mercoledì 29 aprile 2009

…con una lunga veste blu, su un nero destriero, al trotto veloce in un bosco… 58

1/4 Astronomy Domine (Ummagumma Live-1969)
http://www.youtube.com/watch?v=By8irCD8AtI

Thönet riaprì gli occhi e una luce violenta quasi lo accecò facendolo gemere per il dolore. Provò a girarsi su un fianco puntellandosi con un braccio nel fango per cercare di risollevarsi. Scivolò malamente. Mise allora una mano nella melma cercando di piantare le unghie nel terreno riuscendo a fatica a mettersi in ginocchio. La terra cominciò a sussultare.

Garthalothep aveva ordinato a due orchi di non lasciarlo alzare, fiaccandolo nel fisico mentre lui gli sconvolgeva la mente. Si avvicinarono inesorabilmente e il primo lo colpì a mani nude in mezzo alla schiena facendolo ripiombare nella pozzanghera. Nel frattempo il trono umano si compose e le schiave arrivarono una ad una intorno a lui come per aiutarlo a rialzarsi. Ma il tocco delle loro mani risultò un groviglio di alghe viscide e marcescenti che lo avvolsero bruciandogli la pelle.

«Non preoccuparti, bambino mio, ci pensa la tua Violet a farti passare il dolore…». Quindi con le labbra gli percorse il collo e già stava sentendo sollievo quando la lingua percorrendo il suo petto vi tracciò un solco ribollente con la saliva acida. L'amata adesso aveva due becchi che gli strappavano i capezzoli, serpenti fra i capelli sputavano bava e gli occhi vacui parlavano di morte invece che di passione, quindi si dissolse.

Un nuovo tentativo di rialzarsi fu represso con un calcio a una spalla. Thönet non riusciva più a distinguere il dolore fisico reale dalle allucinazioni provocate nella sua mente.

Ora si vedeva disarmato, la spalla destra slogata, steso a terra sotto un cavallo morto, mentre Lotario si apprestava a caricarlo con una mazza ferrata. Colpito al petto vide sprigionarsi delle fiamme che lo avvolsero in un attimo. Si rotolò urlando, inghiottì del fango, tossì e sputò. Mastro Berlucco, inginocchiato al suo fianco gli porse una fiaschetta: «Bevi, senti com'è buono questo Ceberlot Sauvignac Château-Poisonette… bevi, fa resuscitare anche i morti… ahahahah!!!» e mentre diceva così al cantiniere si cominciò a staccare la pelle a brandelli, i muscoli si sfaldarono facendo apparire le nude ossa che mandarono lampi di biancore.

E quindi vide la cuoca del castello con dei coltellacci in mano pronta a macellarlo sotto la guida di Kemal: «Vedi mia cara, come sta scritto nel "De abomaso Florentiae modus còcere", è assolutamente necessario sezionare all'altezza dello sterno per poi aprire la cassa toracica secondo la tecnica detta della "volpe che si introduce di notte nel pollaio". Alza la veste che ti faccio vedere come si fa…». La gonna sollevata ricoprì la testa di Thönet che piombò nell'oscurità e si sentì colpire da spilloni al volto. Il dolore lo fece urlare e dimenare per cercare di strapparsi il panno che lo copriva e fu così che finì per stringere fra le mani il manufatto di pietra forata donatogli da Violet.

Immediatamente fu come se intorno a lui si fosse venuta a creare una barriera. Si rese conto di essere seduto sul terreno ma all'asciutto, sul fondo della grotta Garthalothep stava bevendo vino da una coppa sempre adagiato sul suo trono di carne viva. Per il resto, intorno a lui, fuori dallo schermo protettivo, si svolgeva una raccapricciante danza di ombre ed esseri mostruosi fatti di ammassi di energia che si riplasmavano a piacimento del sovrano degli abissi rocciosi. Niente sembrava poter scalfire il suo rifugio e con tutta probabilità dall'esterno non si erano accorti di nulla, visto che i due orchi erano immobili come statue ai suoi fianchi senza far nulla per risbatterlo giù.

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