puoi farmene una colpa, anche Schinna ora crede, solo tu ti rifiuti di accettare la realtà!
Dogga: Agente Molda, non le sembra di essere troppo duro nei suoi confronti?
M: Ho sempre avuto poca autostima, è vero, ma questo non la autorizza a non accettare che l'Unione Sovietica sia stata un'invenzione del governo americano. Documenti lo provano! Non comprarono solo l'Alaska, ma tutto il territorio fino alla Polonia. Solo creandosi un antagonista avrebbero potuto organizzare un mercato globale delle sorpresine Kinder senza dare nell'occhio. Poi, essendo ridicola una nazione senza abitanti, ordinarono ai giapponesi la razza dei supersoldati: bassi costi di gestione, garanzia illimitata e un sacco di punti fragola!
Reie: È vero Gion, l'hai visto coi tuo occhi!
S: Beh, non mi sembra il caso di generalizzare...
R: No, Schelli, non difenderlo... è ora che faccia i conti con la sua omosessualità!
S: ...Ma... ma Molda non è omosessuale! Uigliam è anche suo... o almeno credo... era così buio su quel treno....
D: Basta! Basta!!! Cerchiamo di essere razionali, per una volta, o questo pazzo ci farà credere che Schinna è il Grande Puffo.... sì, eh...? ....ma perché a me le circolari arrivano sempre con settimane di ritardo...?

Probabilmente 31.07.2002

venerdì 2 marzo 2007

York l'indivisibile

Era un formaggio come tutti gli altri e proprio per questo, forse, aveva attirato subito la sua attenzione. Se ne stava lì immoto, senza una morale ben precisa, senza un corrispettivo che potesse far pensare a quello che sarebbe successo di lì a poco. York era là, come sempre quando sta per succedere qualcosa di brutto. Priscilla stava suonando il mandolino a 19 corde elettrificate, in un angolo, come per gioco. I minolli erano assorti in un silenzio di tromba che pareva maggio. Ah, maggio, il bel maggio. Quanto è bello maggio quando è maggio. Aprile, no. Giorgio non si alzò quella mattina, ma neanche York ebbe mai il coraggio di rinfacciarglielo, neanche nel ’47, durante la Grande Colluttazione. Che tempi erano quelli. Tutto finì lì come era cominciato, senza che nessuno si fosse accorto di niente.

giovedì 1 marzo 2007

bei tempi quando scaldavo i banchi del liceo...

Il ritorno di York

Capitolo primo
Come tutte le altre mattine, York aveva dei seri problemi di forfora. Zio Fred lo aveva avvertito fin dal primo momento: non ti fidare delle vacche magre! E aveva ragione! Anni addietro infatti, a un altro formichiere dello spazio era successa una cosa tremenda: il cinese era lì, immobile nella sua bellezza, scrutando lontano all’orizzonte. A pochi metri le celesti praterie del cielo lo separavano da un sogno ambiguo, quasi come un film. Ad ovest niente di nuovo, si sa, ma anche i muri hanno orecchie. Tutto successe in un attimo, il tempo di una prosciutto e funghi.

Capitolo secondo
Il sole non sarebbe più stato quello di una volta, e John lo sapeva, era colpa sua e di Mary. Mary, ah Mary! Con quelle sue ascelle ben slanciate verso l’infinito... Ora solo lui poteva sapere che i netturbini di Ostia sono biondi, ma preferì tacere, pensando che il mondo non fosse pronto? Chi parla? No, è uscito. Sì, è tanto che è fuori, e non tornerà più senza il tuo aiuto. Tutto è stato inutile, a cominciare dal mandolino, che in questi casi è di sicuro effetto. Neanche un cervo lo avrebbe più risvegliato: del resto, se i carmelitani non fossero scalzi, chi lavorerebbe nei mobilifici di Cantù?

Capitolo terzo
Erano ormai 54 anni che York non vedeva sua figlia, l’aveva lasciata che entrava nel liceo, poi i fatti contingenti non li avevano più riuniti. Il filippino sapeva dunque dei cammellini di mare? O era solo una mossa astuta della Cia, il farlo credere? John non stava più nella pelle, ormai era primavera e tutti i serpenti la cambiano. Il Whisky era là, sulla tavola, in mezzo alla stanza, nessuno che avesse il coraggio di avvicinarlo. Certo rischiare un morso di certe bestie non fa piacere a nessuno, ma il tempo stringeva, e faceva un male della madonna. La dolce Mary fece come per dire qualcosa, ma tacque, muta anch’essa nel silenzioso sferragliare della metropolitana. Chi avrebbe colto i funghi quella sera? Ancora una volta la latteria aveva chiuso in anticipo e York sarebbe dovuto tornare a Forlì a piedi: ma, poteva un uomo nel suo stato giocare a scopa col morto? Sì, certo, l’unica speranza per il mondo era il suo cappello, ma questo cosa voleva dire, in fondo anche lui era solo una tinca e non gli si potevano addossare certe colpe. Intanto gli uccelli migravano ad ovest e i lama rumoreggiavano. È dunque questo il significato della vita? Siamo solo noi coscienti di ciò? Solo York poteva dirlo, ma tacque.

mercoledì 28 febbraio 2007

York l'inafferrabile*

Capitolo primo
Era una notte buia e tempestosa. York era lì, freddo come una roccia, duro e sprezzante come un tonno, non un gesto, non una parola. Forse perché era morto, ma anche da vivo si era sempre comportato così. Era fuggito di casa a 47 anni, ed era venuto qui, nel Bronx, dove neanche Pertini osa mettere piede. Da piccolo ebbe un’infanzia difficile, a 29 anni ricevette uno schiaffo da sua madre per un’aranciata e da allora non lo fece più. Neanche John lo aveva fatto più!, ma lui era negro**! Mentre il cinese, con la sua faccia un po’ così di chi ha visto Varese, mormorò: “Non passa giorgio che non succeda qualcosa di brutto quaggiù!”. E si riferiva a Forlì, d’estate, quann’e cchiove… E sì, la vita è strana, ma anche gli struzzi di mare lo fanno qualche volta!

Capitolo secondo
Brutta razza di animali gli struzzi, non ti puoi mai fidare di loro. Purtroppo per Mary, lei non lo sapeva, e la pagò cara! Già a sua nonna era successa la stessa cosa, con la differenza che lei era della Virginia. York intanto era sempre là, continuava a non muoversi, forse faceva finta, forse no, ma non si sa mai, i cammellini di mare non perdonano! Intanto l’orologeria era chiusa, e John non poteva più comprare il latte!

Capitolo terzo

Come può uno come York, il giovedì mattina, andare in Scandinavia in bicicletta! Infatti non lo fece, si fermò a Vimercate. Intanto Mary era sempre là ad aspettare Bartali, e non gli passava più; il sole stava tramontando, e le zebre erano sempre più a pois. Fu allora che John, raccogliendo tutte le forze che gli erano rimaste, disse: “Basta con tutti questi helzapoppi, da domani me ne vado a Riccione!”.

* Da York l’inafferrabile a York il decappottabile: Banne (TS), dic. ’83 - ott. ’84
** Ma ve lo devo spiegare un'altra volta?

martedì 27 febbraio 2007

(York Stories 2)*

Era un mattino di sole, l’aria era limpida e tersa e gli uccelli volavano alti nel cielo, le nuvole si rincorrevano veloci, i fulmini illuminavano la prateria a giorno. All’angolo della 5a strada John stava aspettando da più di un’ora. Forse sarebbe dovuto rimanere lì tutta la sera, ma non si preoccupava, era un negro!** Il cinese arrivò alle 5. Era molto stanco, non aveva camminato più così tanto dalla grande apodosi del ’51. Forse ciò che stava facendo era inutile, ma ormai doveva arrivare in fondo. Entrò nel contrabbando dei criceti tirolesi a 37 anni, dopo una triste epserienza in un’agenzia di viaggi. Non pensava certo di soffrire così, dover vivere in un mondo che non era il suo, figlio di una gelataia e di un geometra del catasto che non aveva mai conosciuto. Era troppo anche per un australiano, e così scappò di casa a 3 anni con una zia. Poi, sedici anni in Norvegia, otto in Argentina, nove in Egitto e ora qui, a Foggia, unico abitante di Chinatown, in via Antonio La Trippa.
Il suo autista si era fermato all’angolo fra la 6a e la 37a, nel 12o livello, pagina 15. La macchina blù era posteggiata lungo il marciapiede di fronte, il pinguino 7 metri più avanti, come stabilito. Cominciò a sudare, sapeva che non poteva sbagliare, la vita di molte tartarughe dipendeva da lui. Aprì la portiera, scattò in avanti. Poi uno sparo, la gente che accorreva a grappoli, il pinguino riverso sul marciapiede in una pozza di sangue, il negro era ormai scomparso. Quelli che erano accorsi cominciarono a gridare: “Prendetelo, è stato lui, l’ho visto io!”, “Eccolo, l’ho comprato io!”, “Dalli!”, “Ugooo!”. Una madre tirò un ceffone al figlio. Gli uccelli smisero di volare. Le nuvole si fermarono. Tutt’intorno fu il buio. Il silenzio. La fine.

* Senza titolo, scritto su un foglio datato 22.12.82. Anche qui York sembra non apparire…
** Vale la spiegazione del primo racconto, all'epoca si diceva ancora così.

lunedì 26 febbraio 2007

(York Stories)*

Era una notte buia e tempestosa, l’orologio della televisione batteva dodici rintocchi. In un vicolo assolato ma fresco si udirono dei passi striscianti venire avanti minacciosamente. UAIEIOAEEEEEHH! SPLAT! URGH! HI, HI! Lo Spiaccicatore solitario aveva colpito per la 16a volta! In capo a poche ore arrivò il tenente O’ Flaccighan che con grande intuizione fece arrestare il maggiordomo. Il movente era chiaro. Infatti laggiù nel Montana fra fiori e farfalle c’è sempre qualcuno che legge alle spalle. Era successo anche a John Smith, ma lui era un negro**. I due si incontrarono a mezzogiorno col cuoco, ma Rod non sapeva scrivere e il cinese lo sapeva. All’una era tutto finito, anche il pane, e fu così che Burt dovette tornare a casa a piedi. Quello era un giorno come tanti altri, ma pieno di quegli avvenimenti che illuminano le stanze, e voi potrete dire c’ero anch’io, anche se vi sarete distratti sul più bello. A casa sua tutti stavano aspettando Natale per farsi i regali. Erano ormai le 23.45, e l’attesa era tremenda. Sarebbe dovuto arrivare da tre ore, ma ancora non si vedeva. Tutti si misero gli occhiali, ma non lo videro lo stesso. Fu così che decisero di aspettare Pasquale. Lo avrebbero atteso laggiù nell’Arizona, dove se una chitarra suona tutti stanno a sentire. Anche Jo. Ma a lui non piacevano i sassofoni, preferiva le carte, e allora andava a sentir suonare quelle. Lo chiamavano Jo il Mastino. Quel giorno era cominciato male per lui. Avrebbe dovuto incontrare un re, anzi due, visto che erano gemelli siamesi. Come tutti i siamesi avevano gli occhi azzurri e il pelo fulvo, erano molto irrascibili ma non si staccavano mai ognuno dalla propria madre. Anche per questo non si erano mai visti, pur vivendo nella stessa città e avndo la stessa marca di televisione a colori con telecomando. Neanche lui sarebbe riuscito a vederli, perché morirono a distanza di 16 anni l’uno dall’altro, uno a 95 anni, l’altro a 79. Avevano vissuto nello stesso palazzo di un bambino piccino piccino, ma così piccino che nessuno si era accorto che era nato. Un giorno il bambino piccino piccino fu schiacciato da un 43 pianta larga in camoscio verde interno cuoio quadrivani doppi servizi con riscaldamento centrale garage e ascensore, targato Olbia, ma nessuno si accorse di nulla. Fu così che il bambino piccino piccino visse e morì senza che nessuno si accorgesse di niente.

* Senza titolo e senza data (forse fine 1982), è probabilmente il primo racconto di York, dove York stesso non appare!
**All'epoca si diceva così, non era politicamente scorretto…